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Doctor Who puntata 10x03 "Thin Ice", la recensione

Doctor Who puntata 10×03 “Thin Ice”, la recensione

La decima stagione di Doctor Who prosegue con una puntata semplice che riporta a galla, ancor più dei due episodi precedenti, le dinamiche standard delle prime serie di Russel T. Davies

Una grande fiera sul Tamigi congelato nel 1814 è il meraviglioso set in cui si svolge Thin Ice, terzo episodio della decima stagione di Doctor Who. Tra le caratteristiche nodali di questo appuntamento settimanale con il dottore, spicca sicuramente la ripresa degli elementi più semplici e puri della serie, un humour pregnante e mai fuori luogo e, soprattutto, la descrizione di tematiche forti come quelle del razzismo e la schiavitù, portando la mente ad elaborare spunti di riflessione, anche se con il sorriso.

Trama

Durante l’età della Reggenza, qualcosa si aggira sotto un ghiacciato Tamigi. Il Dottore e Bill partecipano all’ultima delle grandiosi fiere sul giacchio, e si ritrovano ad investigare su una serie di sparizioni impossibili – la gente sta scomparendo sul ghiaccio! In quest’atmosfera da una parte magica e dall’altra profondamente pericolosa, Bill sta per scoprire che il passato non è poi così diverso dal suo mondo, e che non tutti i mostri provengono dallo spazio profondo…

Il razzismo e la mostruosità dell’essere umano

Doctor Who puntata 10x03 "Thin Ice", la recensione
Poster di ‘Thin Ice’

Bill Potts è molto titubante durante i primi minuti dell’episodio: il TARDIS è atterrato nel 1814, e in quel periodo la popolazione di colore veniva, nella maggior parte dei casi, ritenuta nettamente inferiore rispetto a quella caucasica.

Il tema del razzismo viene quindi introdotto fin dall’inizio della puntata mostrandosi, in diverse occasioni, come di fondamentale rilevanza nella buona riuscita dell’episodio. Eppure non è assolutamente solo quello l’obiettivo dello stesso, quanto più illustrare la caducità dell’essere umano, la mancanza di fiducia tra essere simili e, di conseguenza, il non rispetto del prossimo per ottenere ciò che si vuole.

Tema cardine di questa stagione di Doctor Who sembra essere proprio quella della schiavitù: quella d’amore rappresentata nella figura di Heater in “The Pilot”, quella dei robot nello straordinario “Smile” e, infine, quella più standard  e pura di questo terzo episodio. Questo trittico viene, infatti, riassunto nella figura del vero e proprio villain della puntata, un ricco uomo d’affari senza scrupoli, un eccentrico e malvagio “boss di fine livello” che non è nient’altro che un essere umano privo di umanità. Confrontandosi con questa figura, il dottore ci delizia con un’altra sua massima:

” Il progresso umano non è misurato dall’industria. Esso viene misurato dal valore con cui si  considera una vita. Una vita insignificante,una vita senza privilegi. Il ragazzo che è morto sul fiume… il valore di quel ragazzo è il tuo valore. Questo è ciò che definisce un’età. Questo è ciò che definisce una specie.” 

Parole semplici ma allo stesso tempo meravigliosamente riflessive quelle del dottore di Capaldi, le quali riassumono l’essenza di questo episodio. L’uomo è capace di schiavizzare sé stesso e una creatura aliena, è in grado di uccidere tutto ciò che di più bello gli circonda ingannando gli altri tramite un clima festoso e Dickensiano al medesimo tempo, ma la speranza di un cambiamento farà sempre andare avanti la specie, anche oltre la fine del mondo. 

Bill e il suo oscuro Dottore

In questo episodio di Doctor Who, Bill incontra la morte per la prima volta,dopo averla assaggiata nella sua avventura precedente: il Dottore, avendo già dedotto che il salvataggio del borseggiatore orfano fosse una cosa impossibile, si interessa esclusivamente di recuperare il suo cacciavite sonico. Questo non sta bene a Bill, il cui stato emotivo matura rapidamente in rabbia e disgusto. Da questa vicissitudine emerge l’attenta pianificazione delle serie 10, non solo caratterizzata da un macro-tema centrale che si sta sviluppando episodio dopo episodio, bensì dall’inquadramento della psiche del personaggio di Bill. Pearl Mackie dimostra il suo background teatrale, impregnando la sua performance di un’immediatezza inerente al teatro dal vivo.

Doctor Who puntata 10x03 "Thin Ice", la recensione
Bill e il Dottore in una scena dell’episodio

L’interrogatorio di Bill è,infatti, più che legittimo. “Se ci tieni così tanto, mi dica quante persone hai visto morire”, chiede la ragazza;“Ne hai per caso perso il conto?”, continua disperata. “Non ricordo Bill, e vado avanti risponde il dottore, con un’omissione evidente della questione, considerando la conoscenza effettiva del numero esatto di Gallifreyani che perirono nella Guerra della Tempo. “Hai mai ucciso qualcuno?” continua Bill. Il suo volto: un misto di ansia, paura e stanchezza. Quello interpretato da Pearl Mackie è innegabilmente scritto come un personaggio principale, a differenza della Clara Oswald dei primi episodi della stagione 7B, in cui appariva come un intricato mistero da risolvere per il Dottore. Ciò emerge dal fatto che vediamo Bill cambiare atteggiamento più volte nel corso della puntata, caratteristica che aggiunge un ulteriore tocco di realismo alla personalità variegata di questa irriverente nuova assistente.

Meravigliose e innovative sono,infatti,  le dinamiche con la quale il Dottore riesce a coinvolgere attivamente la sua compagna di viaggio nella risoluzione del pericolo , facendo appello a tre delle cose che hanno fino ad ora definito il suo personaggio: la mancanza di una famiglia, la sensibilità verso la morte e la sua carriera come server di cibo. Per questa ragione la ragazza prende le redini della situazione, salvando letteralmente tutta la popolazione messa in pericolo da un altro essere umano e divenendo, di conseguenza, la vera eroina della situazione. Il dottore resta a guardare fiero e temporaneamente non preso da quella che sembra una missione fondamentale per la sua vita: sorvegliare il caveau e non viaggiare mai e poi mai fuori dalla terra.

Considerazione finali

‘Thin Ice’ è una puntata  che “ruba” diversi aspetti sia dal terzo episodio della prima stagione di Doctor Who, l’eccezionale Un Unquiet Dead, che dal secondo episodio della prima stagione dello stesso Stephen Moffat, il particolare The Beast Below. Se con il primo condivide l’ambientazione, i toni Dickensiani (nella 1×03 Dickens era presente fisicamente!) e l’utilizzo dei medesimi costumi di scena, è dalla 5×02 che l’episodio prende più elementi, primo tra tutti lo sfuttamento di una grossa creatura aliena indifesa. Si conferma, mai come in questa puntata, la voglia di Moffat di effettuare “un tuffo nel passato”, concludendo la sua era con una stagione completa da tutti i punti di vista. 

Il caveau prende vita. Qualcuno necessita di uscire e bussa prepotentemente, di fronte ad un Nardole oscuro e sempre più misterioso. Il ritorno del maestro è, letteralmente, dietro l’angolo? Lo scopriremo presto!

VOTO: 9/10

 

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