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House of Cards

House of Cards: così vicino, così lontano

House of Cards: prima della quinta stagione. Frank e Claire Underwood con sguardo fisso in camera. L’inizio di una guerra

Avevamo lasciato House of Cards con Francis e, per la prima volta Claire, che guardano in camera, chiudendo con un’affermazione che si presta a più interpretazioni: We don’t submit to terror, we make the terror”.

Frank e Claire Underwood, prendono consapevolezza di essere opposti ai democratici Conway. I loro avversari possono piacere alla gente, loro no. Francis tiene sulle spine la Nazione parlando di guerra totale all’ICO, di costituire una coalizione per intervenire in Siria. Come farsi piacere allora, se non puntando sulla Paura? Dente per dente allora. Che la guerra abbia inizio.

 House of Cards è fantapolitica

Sempre insinuata nell’attualità. Sempre pronta a confrontarsi con il vero terrore, quello della realtà. E allora se è vero che la quarta stagione, del serial ideato da Beau Willimon, è intervenuta su temi cari e problematiche che si intrecciano indissolubilmente, creando un prodotto finale che non è nient’altro che la storia di cui siamo vittime ma anche carnefici come il terrorismo islamico, la normativa sulle armi e la violazione della privacy, è anche vero che non si sofferma su un citazionismo di carattere sociale, serie tv figlia non solo di un situazionismo di idee e contenuti al servizio di una critica sempre più feroce sui giorni nostri.

No, perché House of Cards non è solo specchio riflesso dei nostri tempi, ma è soprattutto un divertissement frivolo e malato, un gioco che sa perfettamente di essere gioco e quindi si prende tutto il divertimento, tutta la sfacciataggine dell’intrattenimento. Personaggi che sanno di essere personaggi. Storie che sanno di essere finzione.

House of Cards è soprattutto un piacere amorale

Quasi Shakeaspeariano. Ricalca la sua storia, la reinventa al servizio dell’osservazione senza per forza un confronto meditativo. È finzione al servizio di una realtà che supera di gran lunga l’immaginazione.

Altrimenti come si spiegherebbe il bluff dello sguardo fisso di Kevin Spacey nella camera? Come si spiega poi l’ultimo sguardo di marito e moglie proto-storico della cinquantaduesima puntata e ultima della quarta stagione? Non solo House of Cards è così vicina ma anche così lontana dalla narrazione reale, ma è anche uno scherzo fittizio, è la celebrazione dell’arte sublime che è il cinema.

 

 

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