Immigrazione: la memoria corta dell’italiano medio

Immigrazione

L’immigrazione in Italia riaccende la “paura dell’altro” nelle italiche coscienze. Gorino e Milano, unite alle statistiche sugli italiani all’estero, mostrano le contraddizioni del pensiero medio nella nazione

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Malcom X, uno dei più grandi attivisti dei diritti degli afroamericani e dei diritti umani, parlando della “memoria” che un popolo deve mantenere viva per migliorarsi ed evitare gli errori precedenti, disse: “La storia è la memoria di un popolo, e senza una memoria, l’uomo è ridotto al rango di animale inferiore.”

La concezione di Malcom X, tristemente attuale, tende ad evidenziare come l’essere umano sia incline tanto alla riproposizione degli errori quanto all’involuzione della persona nei rapporti con i suoi simili.

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È proprio questa la paradossale situazione che ha caratterizzato la penisola italica nell’ultima settimana sul tema immigrazione.

Un tema che non solo ha permesso di portare alla luce situazioni al limite del paradossale, ma ha anche fatto riemergere l’ antico vizio dell’italiano medio quando si parla delle proprie migrazioni.

Andando per ordine, questa settimana si è resa celebre per tre situazioni differenti ma strettamente legate fra loro: la questione Gorino, l’incendio di una palazzina di immigrati a Milano e le statistiche sugli italiani all’estero.

Al di là della semplice cronaca, raccontate nei giorni scorsi dai diversi mezzi di informazione, le tre “faccende” permettono una seria, ed ampia, riflessione su quale “binario morto” è diretto il Bel Paese.

Entrando nel merito della questione, si può dire che per quanto riguarda i primi due casi si assiste ad una vera e propria involuzione, e totale distorsione, del pensiero italico medio.

Anomalie

Entrambi i casi, infatti, hanno evidenziato due serie anomalie.

La prima è dettata dalla classica giustificazione, tipica del neo razzista nostrano, del “non sono razzista ma ognuno a casa sua” che evidenzia come, oltre ad ignorare totalmente i danni che anche la nostra nazione compie nelle zone considerate e che hanno costretto la gente a fuggire dai luoghi di appartenenza, si ignori, ancora una volta, tutto ciò che hanno passato i nostri antenati, in epoche neanche troppo lontane, e come noi stessi stiamo riproponendo la stessa cura che i nostri nonni hanno subito in passato.

Allo stesso tempo, ciò che lascia ancor più sconcertati, è quell’atteggiamento caritatevole cattolico, quando quelle stesse persone coinvolte a Gorino, in particolar modo, subiscono le ingiustizie nei propri paesi.

In sostanza, le donne presenti nel gruppo dei 18 di Gorino (per lo più nigeriane) erano sfuggite ad attacchi di Boko Haram (‘organizzazione terroristica jihadista sunnita diffusa nel nord della Nigeria) o perseguitate perchè cristiane.

In questo caso, la domanda che sorge spontanea è: Perchè quando queste donne vengono, ingiustamente, maltrattate nel loro Paese perché cristiane ci si indigna tanto, spingendo in certi casi all’ “odio religioso”, mentre quando devono essere accolte le si respinge anche con “modi” non proprio consini alle persone?

Statistiche sugli italiani all’estero

La seconda tematica, invece, riguarda una ricerca effettuata dal Centro studi e ricerche Idos e dalla rivista interreligiosa Confronti in cui si evince che il numero di connazionali all’estero è di gran lunga superiore a quello degli stranieri sul nostro suolo.

Anche in questo caso, sorge naturale un ulteriore quesito: Dato il, becero, ragionamento “medio” italiano sull’immigrazione, come può essere considerato questo dato? Un’invasione degli italiani all’estero?

Le domande, che futilmente potrebbero essere controbattute dall’individuo medio nazionale (con risposte tipo “I nostri vanno per lavorare” o “Vanno a fare le persone serie fuori dall’Italia, non a giocare“), trovano la classica giustificazione che i “nostri”, intesi come gli “occidentali”, rappresentano i “buoni”, gli “onesti” e i “laboriosi”, mentre gli “altri” il “male”, i “cattivi”, i “ladri” o gli “stupratori”.

Chiaramente  ciò fa riflettere, e anche molto, dati i tre episodi significativi ma, nonostante tutto, si assiste, di giorno in giorno, ad un’involuzione che, oltre a mettere a serio disagio l’intera nazione, mostra quanto l’Italia non solo non abbia imparato nulla dal suo passato ma sia in grado di riproporre tutti quegli atteggiamenti che fino a pochi anni prima venivano criticati.

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