La Maschera si racconta in esclusiva per i lettori di Zon

La Maschera

In occasione del concerto a Piazza dei Giovani, La Maschera racconta la nascita del gruppo e la Napoli “Allegra”

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Cinque ragazzi giovanissimi, conservatori reazionari, una mano tesa alla tradizione, l’occhio e l’orecchio verso l’innovazione. Loro sono Eliano Del Peschio (basso), Marco Salvatore (batteria), Alessandro Morlando (chitarra solista), Vincenzo Capasso (tromba) e Roberto Colella (voce, chitarra, tastiere, flauti, sax e chalumeau) che insieme formano La Maschera.

In occasione del concerto del 30 Maggio all’Università degli Studi di Salerno a Piazza dei Giovani, abbiamo fatto due chiacchiere con Roberto Colella, frontman e polistrumentista del gruppo.

Siete dell’idea che l’unico schieramento possibile sia quello a favore del Sud per un suo futuro riscatto?

In realtà sono un po’ contrario per questo schieramento geografico, perché ci sono persone che preferiscono il Sud al Nord e viceversa. Ridurre il tutto ad una lotta tra Nord contro Sud è riduttivo, sono più nel dare valore al Mezzogiorno (come nei film Western), credo vada fatto in maniera intelligente, non “attaccando” il Nord, ma valorizzando la cultura del Meridione, creando una porta ed un canale per arrivare ad uno schieramento a favore della nostra arte. Non penso che chi come Liberato sia contro il Nord, ma è più un “Se vi piace è bene se non vi piace è bene lo stesso”.

Il primo album si intitola “O’ Vicolo ‘e l’Alleria”, cosa rappresenta l’allegria per La Maschera?

E’ una delle due componenti forti dell’animo Napoletano, l’allegria e la malinconia, e secondo me l’allegria le racchiude entrambe, perché a Napoli quando qualcuno è felice racchiude sempre un po’ di malinconia dentro di se. Io sono un tifoso della felicità, quindi nella vita non bisogna vivere ponendosi il problema di chi ci vuole infelici ma circondandoci di persone positive.

Pensi che la vostra musica possa aiutare una città come Napoli?

Se c’è qualcosa che rappresenta Napoli e viene accolta positivamente c’è solo da essere felici, sono anche un po’ contro a chi critica a prescindere senza sapere, Napoli è molto più di Gomorra o quello che ci fanno vedere.

Leggendo il testo diPullecenella sembra di leggere la descrizione di un Napoletano qualunque, sconsolato ma non del tutto, uno di noi insomma. E’ questo il messaggio che lasciate a chi ascolta la canzone?

Questo Pulcinella non è altro che l’antieroe, la parte negativa dei Napoletani che pensano solamente a stare tranquilli e farsi i fatti loro. Il testo della canzone dice “È cos’ ‘e niente je me ne vaco p’ ‘a strada mia Vieni cu mmé te port’ ‘int’ ‘o vicolo ‘e l’Allerìa” e questo è un po’ quello che uccide la collettività Napoletana, quindi l’antieroe andava messo in un posto che era un “non-luogo” ossia il Vicolo dell’Allegria, che non esiste ma possa trovare riscontro a chi lo cerca nella propria vita.

Quello che caratterizza la vostra musica è quello di usare svariati strumenti, avete intenzione di sperimentare altro in futuro?

Sicuramente c’è la voglia di esplorare vari suoni e vari strumenti elettronici, principalmente perché sono un malato della musica e suono un quantità enorme di strumenti  proprio perché ho una grande curiosità. L’incontro con Laye Ba mi ha portato a conoscere nuove sonorità acustiche, direttamente dall’Africa,  e proprio nel nuovo progetto ci saranno queste tipo di novità già assaporate nel brano “Te vengo a cercà”.

 

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