Adultescenti: generazioni che non esistono

Adultescenti: il termine inscritto dal 2013 nei dizionari descrive una generazione che nasce, vive e (non) si evolve

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Gli Adultescenti delineano la società odierna, ufficialmente individuati dal 2013 ad oggi. Se si parla di generazioni, è chiaro che la netta e antica divisione fra adolescenza ed età adulta non esiste più. Non può esistere, forse, perché si ci trova in una situazione che più che di “crisi di valori”, potrebbe esser definita semplicemente di transizione. Il mondo è cambiato, ma si fa ancora un po’ fatica a rendersene conto e a saper gestire tutto questo.

Si parla in questo caso di “adultescenti”, ossia adulti con comportamenti da teenagers, che cambiano anche seguendo le tendenze giovani del momento. Non è chiaro se il fenomeno possa effettivamente delinearsi come completamente negativo o positivo, certo è che se da una parte risulta forte il senso di empatia fra persone di una generazione e l’altra, dall’altra è molto più difficile per i veri adolescenti crescere e diventare dei veri adulti. 

Uscire dall’infanzia tanto in fretta non è positivo, certo, soprattutto se si finisce per evitare comunque le responsabilità prendendosi soltanto i vantaggi del crescere. Più di tutti i fenomeni è questo quello che realmente impedisce ad entrambe le generazioni di evolversi, relegando sia l’adolescente che l’adulto in un limbo che potrebbe essere riassunto con l’espressione “forever young”. Ormai è certificato che l’adolescenza non è più soltanto una fase della vita, ma una vera e propria mentalità che quindi non ha alcun metro di misurazione cronologico. Se tutto questo da una parte può esser positivo per quello che riguarda lo “svecchiamento” delle mentalità e una certa dose di intraprendenza che non guasta mai, dall’altra le insicurezze e i tentennamenti vengono così conservati, qualche volta anche romanticizzati e coccolati. Siamo tutti insicuri, questa si delinea come una sorta di costante della vita, ma qualche volta sarebbe anche giusto mettere da parte quest’idea e prendere una posizione responsabile.

Adultescenti: generazioni che non esistono

La questione più astiosa, se così si vuol definirla, è quella dei genitori amici dei figli. Detta così, sembra una cosa bellissima, forse lo è, ma alcune volte è il caso di uscire dal ruolo di amico per impartire un sano (e normale) “no”. E’ come se i “no” dei genitori, ultimamente, tendessero a concentrarsi sugli argomenti sbagliati e al momento sbagliato.  E’ anche vero però che i riti di passaggio non esistono più e potrebbe davvero sembrare una di quelle frasi stereotipate come la celebre “non esistono le mezze stagioni”, ma ragionandoci la realtà si prospetta davvero così. I riti di passaggio non esistono più, insieme alle mezze stagioni (della vita, in questo caso). Il lavoro non è più fisso, o almeno non lo è quasi mai; i matrimoni non durano e la novità non sussiste, la storia dei matrimoni che non durano è vecchia come il nostro mondo e i figli sono sempre più simili agli adulti, forse a volte anche più esperti di loro. Dal punto di vista pedagogico, quest’assenza di tappe da segnare è proprio la causa dell’assottigliarsi della differenza di conoscenze fra l’adulto e il ragazzo. Basta dire che a volte i ragazzi sanno molto di più dei loro padri o delle loro madri, a volte guardano anche più lontano. Forse non è il paragone più efficace, perché prerogativa dei giovani sarebbe avere quel pizzico di intraprendenza in più. Guardandola dal punto di vista del rovesciamento dell’idea dell’età adulta come disincanto, rassegnazione e stanchezza, forse quest’eterna giovinezza non è un male. Con la facoltà di non arrendersi, però, arrivano anche le responsabilità e la consapevolezza di quello che si sta facendo, fino ad allora il non arrendersi alla vita potrebbe essere tranquillamente un illudersi.

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