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Allattamento in pubblico, ciò di cui si nutre la moralità ipocrita

In un Ufficio Postale di Biella è stato proibito ad una madre l’allattamento al seno di suo figlio. Morale ed ipocrisia che succhiano dalla società, senza tutela legale

Allattamento al seno proibito in un Ufficio Postale di Biella. Dopo che la giovane mamma ha sbrigato tutte le procedure per lo svolgimento di un servizio, il suo piccolo si sveglia e reclama il suo sacrosanto diritto ad essere sfamato.

A nulla servono le precauzioni per non disturbare gli utenti, e neppure la richiesta di appartarsi in un bagno al personale ed alla direttrice che, per tutta risposta, chiama il direttore, il quale le sciorina una sfilza di inconcepibili divieti applicati in quel luogo, oltre a quello di allattare. Difatti è consentito solo con il biberon. 

L’allattamento al seno è un nutrimento naturale e indispensabile per la cresciuta corretta di neonati e neonate, oltre che un modo straordinario di cementare il legame con la madre. Una scelta non solo consigliata da tutti i pediatri, ma addirittura dalla OMS. Non esiste infatti alcuna normativa che impedisca alle mamme di allattare in pubblico.

Solidarietà persino dalla ministra Marianna Madia che, attraverso un tweet, ha espresso ferma intenzione di emanare una direttiva contro i divieti di allattamento in pubblico.

Questo episodio increscioso ed umiliante, che ha scatenato una flash mob in quello stesso ufficio martedì 31 gennaio, porta a far pensare che quel progresso culturale tanto millantato in questi anni in realtà è lontano anni luce dalla sua realizzazione. Come può definirsi emancipata una società in cui viene impedito un diritto basilare per l’essere umano?

Considerazioni culturali sul ruolo della donna

Una società in cui l’oggettivazione del corpo femminile fa passare la donna prima al setaccio della libidine, e poi del tabu e del giudizio infamante, il seno viene visto unicamente nella sfumatura erotica, come grido di ostentazione della sessualità che un falso puritanesimo cerca di mettere a tacere. Ci si dimentica, forse, che la sua funzione primaria è quella di alimentare la prole?

Il si fa ma non si dice è il tacito accordo per condannare pur continuando a godere dei benefici. La legge dell’ipocrisia sentenzia sul bisogno primario di un figlio e sulla circostanza dell’allattamento perché se tutti lo facessero sul loro di appropriarsi del corpo femminile provocherebbero un conflitto d’interessi senza precedenti.

Non solo in molti casi lo stereotipo impone alla donna di metterli al mondo perché non sarebbe completa, ma poi la mette alla gogna se svolge il suo dovere.  Cosa può esserci di peggio, per una madre, dell’impedimento di prendersi cura dei figli per una morale perversa e contraddittoria?

Siamo in una società in cui i diritti fondamentali non vengono garantiti dal buon senso delle persone, ma deve pensarci la Legge (quella che “è uguale per tutti”), e perciò diventa il riflesso del grottesco paradosso umano. E per crescere certi umani, purtroppo, bisogna allattarli.

 

 

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About Grazia De Gennaro

Grazia De Gennaro
Classe 1987, si è laureata in Sociologia presso l’Università degli Studi di Salerno, conseguendo la laurea di Primo Livello. Ha poi ottenuto una certificazione di frequenza per il corso di addetto/responsabile Ufficio Stampa, acquisita presso Salerno Formazione. Ha partecipato a diversi concorsi letterari tra cui quello dell'estate 2015, che le è valso un Primo Premio. I suoi interessi sono Arte e cultura in genere, ed è un'attivista femminista e sostenitrice dei diritti LGBTIQ ,Il suo sogno nel cassetto è diventare giornalista e scrittrice.

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