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Lontano dalla civiltà, vicino a Mazinga Zeta

Lontano lontano/molto lontano/oltre l’acqua corrente/e l’elettricità…

 

Ho fatto il colpo gobbo, classico e addirittura banale nelle modalità, ma sconvolgente quanto alle conseguenze.

 

“Piero, dammi un gratta e vinci qualsiasi, di quelli da cinque euro, tanto uno vale l’altro.”

 

Eccola la mano unta del tabaccaio che avresti detto più a suo agio tra i pistoni e le valvole di una 1100 che a rovistare, svogliata, tra i cartoncini colorati.

 

Con un sorriso che già si atteggia a consolazione per un’altra sconfitta, mi fa scivolare un gratta e vinci sulla cinque euro di resto abbandonata sul bancone.

 

Mi guardo intorno quasi con circospezione. Il far inghiottire il tagliando dalle pagine dell’agenda e il precipitarmi fuori dal tabacchino, è tutt’uno.

 

Lontano da occhi indiscreti, per quella colpa contadina che ti fa maledire ogni euro speso a coltivare illusioni, mi siedo su una panchina, di spalle alla strada.

 

Cinquanta centesimi. Gratto, come sempre, prima due miei numeri, e poi ne cerco conferma tra i numeri vincenti. E ancora altri due, e l’ennesima discrepanza mi fa riprendere a grattare.

 

La cinquanta centesimi, ormai, scarrozza disillusa su macerie argento-sconfitta.

 

Un numero. Quattro. Due numeri. Entrambi quattro.

 

Al di sotto del quattro, una strusciata decisa come l’azzardo o lenta come un’agonia?

 

Basta. Imprimo forza alla circonferenza della moneta, e gratto via deciso.

 

Cinquecentomila euro. La somma giusta per giustificare un mancamento.

 

Ok, mi riprendo, tenendo sempre stretto in mano, quasi una seconda pelle, il gratta e vinci del riscatto.

 

Cinquecentomila euro. La somma giusta per mandare a fanculo le pratiche stitiche, i colleghi spocchiosi, i clienti ingrati: gli ingranaggi della mia snervante “produzione”.

 

Lontano. E’ una vita che ci voglio andare. Sì, proprio lì, lontano.

 

Lontano/Lontano/oltre Milano/oltre i gasometri/oltre i manometri/oltre i chilometri/e i binari del tram…

 

Sono sul “mare” più esteso del pianeta. Navigo sull’Oceano Pacifico, a bordo dell’Esmeralda, lungo la rotta di Vasco Nùnez de Balboa. Soprattutto, sono lontano da tutto quello che ha a che fare con la civiltà, con le convenzioni sociali, con l’eterna efficienza.

 

Siamo io, mia moglie e i miei due figli, nudi e in contatto diretto con lo spirito del mondo.

 

Niente costumi, niente scarpe, niente diaframmi tra noi e la natura (a parte la “coperta” preziosa dell’Esmeralda).

 

Sulle acque, a mo’ di vessillo del consumismo, spunta il Mazinga Zeta dell’infanzia che fu.

 

Sotto di esso, un continente immenso di lampi e bagliori plastici bianchi, rossi e blu.

 

Tutto intorno, per chilometri e chilometri, il continente di plastica.

 

La luna la luna/degli ululati/lascia ai poeti/la classicità/ Là voglio arrendermi/in braccio a una musica/che chiude il discorso/dell’urbanità…

 

 

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About Vincenzo Benvenuto

Avvocato e scrittore ("Tra le pieghe di un sorriso", 2010; "Le dita del Comandante", 2017). Ideatore e curatore del blog: deambulandosolvitur.blogspot.it Collaboratore ZON da settembre 2014.

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