Elezioni amministrative 2017: vincitori, vinti e…

Elezioni amministrative

Le elezioni amministrative dettano il nuovo quadro localistico dell’Italia. M5S punito dove in disaccordo e Pd con il fiato corto in diverse città. Anche FI e Lega non possono esultare

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Da sempre le elezioni amministrative si sono mostrate come un banco di prova per le forze partitiche presenti nel nostro Paese.

Al contrario delle politiche, però, queste tornate si caratterizzano per diversi fattori che, al netto dell’appartenenza o del “credo” politico, permettono di fare e disfare un sistema partitico locale, contraddistinto da una propria vita.

Anche le elezioni amministrative 2017 hanno fatto emergere una serie di fattori in cui, all’interno delle singole realtà, si sono determinati schemi e strategie che poco hanno a vedere con l’andamento, o il gradimento, nazionale.

Uno dei dati che emerge con maggiore prepotenza è quello delle difficoltà a livello comunale del M5S: estromessi da qualsiasi tipo di ballottaggio, i pentastellati hanno mostrato come il processo di inserimento negli enti locali richieda tempi più lunghi e modalità di azione più complesse.

Infatti, escludendo la scontata la sconfitta in realtà quali Palermo e Verona, ci si aspettava molto di più a Genova, dove Pirondini ha comunque raggiunto un dignitoso 18%, e a Parma, in cui era atteso il riscatto nei confronti di Pizzarotti.

Entrambi i casi, invece, hanno pienamente evidenziato come, in presenza di situazioni instabili all’interno del Movimento, la popolazione abbia cercato più ammonire le liste certificate che premiarne l’impegno degli ultimi anni, sottolineando un apprezzamento a metà che scema a causa degli scontri interni.

Tutto ciò, inoltre, si associa anche con ulteriori dinamiche prettamente localistiche dove, al di là della sigla o del logo presente, viene di solito premiato l’individuo, spesso senza alcun riferimento nè a programma nè a idee programmatiche, anzichè questa o quella lista specifica.

Fra i vincitori, invece, non si può individuare nè il Pd nè, tantomeno, il centrodestra.

Il partito guidato da Matteo Renzi, in particolar modo, pur ritrovandosi in diverse principali città al ballottaggio, risulta in affanno e, a meno di candidati storici come Orlando a Palermo, non riesce quasi mai a sfondare la soglia del 30%.

Ultima, dolente, nota è quella riguardante la partecipazione al voto.

A differenza del 68% del 2012, a queste elezioni amministrative ha partecipato solamente il 60% degli aventi diritto, dato che mette in risalto un sempre costante distacco tra popolazione e politica dove, per svariate cause, si preferisce non votare e subire le scelte altrui piuttosto che prendere le parti di qualcuno.

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