Oggi, 112 anni fa nasceva la Divina, misteriosa e riservata, Greta Garbo

Greta Garbo

A 112 anni dalla nascita, Zon.it vuol far rivivere la carriera dell’indimenticabile Greta Garbo. Fellini di lei disse: “la fondatrice d’un ordine religioso chiamato cinema”

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Con Greta Garbo nasce una delle più importanti icone della Old Hollywood, una Diva che conosciuta prima come Lovisa Gustaffson, proveniente da una povera famiglia fino a diventare nel giro di pochi anni l’attrice più famosa degli anni ’30, tra le poche ad aver avuto uno straordinario successo sia durante l’epoca del cinema muto, sia durante i primi anni del sonoro.

Le umili origini

Nata a Södermalm, un quartiere popolare di Stoccolma, nel 1905. Suo padre, Karl Alfred Gustafsson, un netturbino, la madre, Anna Lovisa Karlsson. Ancora quindicenne, alla morte del padre, abbandonò la scuola per contribuire al sostentamento della famiglia come commessa presso i famosi grandi magazzini di Stoccolma. Fu notata per la sua avvenenza e le fu chiesto di posare come modella e successivamente e di apparire in due brevi cortometraggi pubblicitari.

La leggenda di Gösta Berling – il successo negli States con il muto

Con il regista finnico Mauritz Stiller, Greta Garbo stringe un grande rapporto. Per lei Stiller diventa il suo primo mentore e, soprattutto, il suo primo regista. Da qui inizia la storia di Greta, ora Garbo, dopo aver fatto espressamente richiesta al Ministero. Il cognome si ispira a quello di  Bethlen Gábor, sovrano ungherese del XVII secolo.

La leggenda di Gösta Berling è la prima importante pellicola in cui figura la Garbo. Il film è apprezzato dal pubblico finlandese, molto meno dalla critica. Stiller decise quindi di presentarlo anche in Germania dove ottiene un successo eccezionale. Inizia così l’ascesa di Greta Garbo.

Poster del film Il Torrente

Immediatamente dopo viene ingaggiata per La via senza gioia (1925), pellicola che si rivelerà un classico della cinematografia e che consentirà a Garbo il lancio verso il futuro hollywoodiano. Il primo lavoro oltreoceano non vede però in cabina di regia Stiller, bensì da Monta Bell ne Il Torrente (1926). Il film non ottiene il successo sperato, ma il pubblico statunitense inizia a puntare i suoi occhi su quella nuova meravigliosa attrice venuta dal Nord Europa. Per lei, si dice che abbia fatto carte false anche Irving Grant Thalbergtra i più grandi produttori cinematografici della prima parte del secolo scorso.

Tuttavia in questo periodo si inizia a conoscere la vera essenza e personalità della Garbo, un carattere malinconico e solitario, di certo non tipico dell’attrice hollywoodiana. Viveva di alti e bassi: scrisse spesso agli amici in terra natia di sentirsi sola e infastidita dal clamore della celebrità, dalle incursioni di giornalisti e fotografi nella sua vita privata, e scontenta dei suoi primi film girati nel 1926 nel Pantheon del cinema , La tentatrice e Donna fatale, in cui ricopre parti di femme fatale.

Dal 1927 al 1937 interpretò una ventina di film, sempre nei panni di seduttrice. La Garbo iniziò a pretendere che William H. Daniels, direttore della fotografia fosse sempre presente nei film in cui lavorava per garantirle una buona riuscita sullo schermo. Iniziò ad avanzare anche altre pretese: non voleva visitatori sul set e pretendeva dei paravento per non essere disturbata dalle maestranze. Iniziò anche a chiedere un salario più alto ad ogni nuovo film.

