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Natale

Natale con la mamma e i meccanismi di difesa dell’Io

Guida pratica al Natale con la famiglia, i pareri della mamma, le domande scomode e la comprensione dei meccanismi di difesa dell’Io

Natale. In occasione delle feste natalizie, Donna ZON non aveva le idee chiarissime su cosa proporre ai suoi lettori e lettrici. Dopo aver analizzato e proposto le opzioni più disparate, durante una conversazione come un’altra che di lavorativo aveva poco, è arrivato il lampo di genio.

Perché lo so che un po’ tutti di questi tempi abbiamo pensato al rapporto genitori-figli, meglio ancora forse il rapporto con il nucleo familiare. Che siano ricordi passati o piccoli scontri ancora attuali, il rapporto con la famiglia è preso in analisi soprattutto durante le feste natalizie, quando avete il cellulare pieno di messaggi da numeri sconosciuti che senza dire altro vi scrivono “anche a te e famiglia!”, per intenderci.

A Donna ZON  ci siamo quindi chiesti  come poter raccontare il rapporto di una donna ormai adulta con una madre autoritaria, anche se il termine potrebbe sembrare non completamente pertinente. Vi ricordate mai delle recite di Natale?

Della famiglia accomodata su sedie minuscole a battere le mani, sia che foste l’albero del bosco incantato sia che foste la fata protagonista della favola? Ricordate tifoserie compatte o qualche applauso sporadico durante i vostri 15 minuti di fama?

Cosa dice la psicologia

In psicologia si chiama “meccanismo di difesa dell’Io” quello che negli anni porta le figlie a cercare di sganciarsi e ridimensionare la figura della madre altamente idealizzata e percepita come irraggiungibile.

Molto spesso i meccanismi di difesa dell’Io portano a fare la cosa opposta rispetto all’idea del genitore. È forse questo il motivo per cui a diciassette anni avete tanto insistito per presentare a tutti i parenti quel fidanzato che alla mamma non è mai piaciuto e che la nonna ha comunque dimenticato due ore dopo.

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Natale con la mamma e i meccanismi di difesa dell’Io

Per lo stesso motivo continuate ad andare ai cenoni della vigilia con i capelli tinti di un colore che nessuno dei vostri parenti apprezza, quegli orecchini che la mamma vorrebbe che togliessi e quel vizio di accettare il bicchiere di vino che vorrebbe che tu non bevessi.

Più del parere delle nonne, delle zie, delle cugine, quello che a una giovane figlia interessa è l’opinione della madre. Che tu sia albero sullo sfondo, narratrice dietro il sipario o protagonista della scena, gli applausi degli zii non riescono a capovolgere l’effetto di un appunto della madre.

Se chi legge può capire, deve conservare del Natale e di tutte le sue piccole iniziative un ricordo singolare. E proprio a chi lo capisce  è importante dire che se ne esce, non temete.

A Natale puoi…

Che siate state l’albero o la principessa, ad un certo punto si smette di pensare che si poteva cantare meglio nei panni di Maria di Nazaret, ma che inspiegabilmente sei stata l’albero più acclamato della rappresentazione qualche anno prima.

E se state temendo che la cosa possa risolversi  per forza in un tragico “non sarò mai come mia madre”, con annesse sedute dallo psicologo, non è sempre detto. Secondo gli psicologi, il processo della crescita prevede per l’uomo una sorta di omicidio dello spettro della figura paterna e per la figlia l’allontanamento parziale se non totale dalla figura della madre.

Per cui al vostro cenone continuate a portare quel taglio di capelli che la mamma non apprezza, quel fidanzato che vorrebbe più loquace, quella tinta che vi ha sconsigliato, quegli orecchini che non ha mai approvato e dite sì all’offerta di un bicchiere di vino.

E se le vostre madri dovessero chiedervi perché non le ascoltate, parlate loro dei meccanismi di difesa dell’Io e dite loro che tutto sommato le amate, recitine di Natale e difesa dell’Io a parte.

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About Gabriella Mazzeo

Gabriella Mazzeo
Vent'anni di chiacchiere, aspirante giornalista con una predisposizione al troppo caffè. Studentessa di Lettere moderne, appassionata di cinema, serie tv, libri. Scrivo dove posso, anche quando non posso. Temibile femminista.

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