“Bar Toletti. Così ho sfidato Facebook”: è il libro di Marino Bartoletti

Bar Toletti. Così ho sfidato Facebook

“Bar Toletti. Così ho sfidato Facebook” è il nuovo libro di Marino Bartoletti. Ha l’aspetto di un avvincente Zibaldone, nato quasi inconsapevolmente, alle spalle del suo stesso autore

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“Bar Toletti. Così ho sfidato Facebook” è un salotto sfizioso in cui il racconto del reale si interseca con il disincanto. In questa dimensione pressappoco ideale, musica e sport vanno a braccetto e la cronaca sorseggia beffarda una tazza di caffè dal sapore audace.

Quando Marino Bartoletti ha iniziato a condividere con l’attento e a tratti spietato pubblico del web, impressioni personali e porzioni di passate reminiscenze da affermato giornalista sportivo e ponderato cultore musicale, non si aspettava certo di metter su i primi mattoncini di un progetto editoriale tanto inatteso, quanto azzeccato.

Oggi quello che doveva essere un tentativo di riuscita, una sfida, si è trasformato in un incredibile successo di tiratura, giunto a sorpresa alla seconda ristampa e in corsa verso la terza. Vuoi la giusta intuizione di un intraprendente editore (Minerva), vuoi un pizzico di fortuna, vuoi l’incredibile seguito di cui vanta Marino, fatto sta che il “Bar Toletti” ha preso fisicamente forma e pagina dopo pagina ha iniziato un processo di traslazione: dallo schermo allo scritto.

“Bar Toletti. Così ho sfidato Facebook”. Copertina

Alla base del “Bar Toletti” orbita e prolifera un’idea che è di una semplicità unica ed è in questa concitata trovata che accade la meraviglia. Quella di mettere nero su bianco una parte di patrimonio visivo e visionario appartenente ad uno dei padri del giornalismo nostrano giocato alla maniera “tradizionale”.

Nel meccanismo di condivisione utilizzato da Bartoletti, il lettore abbandona i rigidi schemi dettati dalla tipica pignoleria da social che da sempre elegge a massime due caratteristiche imprescindibili: celerità e sintesi, per farsi trasportare dai post “fuori misura” di Marino che svela la vera rivoluzione di quest’opera: beffare la fugacità della rete ricorrendo ad una scrittura da editoriale cartaceo.

La particolarità che scova l’ago nel pagliaio è proprio questa, l’utente-lettore accetta l’eccezione e la conferma, e si abbandona allo spoglio di frammenti digitali, generati certamente non a raffica, ma click dopo click, da un signore per bene, dallo sguardo furbetto e l’aria un po’ guascona. Un professionista dai folti baffi scuri, divenuti nel tempo, della sua persona, elemento distintivo ed identificativo, oltre che evocativo.

Apparentemente scollegato, in “Bar Toletti. Così ho sfidato Facebook” non c’è una vera e propria trama portante, ma una successione di narrazioni che nel mese e nell’anno riportano un dato evento, un avvenimento, un anniversario, un ricordo. Figurativamente, si potrebbe dire che il libro ha l’aspetto di un avvincente Zibaldone, nato quasi inconsapevolmente, alle spalle del suo stesso autore.

Alex Zanardi cosa ha a che fare con Bob Dylan? Non c’entra mica Niki Lauda con Battisti, tantomeno fanno il paio Pantani con John Lennon. Tutto vero, fino a prova contraria, del resto al “Bar Toletti” le opinioni servono il conto, ma sono i punti di vista a saldare.

 

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