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Dallo scritto allo schermo: Il Signore degli Anelli

Torna la rubrica ‘Dallo Scritto allo Schermo’, con l’analisi delle analogie e differenze tra “Il Signore degli Anelli” di Tolkien e quello di Jackson

Il Signore degli Anelli (The Lord of the Rings) è un romanzo fantasy scritto da J.R.R. Tolkien, il quale inaugurò il genere tramite la realizzazione dell’immaginaria Terra di Mezzo, mondo abitato da elfi, uomini, orchi, maghi e mezz’uomini (denominati hobbit), alle prese con la seconda guerra contro il malvagio Sauron. Scritto tra il 1937 e il 1949, fu pubblicato in tre volumi tra il 1954 e il 1955. Tradotto in trentotto lingue, con decine di riedizioni ciascuna, risulta il romanzo di genere fantastico più importante e una delle più famose opere letterarie del XX secolo.

Molti registi , nel corso degli anni, pensarono o tentarono di cimentarsi con una trasposizione cinematografica del più famoso romanzo di Tolkien: dopo i falliti tentativi dei Beatles e del regista John Boorman negli anni ’60, nel 1978, gli studios Rankin-Bass produssero il primo vero adattamento cinematografico di materiale legato a Il Signore degli Anelli con una versione animata televisiva de Lo Hobbit. Poco dopo, Saul Zaentz riprese da dove la Rankin-Bass aveva concluso, realizzando un adattamento animato che copriva la trama di La Compagnia dell’Anello e la prima parte di quella di Le due torri.

Questa versione animata, originalmente pubblicata della United Artists, usava una tecnica mista, che incorporava sequenze di animazione e scene dal vivo, e fu diretta da Ralph Bakshi. Il film si concludeva subito dopo la battaglia al Fosso di Helm (le Paludi Morte, il Cancello Nero e il personaggio di Faramir sono stati esclusi dall’adattamento). Nonostante i suoi sforzi, Bakshi non fu mai in grado di realizzare la seconda parte della pellicola, ma la Rankin-Bass terminò ugualmente l’opera con la versione animata di Il ritorno del re nel 1980, realizzato dallo stesso team che aveva portato sullo schermo Lo Hobbit la prima volta.

LA SFIDA DI PETER JACKSON

Dopo un reset generale durato decenni e dovuto principalmente ai passati fallimenti, nel 1995 la Miramax Films sviluppò un enorme progetto di adattamento dal vivo del Signore degli Anelli con il regista neozelandese Peter Jackson, che avrebbe dovuto svilupparsi in due film. Quando la produzione divenne troppo costosa per le intenzioni della casa di produzione, la New Line Cinema rilevò la responsabilità della produzione, credendo fino in fondo nel progetto, e ampliando il numero di film da due a tre, per rispettare meglio i tempi del libro; i dirigenti e fondatori della Miramax, Bob Weinstein e Harvey Weinstein, rimasero inseriti nel progetto, nel ruolo di produttori.

La Compagnia dell’Anello uscì nelle sale il 19 dicembre 2001 (in Italia il 18 gennaio 2002), Le due torri il 18 dicembre 2002 (in Italia il 16 gennaio 2003) e Il ritorno del re il 17 dicembre 2003 (in Italia il 22 gennaio 2004). Gli adattamenti cinematografici di Peter Jackson hanno guadagnato diciassette premi Oscar: quattro per La Compagnia dell’Anello, due per Le due torri e undici per Il ritorno del re, divenendo fin da subito una delle opere cinematografiche più apprezzate di sempre.

ANALOGIE E DIFFERENZE TRA VERSIONE CARTACEA E CINEMATOGRAFICA

Anzitutto, l’inizio: se nel volume entriamo direttamente nel vivo della vicenda, con un’interessante quanto prolissa descrizione dei preparativi del compleanno di Bilbo Beggins (protagonista de ‘Lo Hobbit’), ottima è,invece,  l’idea di introdurre la pellicola con un esauriente prologo della Terra di Mezzo, il mondo di J.R.R. Tolkien. Le scene di battaglia sono molto coinvolgenti e descrivono la vastità del conflitto in corso sintetizzando in modo fedele le vicende che i lettori scoprono nei tre volumi e che chiariscono loro il senso e gli antefatti delle gesta che via via leggono. La tecnica cinematografica solitamente ricorre ai flashback, opportunamente qui non impiegati perché interromperebbero l’epicità.