La sua egemonia ad Hollywood

Greta Garbo in Anna Christie

Tanti attrici e attori hanno mancato il passaggio dal cinema muto al sonoro, altri sono stati schiacciati dall’insuccesso. La paura dei produttori era perdere la star che garantiva i maggiori incassi per via di un accento non statunitense. Tuttavia, in Anna Christie (1930), Greta Garbo “parla” per la prima volta in una pellicola. La sua prima battuta fu “Gimme a whisky, ginger ale on the side, and don’t be stingy, baby!” e dimostrò quanto l’attrice emanasse un glamour inconfondibile ed emozionante, impreziosito da una recitazione assolutamente espressiva ricca di tante sfumature.

La Garbo era inoltre molto chiacchierata, dopotutto era la star del momento. Si è detto molto sulla sua presunta idiosincrasia a girare in presenza di persone non strettamente qualificate, la stampa aveva studiato, anche in modo piuttosto accanito, le sue tendenze sessuali e i rapporti interpersonali della Garbo, che per i fotoreporter era possibile immortalare solo di sfuggita.

Sulle copertine rosa arrivò anche la storia d’amore, che la Garbo ebbe con l’attore americano John Gilbert, una delle più importanti stelle del cinema muto. Nonostante sinceramente legata a lui, l’attrice non esitò a lasciarlo quando questi le chiese di sposarlo. Greta Gabro era indipendente ed autonoma, non desiderava unirsi a nessuno, principio a cui tenne fede per tutta la vita. Già da quegli anni emersero le prime testimonianze circa la bisessualità dell’attrice.

Attrice versatile, donna imperturbabile

Greta Garbo visse il periodo della maturazione artistica con il passaggio da femme fatale a interpretazioni camaleontiche: spia, regina del doppio gioco, assassina, aristocratica, moglie infedele, cortigiana e prostituta. Il suo orizzonte artistico era così ampio che non poté non essere considerata la miglior attrice dell’ultimo ventennioErnst Lubitsch vide in lei ulteriori potenzialità e ne fece la protagonista di un’esilarante commedia, Ninotchka (1939) in cui la , per la prima volta sullo schermo, la si vide ridere (il film venne infatti lanciato con lo slogan “Garbo laughs”).

Dopo la delusione per il clamoroso insuccesso del film Non tradirmi con me (1941), a soli 36 anni Garbo decise di ritirarsi definitivamente dalle scene e per il resto della sua esistenza. L’ormai ex attrice sfuggì sempre alla notorietà, invano i produttori la contattavano per ingaggiarla. Tuttavia, sembrò che a Hollywood mancasse quell’attrice così talentuosa e tormentata che, grazie anche alla nomina come migliore attrice dei primi cinquant’anni del secolo per la rivista Variety, nel 1955, durante la 27esima edizione degli Academy Awards, le fu consegnato il premio Oscar alla carriera.

Il mito della fata severa

Dal ritiro dalle scene fino alla morte, avvenuta al Medical Center di Manhattan nel 1990, l’attrice condusse una vita assolutamente riservata, cercando il più possibile di evitare giornalisti e fotoreporter.

La Garbo appartiene al mito e all’immaginario collettivo: la prima star ed icona hollywoodiana contro quello star system dal quale aveva sempre preso le distanze. Le parole di Federico Fellini non possono che impreziosire e rendere omaggio ad una delle più grandi attrici di sempre che – la definì – una fata severa: la fondatrice d’un ordine religioso chiamato cinema.

Chissà quanto ha perso il cinema mondiale, dopo il suo addio alle scene. Non lo sapremo mai, purtroppo.

Ripercorriamo così alcuni dei momenti più importanti della straordinaria carriera di un’attrice senza tempo.

L’inizio del mito –  Cavalieri di Ekebù (1924)

Una scena che ha dello storico: “Garbo talks” in Anna Christie (1930)

Ma, forse, ancora più storico è lo slogan “Garbo laughs” in Ninotchka (1939)

L’ultima indimenticabile apparizione di Greta Garbo in Non tradirmi con me (1941)

 

 

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