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Cultura dello stupro: la donna non “se la va a cercare”

Alla luce degli allarmanti fatti di cronaca relativi ai sempre più frequenti casi di violenza diviene necessario chiedersi se si possa legittimamente parlare di cultura dello stupro

Cultura dello stupro: sembra una contraddizione. Non si dovrebbe divulgare ed instillare nella mente un fenomeno negativo come pensiero unico dominante, e invece succede.

Accade a Melito, in Calabria, dove una ragazzina viene violentata sistematicamente a turno da un branco di uomini molto più grandi fin dai suoi 14 anni, per tre anni, a San Valentino Torio, in provincia di Salerno, dove la ragazza in questione viene trascinata in un garage ed abusata da cinque ragazzi. Questi sono solo esempi dei casi di cronaca più eclatanti degli ultimi mesi.

Ragazze ignare, normali, che credevano di non fare nulla di male uscendo oppure indossando una minigonna. Eppure, come nel caso della ragazzina di Melito, in occasione della fiaccolata organizzata per lei nel suo paese, appena 400 persone vi hanno preso parte.

Giovani donne in boccio salite sulla forca del pregiudizio, perché la frase ricorrente che scivola sulle lingue viscide del pubblico ludibrio è “se l’è cercata”. Uomini che giustificano altri uomini per i loro atti, donne che condannano altre donne per aver istigato all’atto, in un gioco alla Santa Inquisizione che fa scivolare indietro questo paese al Medioevo.

Per i promotori e promotrici della cultura dello stupro la vittima diventa carnefice di se stessa, perché osa sciorinare in giro ciò che, secondo una concezione maschilista, dovrebbe essere riservata di guardare soltanto ad un uomo nella sua vita. Ma invece accade che ciò che deve essere nascosto alla fine provoca, ingolosisce, stimola altri uomini a farne oggetto di piacere senza complimenti, senza chiedere alla legittima proprietaria.

Sì, libertà fa rima con consenso. Ma molti uomini credono di essere al McDonald, per un take away. A questo punto bisogna chiedersi: sanno certi uomini, cosa cercano davvero le donne?

Be’, di sicuro non cercano qualcuno che usurpi il loro corpo, che logori la loro anima e distrugga loro la vita. Non cercano gli insulti, l’ignominia, il pentimento per essere semplicemente sé stesse. E, soprattutto, non avrebbero mai cercato una libertà, conquistata in anni di lotte e sacrifici, che un qualunque maschio sardonico avrebbe loro ritorto contro per castigarle.

“Se l’è cercata” è uno sputo in faccia alla donna libera di camminare per strada senza sentirsi gli occhi addosso, di avere dei partner senza essere additata come sgualdrina, di indossare una minigonna o una camicetta scollata che, sempre più spesso, costituiscono delle attenuanti alle accuse rivolte ai violentatori.

Perché le donne sì, lo sanno cos’è che cercano certi uomini.

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About Grazia De Gennaro

Grazia De Gennaro
Classe 1987, si è laureata in Sociologia presso l’Università degli Studi di Salerno, conseguendo la laurea di Primo Livello. Ha poi ottenuto una certificazione di frequenza per il corso di addetto/responsabile Ufficio Stampa, acquisita presso Salerno Formazione. Ha partecipato a diversi concorsi letterari tra cui quello dell'estate 2015, che le è valso un Primo Premio. I suoi interessi sono Arte e cultura in genere, ed è un'attivista femminista e sostenitrice dei diritti LGBTIQ ,Il suo sogno nel cassetto è diventare giornalista e scrittrice.

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