A fronte di questi indubbi meriti qualche perplessità suscita nel lettore sia la rappresentazione che si dà della morte di Elendil (Re dei Numenoreani , gli uomini amici degli Elfi) e di come suo figlio Isildur vendicandosi della morte del padre sconfigga Sauron mozzandogli via il dito con l’anello da cui deriva il suo potere :nel film la scena è veloce e fortunosa, nel libro è l’esito di una vicenda eroica fortemente perseguita, sia il descrivere la scomparsa dell’anello come conseguenza dell’imboscata in cui muore Isildur perché nel libro l’evento accade nella battaglia di Campo Gaggiolo , che è la disfatta di Isildur e della sua stirpe.
Per quanto concerne la figura degli Hobbit, essi stati resi con piena fedeltà alle descrizioni di Tolkien: le loro caratteristiche peculiari che li distinguono da tutte le altre creature della Terra di Mezzo  sono descritte con perfetta cura così come è magistralmente fedele la ricostruzione della Contea. Nonostante ciò, sono molti i tagli che il regista è stato costretto a fare, non incidendo, però,  sulla resa fedele della saga della Terra di Mezzo anche se, se si fosse fatto cenno a Tom Bombadil, il custode millenario della Vecchia Foresta insensibile alle vicende delle creature che non siano parte di questa, meglio si comprenderebbe l’universo fantastico dell’autore in cui aleggia la superiorità del perenne divenire della natura a fronte delle contingenti vicende umane, nonostante la sua ovvia impossibilità di ‘conversione’ sullo schermo.

Altra caratteristica del regista è sicuramente quella di modificare determinate scene presenti nel libro, per adattarle nel contesto cinematografico attraverso un’attenta analisi di ciò che su carta funziona ma che al cinema non può essere rappresentato; un esempio è quello della della dimostrazione della potenza di Saruman il bianco, ex amico e collega di Gandald che passa al lato oscuro: se nel libro cerca di impedire l’attraveramento dell’Eregion con i corvi o l’attacco dei lupi, nel film egli comanda addirittura una tempesta sopra il Monte Caradhras (palese richiamo alla lotta tra i giganti di montagna del libro Lo Hobbit).
Perfetta la scenografia nella ricostruzione dei luoghi descritti nel testo come illustrati da Alan Lee – illustratore della prima edizione tra il 1954 e 1955- e dall’altro famoso illustratore tolkiniano Jonh Howe. La fotografia è quanto di meglio possa desiderarsi perché non solo rappresenta ma evoca l’atmosfera tolkieniana.
Le scene ricreano in modo efficace la tensione a cui sono sottoposti i personaggi della storia e un esempio è quello della cavalcata di Arwen ( figlia di Elrond uno dei pochi Signori degli Elfi rimasto nella Terra di Mezzo) per sfuggire ai nove Nazgul gli spettri dei Nove Anelli servitori di Sauron: nel libro non c’è questo episodio ma la scena molto coinvolgente, lungi dall’intaccare la fedeltà al libro, ne evidenzia per lo spettatore il senso .

Si ammiri la perfetta ricostruzione della drammatica sequenza dell’attacco di ColleVento, dove Frodo è assalito dai Nazgul che vogliono riprendersi l’anello e che compendia nel film anche il significato dell’episodio descritto nel libro, dello scontro a ColleVento tra Gandalf e i Nazgul. Molto fedele è la scena dell’arrivo a Khazad-Dum del Balrog (un demone dei tempi che furono) e del duello che ingaggia con Gandalf , episodio quest’ultimo mirabilmente reso seppur assai difficile da trasportare in film per le poche descrizioni sul Balrog che J.R.R. Tolkien dà nel libro e che sono tutte presenti nel film.

DIFFERENZE E ANALOGIE SUI PERSONAGGI

La prima differenza riguarda la trasfigurazione di Bilbo. Sullo schermo, la trasformazione appare molto più “epica” di come viene descritta nel libro; in realtà, il suo essere estremizzata al massimo, dipende dal dover riuscire a rendere al meglio le lunghe e dettagliate descrizioni fatte da J.R.R. Tolkien in una sequenza di pochi minuti.
La seconda differenza riguarda la trasfigurazione di Galadriel, la Regina degli Elfi di Lothlorien, nel rifiutare l’Unico Anello, che nel film è descritta in maniera cruenta, a discapito di un ben più dolce descrizione offertaci nella versione cartacea.
All’interno del film troviamo addirittura una scena non presente nel libro: stiamo parlando del duello tra Saruman e Gandalf; sebbene essa sia resa in maniera impeccabile e sia molto utile ai fini della trama cinematografica, occorre precisare che è totalmente inventata.
Come già anticipato, i personaggi sono, invece, estremamente fedeli al testo, e lo stesso si può dire dei dialoghi che intrattengono. Tutti, i personaggi della Compagnia (gli Hobbit , Pipino, Peregrino Tuc, Merry, Meriadoc Brandibuck, Sam Gamgee), Gandalf e Saruman, Boromir, Aragorn e la regina Galadriel, sono la perfetta espressione delle parole, dalle movenze, ai costumi, passando per le espressioni.
Insomma, è uno di quei rari casi cinematografici in cui nulla è stato tolto al testo e nessuna recriminazione è possibile.

ARTICOLO A CURA DI GIOVANNI MORESE E ILARIA ORZO

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