Bataclan, il 13 novembre parigino e i volti delle vittime

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13 novembre Parigino e i volti delle vittime del Bataclan – Le storie spezzate di chi non ce l’ha fatta

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Parlare di quella notte non è facile, non sarà mai più facile per tutta la popolazione francese ed europea.

Il 13 novembre 2015 ha messo un punto all’Europa come l’abbiamo sempre conosciuta e ricordata oltre ad aver posto la parola “fine” a parecchi segreti e convinzioni tutte Occidentali.

L’Isis l’abbiamo creato noi, dicono, è il nostro Frankenstein armato e addestrato da chi voleva giostrarlo per tutt’altri fini fino a quando non si è rivolto contro il suo stesso creatore occidentale.

La guerra di religione è solo un’altra scusa dietro al quale nascondersi per non dire cosa c’è di più o per ignorare le vere questioni di contesa fra le due parti.

Un giorno, probabilmente, sarà la storia a riconoscere al nostro tempo quanto le differenze religiose fossero soltanto un pretesto per giustificare altra rabbia.

Quello che forse non ritroveremo mai più scritto, sono i nomi delle vittime di questa notte di Novembre, perché la storia ricorda solo quello che vuole o quello che può.

Fra qualche anno, i nomi degli 83 giovani morti durante l’attacco al Bataclan nessuno li ricorderà più. Le 129 vittime di Parigi non hanno nome, né volto, perché come in ogni guerra, le vittime sono soltanto dei Signor Nessuno.

Nessuno. Era Nessuno Alexander Nick, 41 anni, inglese, morto mentre lavorava all’interno del locale? Era Nessuno mentre due terroristi gli hanno scaricato addosso una raffica di proiettili soltanto perché lo avevano visto muoversi? Era Nessuno mentre moriva fra le braccia di un’amica e mentre la sua fidanzata, Polina Buckley, chiedeva disperatamente aiuto su internet per avere notizie del suo fidanzato?

Bataclan, il 13 novembre parigino e i volti delle vittime
Bataclan, il 13 novembre parigino e i volti delle vittime

Anche Ayad Thomas, che si trovava al Bataclan per lavoro, non avrà più un volto, esattamente come Ben Khalifa Saadi Halima e Ben Khalifa Saadi Houda, due giovani tunisine di 35 anni e ancora Benmbarek Mohamed Amine, Boulanger Quentin, Bouffard Maxime, tecnico audiovisivo,  Breuil Elodie, Calciu Ciprian, libero professionista romeno di 32 anni, Classeau Nicolas, Correia Precilia,  il giornalista Decherf Guillaume B., Delplace ElsaDe Peretti Aurélie, Diakite Asta, cugina del giocatore della nazionale francese Lassana Diarra, Dogan Elif, belga, morta con il compagno Milko Jozic,  DuBois FabriceDymarski MathiasFerey GermainGarrido Juan Gonzalez, Gil James MichelleGiroud MathieuGonzález Juan Alberto, Gonzalez Nohemi, 20 anni, studentessa della California State University, Hoche MathieuHoud DjamilaJaimez Michelli Gil,  Jozic Milko, ingegnere, è morto con la compagna Elif Dogan, Lausch MarieMauduit Cedric,Mosser Marie,  Perez Manu, anche loro lavoravano per la casa discografica Universal, Prevost FrancoisPrenat Caroline,  Ribet Valentin, promettente avvocato penalista di 26 anni, San Martin Patricia,nipote dell’ambasciatore Ricardo Nunez, Sahbi Kheireddine e Salines Lola.

Dimenticheremo forse la storia anche di Valeria Solesin, 28 anni, dottoranda della Sorbona, ormai di adozione Francese da quattro anni. 

Tutti questi giovani e giovanissimi morti all’interno di un locale, in un venerdì sera come tanti altri in cui avrebbero dovuto lavorare o divertirsi.

Persone che non passeranno alla storia con addosso una razza, una religione o un credo politico.

Semplicemente persone, a volte dimentichiamo il significato di queste parole.

A volte fare informazione diventa più difficile, perché non c’è molto da dire, non ci sono colpe da dare a qualcuno con estrema sicurezza.

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