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Giuseppe Bergomi ai microfoni di ZON – Leggi l’intervista

Giuseppe Bergomi è stato intervistato dai microfoni di ZON in occasione della gara tra Napoli e Spezia del Campionato Primavera

Giuseppe Bergomi, in questo mondo del calcio dove ormai i calciatori “bandiera” sono in via di estinzione, abbiamo il piacere di incontrare una grandissima figura che rappresenta la storia dell’Inter, ma soprattutto della Nazionale Italiana. Giuseppe Bergomi, per gli amici “Zio Bergomi”, è il calciatore Italiano, che come il nord irlandese Norman Whiteside e il brasiliano Edson Arantes do Nascimiento in arte Pelè, fa il suo esordio in un mondiale a soli diciotto anni.

La sottile differenza tra Bergomi e gli altri due, sta nel fatto che lui a quella età giocò la finale e addirittura la vinse, coronando il sogno più bello per chi gioca a calcio, vale a dire laurearsi Campione del Mondo. Il 25 ottobre scorso, la FIGC lo annovera tra le dieci stelle della “Hall of Fame del calcio Italiano” che celebra tutte le figure che hanno lasciato un “segno indelebile” in questo sport.

A lui abbiamo rivolto alcune domande:

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Bergomi Campione del Mondo attualmente commentatore sportivo.

Giuseppe Bergomi, innanzitutto complimenti per il suo ultimo riconoscimento. Una vita cresciuta nel calcio, chi meglio di lei può parlare del calcio giovanile?

“Non saprei …io penso di sì! Certo che i settori giovanili mi affascinano sempre! Ho allenato per sei anni i ragazzi ed è una materia che mi piace!”

Da poco conclusa sul sintetico di Sant’Antimo la gara primavera tra Napoli e Spezia, finale 1 a 0, come ha visto questa gara?

“In verità, non tanta qualità! Forse è anche questo terreno di gioco che penalizza un tantino i ragazzi, non mettendoli in condizione di esprimere le proprie qualità, anche se qualche buona individualità si è intravista, soprattutto nel Napoli. Ho apprezzato molto i centrocampisti della squadra partenopea”.

E come valuta la difesa della squadra azzurra?

Il Napoli ha interpretato bene la partita con gli esterni, specialmente il numero 2 e il numero 3, mentre i centrali hanno sofferto la velocità del ragazzo di colore dello Spezia che non era male, ma alla fine dei conti, si sono comportati bene”.

Lei che è stato Campione del Mondo, sa dirmi quali sensazioni e quali emozioni provano questi ragazzi che si approcciano al mondo del calcio?

Sai, la primavera è già un palcoscenico importante, è l’anticamera del professionismo, dove già si sente l’odore della prima squadra. Io penso che a questa età debbano solo pensare a divertirsi e crescere. Per me sono importanti l’allenatore e la società, se un tecnico non antepone al progetto le proprie ambizioni personali, i ragazzi crescono e imparano, riuscendo così a tirare fuori il meglio.

Il suo lungo iter nell’Inter l’ha portata ad essere una “bandiera”. Oggi sembra non ce ne siano più, lei cosa ne pensa? 

Penso che questo non sia vero: a Roma c’è ancora Totti, a Napoli Hamsik, per non parlare di Javier Zanetti che ha lasciato da poco il calcio giocato. Certo, venire dal settore giovanile e poi crescere nella stessa squadra è tutta un’altra cosa. Io penso che Donnarumma possa essere una nuova bandiera per il Milan, vedremo! In Italia si sta riscoprendo il settore giovanile, la Lazio ha tantissimi giovani, lanciati in prima squadra da Inzaghi, anche il Napoli ha una rosa con giovani di qualità e prospettiva: io sono curioso di vedere Rog, è un giocatore che a me piace molto. Abbiamo visto Diawara e sicuramente, tempo al tempo, vedremo anche Lui!”

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About Pasquale D'Aniello

Pasquale D'Aniello
Pasquale D’Aniello, giornalista, nato a Sant’Antonio Abate in provincia di Napoli. Da sempre appassionato di calcio con alcune esperienze dilettantistiche sul campo e sulla panchina. Autore nel 2012 del Libro: "Scugnizzeria agli Albori di un Successo"​ e premiato a Gallipoli nel 2015 (Torneo Internazionale che assegna il Trofeo Caroli Hotels), quale miglior giornalista del calcio giovanile. L'approccio con il calcio giovanile dilettantistico e professionistico da qualche decennio, ha fatto maturare in me nuove convinzioni ed intravedere nuovi orizzonti. "​ Il calcio è educazione, è economia, è uno dei modi di essere società"​. Tutto questo mi ha portato ad essere un "Cronista del calcio giovanile Campano"​, con il fine ultimo di far comprendere che questo Sport deve essere una sana sfida per misurare l'estro calcistico e nulla ha, che possa riguardare il fanatismo e qualsiasi altra devianza che provoca rancore anche a pochi metri di distanza tra i vari campi di calcio. La fortuna poi, di incontrare tantissimi professionisti legati a questo mondo, ha fatto il resto...

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