“Non è un paese per giovani”, la recensione del film di Veronesi

Veronesi
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Giovanni Veronesi torna nelle sale cinematografiche con il suo ultimo lavoro “Non è un paese per giovani”, pellicola che racconta di un’ Italia che non ha più spazio per i giovani

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L’Italia non è decisamente un paese per giovani. A pensarlo o, con un pizzico di coraggio, ad urlarlo a gran voce sono in tanti. Tra questi, anche il regista toscano Giovanni Veronesi che, a tre anni dall’ultimo “Una donna per amica”, torna sul grande schermo con una pellicola intensa, coraggiosa e quanto mai attuale.

La trama

Sandro (Filippo Scicchitano) e Luciano (Giovanni Anzaldo) si arrangiano alla meno peggio facendo i camerieri in un ristorante, pur coltivando sogni più ambiziosi.

Il primo è gentile, insicuro e molto introspettivo. Vorrebbe diventare uno scrittore, ma la sua ambizione gli appare sempre più utopica. Luciano, dal canto suo, vorrebbe scappar via dall’Italia ed intraprendere un’attività che gli possa consentire di vivere dignitosamente e, soprattutto, in pace con sé stesso.

E’ proprio sua l’apparentemente folle idea di aprire un chiringuito su una spiaggia a Cuba, dove tutto può ancora succedere, il mare è trasparente e, cosa ancor più importante, l’accesso ad Internet è centellinato dallo Stato.

I due, grazie soprattutto al sacrificio economico del padre di Sandro (interpretato da un sempre magistrale Sergio Rubini), partono alla volta di L’Avana, dove ad attenderli ci sarà una ragazza molto sui generis, Nora (alias Sara Serraiocco), strana sì, ma al contempo estremamente autentica e affettuosa.

Sul suolo cubano i due ragazzi italiani vanno essenzialmente alla ricerca di loro stessi, ritrovandosi molto diversi rispetto allo specchio mentale all’interno del quale erano abituati a riflettersi con ormai tanta abitudine.

Sandro inizia davvero a credere di poter realizzare tanto l’obiettivo chiringuito quanto il sogno di diventare scrittore; Luciano, al contrario, si perde nel mondo dei combattimenti clandestini di L’Avana perché “fare a botte lo far star bene” e la violenza spietata è l’unico, vero leit motiv di una vita – la sua – indegna di essere vissuta.

L’analisi del film

“Non è un paese per giovani” risulta essere, in primis, un lavoro estremamente ricco di spunti. Le storie dei tre protagonisti meriterebbero, invero, ciascuna una pellicola dedicata, il che testimonia l’ottimo lavoro svolto in fase di sceneggiatura.

In più, a tenere unite queste storie così intriganti, c’è una tema di fondo affrontato – finalmente – senza timore di risultare retorici.

L’Italia, dal primo all’ultimo minuto del film, ci appare nell’unico modo in cui oggi può essere effettivamente rappresentata, ovvero, come un fantasma.

L’attributo più sincero mediante il quale, tanto per noi spettatori quanto per i protagonisti della storia, è possibile riferirsi ad essa è l’incorporeità.

Oltre a non essere un paese per giovani, si fa persino fatica a ritenerlo un paese effettivamente esistente perché, nella riproduzione filmica, non ha connotati di realismo, piuttosto appare come un pianeta disperso nel cosmo di cui si sono perse le tracce.

Cuba, al contrario, qualcosa di reale ha, eccome. Si caratterizza come una dimensione quasi gotica nella quale il culto delle rovine assurge a cifra stilistica di un luogo che, pur diversissimo da quello di un tempo, ha ancora la fondamentale possibilità di dirsi reale.

In queste atmosfere così contrastanti, Veronesi non può fare a meno di sottolineare il disagio che provano i ragazzi di oggi nel trovare il loro posto nel mondo, situazione questa che li costringe a ricercare altre soluzioni.

Ciò che colpisce sin da subito in “Non è un paese per giovani” è il rimarcare la grande quantità di persone che vivono questa condizione attraverso video da loro realizzati nei quali spiegano le motivazioni che li hanno portati ad abbandonare la fantasmatica Italia.

I personaggi

Veronesi

Veronesi è stato bravissimo nel selezionare attori che hanno offerto ottime interpretazioni nei loro rispettivi ruoli.

L’intera vicenda fa, ovviamente, perno sulla triade di protagonisti che, in virtù della loro profonda diversità, riescono a creare un’incredibile alchimia, evidente agli occhi dello spettatore.

Scicchitano e Anzaldo mostrano un feeling notevole e si completano a vicenda dando un senso di forte pathos scenico soprattutto allorché i due si trovano a scontrarsi in una sequenza di campo-controcampo che li vede, per la prima volta, drasticamente divisi nel nuovo modo di intendere la vita che stanno scegliendo.

Sara Serraiocco, poi, è il vero jolly di “Non è un paese per giovani”. La sua interpretazione di Nora arriva diritta al cuore; l’attrice abruzzese riesce a raccontarci la storia di una ragazza apparentemente stramba che, al contrario, custodisce un’anima meravigliosa all’interno della quale a dominare sono la sensibilità, l’innocenza e la capacità, nonostante le tante peripezie di una vita comunque ancora giovane, di saper amare con tutta sé stessa.

Nota di merito finale anche per l’esilarante Nino Frassica, ristoratore “pseudo-napoletano” di stanza a Cuba che, dopo aver preso sotto la sua ala il povero Sandro, riserverà a quest’ultimo e al pubblico in sala divertentissimi momenti di ordinaria follia.

 

 

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