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Alternativa popolare

Alternativa popolare, la svolta bipartisan di Angelino Alfano

Alternativa popolare sostituisce Ncd nello spettro partitico italiano. La svolta centrista degli alfaniani, però, rivela la vera strategia del nuovo soggetto di “centro-destra-sinistra”

La destrutturazione partitica cominciata nel 2007, con la successiva nascita di Pd e Pdl, si fondava sul preciso obiettivo di “semplificare” il sistema partitico italiano attraverso la riduzione delle sigle presenti.

Le esperienze di solidarietà nazionale dei successivi anni, però, hanno permesso un ulteriore cambio a questo tipo di modello che, in virtù dell’assenza di una chiara contrapposizione tra schieramenti differenti, ha permesso l’emergere di strutture sostanzialmente ibride dalle infinite possibilità di collocazione politica.

E’ questo il caso di Alternativa popolare, nuovo soggetto nato dalle ceneri di Ncd e presentato proprio come un’organizzazione per tutte le stagioni.

Come dichiarato dal Ministro degli Esteri, l’organismo si pone al centro dell’attuale sistema dei partiti e, sfruttando la matrice proporzionalista in voga nell’ultimo periodo, cercherà in ogni modo di porsi come soggetto privilegiato per alleanze post-elettorali.

Alternativa popolare

La nascita di Alternativa popolare, però, porta alla luce una serie di elementi che mettono in chiaro quale sia la vera strategia messa in atto dagli ex forzisti.

In primo luogo, sfruttando le crisi dei maggiori partiti di centro-destra e centro-sinistra, Alternativa popolare si presenta come ago della bilancia in caso di ulteriori fasi di parità elettorale.

In pratica, data la quasi certa impossibilità di formazioni di maggioranze forti dettata da incertezze sulle regole elettorali, il gruppo degli alfaniani si pone come sponda a qualsiasi tipo di governo in difficoltà.

Attraverso questa “astuta” strategia, gli ex Ncd più che gareggiare per amministrare il Paese, si mostreranno come coloro che, in caso di necessità, saranno a disposizione dell’uno o dell’altro schieramento, al di là degli specifici programmi presentati.

Se questo primo dato appare abbastanza scontato, anche a seguito delle dichiarazioni dello stesso Alfano durante la presentazione del movimento, ciò che emerge accanto ha il sapore di una vera e propria virata politica che mira a non dare nell’occhio nell’intricato sistema dei partiti.

In sostanza, qualora dovesse servire l’ennesimo appoggio ad un governo di centro-sinistra, non si renderebbe, immediatamente, chiaro l’accordo fra centro-destra e centro-sinistra ma risulterebbe esclusivamente un accordo fra un gruppo centrista ed uno di centro-sinistra.

In questa specifica occasione, quindi, si farebbe fatica a gridare all’ “inciucio” ma verrebbe fuori il senso di responsabilità di un gruppo sostanzialmente neutro nei confronti di un alleato in difficoltà.

Infine, l’approdo al centro garantirebbe anche maggiore possibilità di movimento all’interno di una coalizione, in quanto il soggetto verrebbe inteso non più come un corpo totalmente estraneo ad un tipo di tradizione ma come una “quota” che, pur in parziale contraddizione, rientrerebbe facilmente nei piani di tutti.

 

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