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Broadchurch

Broadchurch ci insegna come concludere una serie TV al momento giusto

Con la terza stagione è terminata l’acclamata serie TV d’oltremanica Broadchurch, con le stelle David Tennant e Olivia Colman

Dopo tre stagioni e ventiquattro episodi Broadchurch giunge al termine. Considerata dalla critica e dagli spettatori come una delle migliori serie inglesi degli ultimi anni, con l’ultima stagione ha rispettato le aspettative rasentando la perfezione. Dal 2013 ad oggi sono stati tre i casi che si sono susseguiti sul piccolo schermo, uno più complicato dell’altro. Ma non è il genere “crime” che esalta le qualità di questa serie perché Broadchurch è prima di tutto un “drama“.

L’indagine psicologica che non si arresta mai e l’analisi di ogni comportamento umano sono le camere di amplificazione per eccellenza. Non sono le azioni che determinano un particolare scioglimento delle vicende bensì sono le parole. I monologhi e gli scatti d’ira dei personaggi principali  sono determinanti sia davanti che dietro le quinte, sconvolgendo tutti gli spettatori.

Cos’è Broadchurch?

La serie è stata concepita nel lontano 2003 quando Chibnall, la mente creatrice, stava lavorando al drama “Born and Bred”. Broadchurch è una piccola cittadina inglese che è posta vicino alla costa. No, non assomiglia alla nota Brighton, ma c’è tanto delle coste rocciose della Jurassic Coast, proprio dove Chris aveva vissuto la sua infanzia. L’idea originale era quella di ambientare la serie proprio nel Dorset, ma per un motivo o per l’altro, soprattutto a causa della sua lontananza da casa per motivi lavorativi, fu costretto ad accantonare l’idea.  E il nome? Perché proprio Broadchurch? Ovviamente non esiste nessun paese anglosassone con questo nome, ma è sempre il Dorset a dare ispirazione al regista, infatti, Chris unisce due frazioni di questa zona: Broadoak e Whitchurch.

Perché vedere Broadchurch?

È complicato trovare un solo motivo per non gustarla, amarla. Le riconosco un valore tecnico immenso. La reputo tra le migliori serie inglesi prodotte. Un cast che non deve invidiare nulla a nessuno. Una serie che lascia il segno. Perché è emozione allo stato puro. Perché è un ritratto meraviglioso della società inglese. Perché non manca il tè. Non manca l’umorismo scottante. Perché l’accento scozzese di Tennant lo sognerete la notte. Perché non annoia mai. Perché quando ti aspetti accada quella determinata cosa succede l’esatto opposto. Perché non è un poliziesco. Perché vi ritroverete anche a piangere.
Perché si scova e si scava nel passato di chiunque. Perché vorrete giustizia. Perché capirete che il mondo non è un posto giusto. È un microcosmo, dove bene e male si mischiano e non capirete in che modo ci si può salvare. Se ci si può salvare. Questo è Broadchurch. Una serie che merita di essere vista. Una serie che amerete.

La conclusione perfetta

Con la terza stagione si cambia verso ma sempre con un occhio rivolto al passato in un’unione simbolica. Tuttavia il leitmotiv è sempre lo stesso: non ci si può fidare di nessuno. La storia sembra seguire quasi un filone ben preciso con un microcosmo nel quale la parte femminile viene continuamente umiliata e quella maschile è incredibilmente aberrante e superficiale. Il finale è vibrante ed emozionante, colpisce allo stomaco. C’è chi dice addio, chi ritorna, chi accetta i propri errori e chi tenterà di ricomporre i cocci della propria vita.

Broadchurch può insegnare alle altre serie TV come e quando terminare la propria corsa, senza soffrire di alti e bassi, bissando un successo che è iniziato alla 1×01 ed è terminato alla 3×08. In Broadchurch non si è sbagliato nulla.

 

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About Francesco Celetta

Francesco Celetta
Semplicemte Francesco, uno studente di giurisprudenza, con la passione per la scrittura e con la mission (non impossible) di informare, divertire, appassionare. Provo un moto ossessivo compulsivo per ogni tipo di Serie Tv. Sono il responsabile della rubrica Zon Movie, e non lo scrivo per vantarmi (o forse no). Accompagno tutto questo con la passione verso la musica e la lettura. Ah, ho vent'anni, ma sento di averne il triplo.

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