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Il Diritto di Contare, oltre i limiti del pregiudizio

Il Diritto di Contare, Recensione del film di Theodore Melfi

La storia ha spesso posto in primo piano la figura maschile come emblema del progresso e dell’evoluzione, sottovalutando così il ruolo delle donne, che ancora oggi faticano a vedere riconosciuto il proprio lavoro. E’ pensiero comune credere che le più grandi scoperte dell’umanità siano state decise e realizzate dagli uomini anche se, come mostra la pellicola di Theodore Melfi, non è sempre così. Il passato è costellato da donne che hanno contribuito a scrivere pagine importanti della storia dell’umanità, offrendo le loro capacità e competenze al progresso sociale, scientifico e culturale.

La prima donna a mutare radicalmente la disciplina scientifica fu Marie Curie, che ad oggi è considerata la prima scienziata della storia. La stessa Margaret Thatcher, definita Lady di Ferro è una delle donne più importanti e influenti che abbiano mai calcato la scena politica: la sua tenacia e caparbietà sono emblema del cambiamento femminile. E ancora Maria Montessori, educatrice, pedagogista e medico; Simone de Beauvoir; Rosalind Franklin, ricercatrice che aiutò a rivelare la struttura del DNA ed infine, Emmeline Pankhurst, la quale fondò il Women’s Social and Political Union con il sogno di dare alle donne pari diritti di voto degli uomini.

Sono centinaia i nomi che hanno innovato il mondo e l’idea stessa di cambiamento, spesso posti in secondo piano per via del proprio sesso o colore. Questa pellicola vuole raccontare, con estrema armonia e semplicità, quanto la determinazione di tre donne afroamericane ha contribuito, ancora una volta, a cambiare le sorti della scienza.

Siamo negli anni sessanta, momento di grande fermento politico e sociale, periodo della segregazione razziale, nonostante i proclami e i primi provvedimenti governativi e presidenziali di JFK e Martin Luther King. Siamo in un periodo storico di forte ribellione, tempestato da episodi di accese contraddizioni e corsa al predominio aereospaziale. Un decennio che preannuncia grandi movimenti di protesta del ‘68 ed infine, la sensazionale impresa di Armstrong nel ‘69.

Un quadro che lascia spazio a desideri, sogni e trasformazioni di tre donne di talento, che grazie al loro ardore hanno mutato non solo la storia scientifica ma anche quella della comunità afroamericana. La pellicola riprende il valore della forza dell’essere nel mutare una realtà superficiale e retrograda: “Qualsiasi cosa tu faccia sarà insignificante ma è molto importante che la faccia, perché nessun altro la farà”. Mahatma Gandhi ci ha insegnato che ogni gesto, seppur insignificante, può modificare ogni cosa radicalmente. Ed è proprio secondo questo principio che la vita di queste tre donne ha mosso i primi passi nella trasformazione e nella riscoperta della dignità individuale, senza discriminazioni di sesso o di razza. 

Il Diritto di Contare – Recensione ed Analisi

Il caso di questa pellicola narra la storia di tre donne, dalle grandi capacità matematiche ed informatiche nel campus aereospaziale della NASA a Langley, Virginia, dove il loro talento e la loro voglia di rivalsa ha posto le basi per la vittoria americana nella competizione per lo spazio contro l’allora Unione Sovietica.

Le tre protagoniste Katherine Johnson, l’ingegnere Mary Jackson e la responsabile del settore IBM Dorothy Vaughn, interpretate magnificamente da Taraji P. Henson, Janelle Monáe e Octavia Spencer hanno reso onore ad un percorso lungo e tortuoso quale l’inserimento delle donne nel mondo lavorativo e scolastico.

Il Diritto di Contare si presenta lineare e scorrevole, puntando il riflettore sul retroscena che portò successivamente alla supremazia aereospaziale dell’America sul mondo. Il regista, Theodore Melfi, mostra una società fredda e legata al pregiudizio, riducendo tutto al mero colore della pelle.

Un assetto fortemente limitante e crudele nei confronti delle donne afroamericane costrette a vivere “separate” dal resto della comunità. Dal lato opposto il regista tenta di espandere l’idea di cambiamento, attraverso forti immagini nelle quali le protagoniste mostrano la propria determinazione e desiderio di riconoscimento. Il Diritto di Contare viene presentato seguendo due diverse scie, il sogno americano alla conquista dello Spazio e la rivalsa delle donne in un contesto razzista e asettico.

Pregiudizio e Progresso due facce della stessa medaglia

Il flusso della pellicola sembra esaminare, ponendo sullo stesso piano, il progresso e le dinamiche sociali, che spesso alleggeriscono lo spettatore dal “peso” scientifico. Il simbolo di diversità razziale viene espresso in maniera cruda e pungente mostrando la divisione dei bagni per le donne di colore, le quali sono costrette ad attraversare l’intero campus per usufruire dei servizi. Il colore della pelle sembra essere quasi “infetto” tanto da evitare il contatto con oggetti utilizzati o anche solo sfiorati dalle stesse protagonista. Silenzi vili e colmi di pregiudizi accompagnano i passi delle donne afroamericane all’ingresso negli spazi riservati ai “bianchi”.

Il Diritto di Contare non è solo un film e un varco temporale sulla situazione oppressiva imposta alla popolazione femminile e afroamericana. La frattura di questo sistema avviene quando Katherine Johnson, Mary Jackson e Dorothy Vaughn si uniscono per modificare l’idea di “donna” nel campus della NASA ponendosi al pari con ingegneri e matematici del sesso opposto. Le barriere sembrano sgretolarsi, lasciando spazio alla capacità senza sovrastrutture, “essere” e “contare” per il proprio operato e non per il proprio aspetto.

Le due scie tendono ad avvicinarsi e si intersecano quando Al Harrison, interpretato da Kevin Costner, risolve la situazione di emarginazione pur di raggiungere il suo unico obiettivo, conquistare lo spazio. E proprio attraverso questo attento bilanciamento che la trama si fonde, unendo due mondi, apparentemente opposti, per un obiettivo comune, per la ricerca e per la vittoria della propria Nazione.

Un Cast Stellare

Il film deve il suo grande successo non solo ad una storia avvincente ma soprattutto ad un cast stellare che supporta ed eleva la pellicola grazie alla capacità interpretativa di Taraii P. Henson, Octavia Spencer e Janelle Monàe, affiancate da figure di grande spessore quali Kevin Costner, Kirsten Dunst e Jim Parsons, il quale rielabora il personaggio di Sheldon Cooper nella fortuna serie “The Big Bang Theory”, con un atteggiamento insensibile e imperioso.

Ad esaltare la pellicola è sicuramente una colonna sonora ricca di anima e di storia che accompagna le vicende a colpi di soul e jazz.

Il diritto di contare è sicuramente una pellicola dal grande carattere, con un’anima libera e a volte leggera che apre una finestra sulla riflessione di ciò che è stato, rinnovando l’invito di “essere” senza paura e di realizzarsi a dispetto di tutte le condizioni sfavorevoli, perché la volontà avrà la meglio sul resto e soprattutto per citare un’altra grande donna americana Eleanor Roosevelt  : “Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni”.

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