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Le donne e il dress code in politica: l’evoluzione storica

Dress code in politica: l’evoluzione storica e l’etimologia della parola. Quando i vestiti diventano espressione di una linea di pensiero (oppure no)

Da Angela Merkel alla candidata alla presidenza degli Stati Uniti, il potere e la politica cominciano ad assumere sembianze femminili. Sebbene la strada da fare sia ancora lunga e non priva d’ostacoli, le donne sono sempre più le protagoniste di un mondo che è stato per troppo tempo prettamente maschile. Insomma, se una volta il detto recitava “Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna” -fortemente detestato, fra l’altro – sembra farsi avanti adesso l’idea che una grande donna non abbia bisogno di star dietro a nessuno. Finalmente, direi.

Anche la moda si è fatta strada in questi sentieri impervi, dettando le sue leggi a seconda dell’epoca e del momento storico. Must classico del power dressing femminile è ancora l’accoppiata giacca con pantaloni, aggiornata poi nelle forme della moda del momento. Spesso il completo è indossato senza un particolare stile necessario, scelta che molte donne al potere reputano necessaria. Certamente, quello che alle donne di potere interessa è essere ascoltate per quello che dicono, non notate per come si vestono.
Questo articolo potrebbe parlarvi di quanto sia necessario seguire una data condotta di vestiario in certe situazioni, ma non sarà quello che farà. Vi parlerà, al contrario, di come le differenze di stile e personalità riescano a farsi sentire anche in ambienti come quello politico, toccando anche temi attuali come quelli riguardanti le pettinature afro femminili, spesso censurate in ambienti di potere.
Sulla vicenda dei capelli afro censurati si è espressa anche la First Lady Michelle Obama, che è la moglie del primo presidente di colore degli Stati Uniti d’America e personalità molto influente fra i giovani e soprattutto fra le giovani donne. Secondo i sondaggi i cittadini degli USA non sono ancora pronti per una First Lady con una pettinatura afro naturale, e questo ha portato Michelle Obama al centro di non poche polemiche, rea di aver sempre portato i capelli innaturalmente lisci. Se la pettinatura è diventata una dichiarazione di indipendenza e di orgoglio in un Paese dilaniato da violenze ed episodi di razzismo, Michelle Obama non ha mancato di rispondere alle accuse sottolineando che l’attenzione non dovrebbe essere sulle sue decisioni riguardo la propria acconciatura, ma su quello che come Frst Lady e donna influente della maggiore superpotenza occidentale sta cercando di fare per le minoranze e per ispirare le donne nel mondo.
Tornando all’argomento vestiario se il minimal è il must attuale in politica, abiti meravigliosi e bei gioielli erano invece la forza di donne come Evita Peron nell’Argentina degli anni Cinquanta: questo rispecchiava l’idea che la sua gente aveva di lei, ossia quella di un riscatto sociale possibile anche per una sindacalista di umili origini.  Dopo il suo esempio l’America Latina ha eletto una serie di presidenti donna, come Cristina Fernandez de Krichner nel 2007, anche lei appassionata di vestiti. Dilma Rousseff, che ha guidato il Brasile fino al 2016, ha optato invece per uno stile molto semplice ma curato.
Da ricordare è anche la scelta di donne come Indira Gandhi, e della premier pachistana Benazir Bhutto, uccisa in un attentato del 2007. Queste donne hanno scelto di portare gli abiti tradizionali per comunicare il valore della cultura, dell’indipendenza e dell’orgoglio del proprio Paese da conciliare con la modernizzazione.
Il termine dress code in politica o in qualunque settore sembrerebbe quasi una costrizione pensata per le donne che vogliono far sentire la propria voce e, sotto alcuni punti di vista, potrebbe anche esserlo. Spesso con questa parola si intende costringere le personalità femminile in canoni prestabiliti di decenza comune,. Tuttavia il significato in sé non intende essere d’ostacolo, ma semplicemente uno scrigno storico per racchiudere i cambiamenti e i progressi che le donne hanno raggiunto nel corso del tempo.
Qualsiasi sia il periodo storico o l’anno corrente, importante è tener presente che qualsiasi cosa si indossi – che sia un vestito tradizionale o un’occidentalissima giacca – quello che conta in una donna è quello che dice, i suoi pensieri, in qualunque modo siano espressi. Importante è il discorso a riguardo di Michelle Obama del 7 Luglio 2015 per la campagna “Let the girls learn”.
Ascoltando le sue parole e la sua emozione, nessuno ha davvero fatto caso a cosa indossasse.

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About Gabriella Mazzeo

Gabriella Mazzeo
Vent'anni di chiacchiere, aspirante giornalista con una predisposizione al troppo caffè. Studentessa di Lettere moderne, appassionata di cinema, serie tv, libri. Scrivo dove posso, anche quando non posso. Temibile femminista.

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