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Recensione della seconda puntata della decima stagione di Doctor Who, trasmessa tutti i sabati sulla BBC One

Doctor Who 10×02 ‘Smile’ – Recensione

Doctor Who torna sulla BBC One con il secondo appuntamento della decima stagione Smile: un episodio che focalizza l’attenzione sul rapporto appena creato tra il dottore e la nuova companion Bill

Smile! La stagione finale di Stephen Moffat prosegue con un episodio eccezionale da diversi punti di vista: un’ambientazione futuristica suggestiva (complice il museo di Valencia in cui la puntata è stata girata), la presentazione di robot che diverranno sicuramente iconici, una morale forte e mai fuori moda e, soprattutto, l’evoluzione del rapporto tra il nostro buon dottore e la sua nuova assistente.

Trama

In un futuro lontano, ai margini della galassia, c’è una lucente e perfetta città. Le leggende narrano che questa nuova colonia umana nasconda il segreto della felicità umana – ma gli unici sorrisi che il Dottore e Bill scorgono, si ritrovano su una pila di ghignanti teschi. Qualcosa è in vita nelle mure e gli emojibots vigilano nell’ombra, mentre il Dottore e Bill cercano di svelare un terrificante mistero.

Bill e la sua straordinaria umanità

Ciò che, almeno per questi primi due episodi, differenzia Bill da tutte le altre companion, è sicuramente la sua ‘naturale’ umanità. Nessuna companion aveva mai fatto al dottore le domande e le

Poster di “Smile”

delucidazioni a cui assistiamo durante questa puntata. Bill formula le tipologie di quesiti che ci si aspetterebbe da qualsiasi essere umano ignaro delle vicende del dottore. Se in “The Pilot” aveva chiesto  come TARDIS potesse essere un acronimo in inglese, in questo frangente domanda perché i sedili siano tutti fuori dalla portata dei controlli, speculando sul fatto che il dottore potrebbe avere lunghe braccia allungabili come “Mister Fantastic”, oppure districandosi con domande sul doppio sistema circolatorio del suo insolito professore universitario.

Sono quesiti profondamente giusti.  Il suo humor e il suo cuore puro le hanno dato una deliziosa complessità in questo episodio. Nella scena con il libro/Ipad, Bill ha fatto capire di essere un personaggio estremamente curioso, lo si evince dalla tipologia di domande che pone al Dottore, dal cercare di capire perché egli continui a camuffarsi tra la gente usando una Cabina della Polizia, continuando a fare riferimenti al cinema e alla cultura pop.  L’atteggiamento del dottore nei suoi confronti potrà sembrare eccessivo, ma è comprensibile che Twelve cerchi di proteggerla dopo ciò che ha passato con la sua precedente companion. La coscienza sa.

Gli Emojibots e la sempreverde tematica del robot-schiavo

In superficie, “Smile” è la storia di un programma informatico che cerca di schiavizzare o distruggere l’umanità. La cultura popolare è pregna di riferimenti a questo particolare incubo, tanto da poter definire questa tematica come “un classico topos della fantascienza”, e questo episodio gioca con l’idea di aiutare i robot a diventare coscienti e, paradossalmente, assassini.

Anche l’estetica dell’episodio evoca coscientemente quelle storie retrò. Esso è stato filmato nella Città delle Arti e delle Scienze di Valencia, una splendida meraviglia architettonica definita dalle sue superfici lisce e dall’atmosfera pacifica. Sembra molto sterile e molto pulito, il suo minimalismo evoca i disegni impostati di quei film classici, e la relativa mancanza di colore ci fa quasi tornare all’epoca in cui Doctor Who veniva trasmesso in bianco e nero. Per la maggior parte del suo tempo di esecuzione, “Smile” si percepisce come un pezzo molto antico di fantascienza.

Tuttavia, dopo la prima metà d’episodio, avviene il cambiamento. All’improvviso, i bianchi lisci della città cedono il posto alle tinte grigie della terra industriale del razzo. L’episodio sembra saltare in avanti alla fine degli anni ’70 e agli anni ’80 della fantascienza, il futuro “usato” da Star Wars e Alien. Mentre l’episodio continua, esso si spinge ancora più in profondità, divenendo una vera subversione della storia archetipica della “ribellione robotica”, invece di esplorare le implicazioni di quella narrazione. Gli Emojibots vengono trasformati da robot rinnegati in schiavi liberi: essa una razza intelligente, anche se un po’ precipitata.

Gli Emojibots

Ad essere onesti, le narrazioni della ribellione del robot sono sempre state accompagnate alle rivolte dello schiavo. Dopo tutto, la fantascienza tende a concepire i robot come classe di schiavi. L’onnipresenza di questo trope è particolarmente evidente in “Star Wars: Episodio I – La Minaccia Fantasma”, in cui Qui-Gon e Obi-Wan sembrano offesi all’idea di una schiavitù umana fuori della Vecchia Repubblica, ma allo stesso tempo non sembrano particolarmente disturbati dal fatto che i robot Come C-3PO siano effettivamente esseri senzienti ridotti a servitù eterna.
Schiavitù e la rivolta dello schiavo sono sempre state parte del mitico “robot”, e la cultura popolare si è impegnata in vari gradi nella sua rappresentazione. Il Terminator certamente non tratta Skynet come schiavo liberato, data la velocità con cui si accende il suo maestro. Star Wars certamente non vuole che il suo pubblico si faccia troppe domande su C-3PO, R2D2 o BB-8. Tuttavia, l’Animatrix prende questa idea di schiavitù nell’origine della Matrice, suggerendo che il destino dell’umanità sia un inversione di rovescio in questa dinamica.

Infine, nel suo atto finale, la trama si sposta di nuovo. Dopo aver saltato dagli anni sessanta agli anni ottanta, essa ci conduce verso il ventunesimo secolo. Questo è un periodo in cui gli scrittori e il pubblico sono più consapevoli delle implicazioni di questa tematica provata e testata perché discusse, scongiurate e criticate per decenni. Il dottore e Bill finiscono per esaminare la ribellione del robot da una prospettiva più moderna. Riconoscono che i robot sono schiavi, e questa è una forma di rivolta di schiavi. Questo evince dalle dichiarazioni finali del dottore stesso: Come ogni classe di schiavi nella storia, gli Emojibots stanno cominciando ad avere idee proprie”,premendo letteralmente il tasto “reset” e mediando un accordo di pace tra le due razze ormai paritarie.

Considerazioni finali

La 10×02 può inizialmente sembrare una narrazione molto “diretta” dei robot “rovinati”. Infatti, l’episodio è incorniciato in modo tale da indirizzarci verso questa semplice ma al tempo stesso importante chiave di lettura.  Tutto ciò ci riconduce sia all’era Davies (“The Pilot”,con il suo interesse per la dinamica della classe e la vita quotidiana ci aveva fatto rivivere i toni Daviesiani) sia verso le primissime stagioni di Davies e di Moffat, tramite il ritorno della familiare dinamica “presente-futuro-passato”.  

“Smile” è un episodio ben equilibrato di Doctor Who, che mixa le basi per il buon e divertente rapporto tra il dottore e Bill assieme ad un materiale tematico abbastanza importante e fautore di sempre nuovi ed interessanti spunti di riflessione. Il cameo di Nardole non può far altro che portarci alla mente l’intrigatissimo mistero che farà da sfondo a questa grande stagione e che, arrivati a questo punto, non vediamo davvero l’ora di sciogliere.

VOTO: 10/10

 

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