25 Ottobre 2016 - 12:15

Caso Piscaglia, 27 anni a padre Graziano

caso Piscaglia

Caso Piscaglia, 27 anni a padre Graziano. Il religioso congolese è l’unico imputato nel caso della sparizione della donna, scomparsa da Ca Raffaello nel maggio del 2014. Il suo corpo non è mai stato ritrovato e il frate non ha mai confessato l’omicidio

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Caso Piscaglia, 27 anni a padre Graziano. Il religioso congolese rimane l’unico imputato nel caso della sparizione della casalinga di Ca Raffaello, per la quale non si può ancora parlare di omicidio, tecnicamente, perché il suo corpo non è mai stato trovato.

Dopo un anno di processo arriva una prima sentenza per il caso Piscaglia, anche se comunque era scontato che l’avvocato di padre Graziano, Rizzieri Angeletti, ricorresse in appello per ribaltare la sentenza. Il fatto è che era necessario mettere un punto fisso in questa vicenda, che rischiava di diventare uno dei tanti casi irrisolti del nostro Paese, dal momento che l’imputato non ha mai ammesso alcun coinvolgimento con la vittima e il corpo non è stato ancora trovato.

L’accusa per il frate congolese è di omicidio e occultamento di cadavere, ma non avere a disposizione il corpo ha creato non pochi problemi lungo l’iter processuale che ha poi portato alla sentenza, in quanto senza la prova tangibile del cadavere il caso Piscaglia deve, tecnicamente, essere classificato ancora come “sparizione”.

Le anomalie

Molte le anomalie che hanno da subito caratterizzato la vicenda di Guerrina Piscaglia. Tanti i depistaggi a cui, secondo l’accusa, avrebbe dato vita lo stesso padre Graziano, a cominciare dai famigerati sms, scritti in un italiano stentato e poco comprensibile, che sono stati inviati dal cellulare della vittima poso dopo la sua scomparsa e che, negli intenti di chi li ha inviati, volevano indicare che Guerrina si era allontanata volontariamente con un uomo conosciuto a Ca Raffaello.

Le testimonianze ascoltate nei giorni immediatamente successivi alla sparizione della donna, però, hanno portato subito l’attenzione verso il frate, che era indicato da tutti come l’amante di Guerrina. In base ad alcuni messaggi scambiati tra lei e il religioso, emergerebbe una relazione tra i due, che poi avrebbe preso una piega inaspettata nel momento in cui la donna aveva espresso l’intenzione di mollare la famiglia per stare con il frate. Vedendosi rifiutata, Guerrina Piscaglia avrebbe perso la testa arrivando a mentire riguardo una sua gravidanza, mettendo così in allarme padre Graziano che a quel punto, secondo la ricostruzione degli investigatori, l’avrebbe attirata alla canonica e lì l’avrebbe uccisa e fatta sparire.

Secondo la difesa di padre Graziano il caso Piscaglia va archiviato e l’imputato assolto perché a carico dell’unico presunto colpevole non esisterebbe nessuna prova che vada oltre ogni ragionevole dubbio, affermazione avvalorata, peraltro, dalla mancanza del cadavere. Il legale del frate congolese ha annunciato la richiesta in appello.

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