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Sbarco migranti - foto archivio zon

Migranti, torna la calma nel cpa di Cona dopo la rivolta

Sembra essere tornata la calma nel cpa di Cona, dopo che alcuni migranti avevano impedito a 25 operatori di uscire dal centro

A scatenare la protesta dei migranti, “ospiti” del centro di prima accoglienza di Cona, è stato il ritrovamento di una loro compagna ivoriana, Sandrine Bakayokopriva di vita.

Secondo l’autopsia la giovane donna di 25 anni sarebbe morta in seguito a una trombo-embolia polmonare, rendendo vani i tentativi di rianimazione da parte dei sanitari del 118 che ne hanno dichiarato il decesso nel pronto soccorso piovese.

Questa ricostruzione dei fatti, però, non coinciderebbe con le testimonianze dei migranti del centro, i quali avrebbero denunciato ritardi nell’arrivo dei soccorsi. “È stata anche colpa della negligenza della cooperativa, l’ambulanza è arrivata solo 8 ore dopo”, hanno raccontato alcuni ospiti del centro. In una nota del 118 di Padova, infatti, si legge che la chiamata di soccorso era giunta alle 12.48, ma come raccontato i testimoni, si è dovuto attendere l’arrivo di una seconda ambulanza, quando per la donna era ormai troppo tardi.

Nel pomeriggio la situazione è degenerata: i rifugiati colmi di rabbia e disperazione per l’accaduto, avrebbero iniziato a dare fuoco ad alcuni oggetti del centro – riporta il Corriere della sera – obbligando gli operatori a rifugiarsi nella struttura. Alle 2 di notte sono stati poi liberati, in seguito ad una mediazione con le forze dell’ordine.

In realtà, come racconta il commissario capo Luca Vincenzoni, più che una rivolta violenta si è trattato di un gesto istintivo dettato dalla disperazione. I rifugiati “hanno chiuso il cancello e gli operatori sono rimasti dentro ma è eccessivo parlare di un sequestro. Non c’è stato il minimo gesto violento”, racconta il commissario.

Per ora la situazione sembra essersi ristabilita, ma alcuni dei migranti continuano la protesta impedendo l’ingresso dei pasti.

Rivolta migranti: il fallimento dei centri di accoglienza

Per il Sindaco di Cona, Alberto Panfilio, il problema della situazione dei migranti nel cento di prima accoglienza è una conseguenza delle politiche sull’immigrazione.

Questo centro era nato nel luglio 2015 per ospitare 15 migranti – spiega il primo cittadino – in agosto erano già 300. Già allora sentivo i governanti parlare di necessità di sfoltire le fila, ma siamo arrivati ora a 1.500, questo è il fallimento dell’accoglienza e dell’organizzazione”.

In Italia ormai, la situazione verte nel più totale caos. Infatti in seguito alla riapertura dei controlli dello spazio Schengen, se prima l’Italia era una zona di passaggio per i migranti in fuga, ora è diventata una vera e propria meta.

Dal 2015, sono migliaia i rifugiati richiedenti asilo che giacciono inermi nel limbo della lenta burocrazia, in attesa di un permesso che non avranno mai. Secondo la legge del Testo unico dell’immigrazione, solo tre nazionalità hanno diritto alla protezione umanitaria (eritrei, siriani e iracheni), tutti gli altri (ovvero i più numerosi) sono costretti a rimanere nei centri di prima accoglienza, impreparati all’arrivo di così tanti migranti, in attesa dell’espulsione.

Mentre l’Europa resta impassibile sulle sue decisioni, casi sempre più frequenti come quelli della giovane Sabrine, diventano solo una storia in più da raccontare.

 

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