Giffoni Experience 2017, Paolo Giordano: “sarò sempre lettore”

Paolo Giordano

Paolo Giordano ospite della Masterclass della seconda giornata del Giffoni Experience. “Sarò per sempre un lettore, non so se sarò per sempre uno scrittore”

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Presente alla seconda giornata del Giffoni Experience 2017 lo scrittore italiano Paolo Giordano, autore di tre romanzi tradotti in tutto il mondo. “La solitudine dei numeri primi”, Premio Strega pubblicato nel 2008, è al momento il suo capolavoro, oltre ad essere la sua opera più nota al grande pubblico.

Entra nella sala dell’Antica Ramiera con la timidezza che sembra contraddistinguerlo anche nella scrittura e si irrigidisce quando capisce di essere in diretta streaming. Sorride e ritorna in sé per rispondere con grande ironia, profondità e intelligenza alle domande dei ragazzi in sala. Mentre parla non si sente alcun rumore, tutta l’attenzione è canalizzata su di lui e sul suo mondo. Perché Paolo Giordano, come mente, come persona e come scrittore, catalizza l’attenzione con educazione, senza fuochi d’artificio, in maniera estremamente elegante e semplice, nell’accezione più particolare che il termine può assumere.

Giordano racconta il suo rapporto con il cinema senza rispondere da subito alla domanda posta. Ha molto da dire, ma ci riprova e si prende del tempo per ricordare le serate al cinema con la famiglia. “Con il cinema ho un rapporto continuo fin da quando ero bambino” – esordisce lo scrittore dopo aver salutato il pubblico – “sono sempre stato un ammiratore del cinema. Mi ci approccio come ci si approccia uno spettatore, un po’ come facevo con i libri prima di iniziare a pubblicare i miei romanzi. Prima de “La solitudine dei Numeri Primi” mi approcciavo alla carta come un semplice ammiratore, adesso la mia libertà di essere entusiasta con i libri, che io continuo ad amare, è molto più ristretta. Con il cinema continuo ad essere un semplice amatore e ho la mia libertà di essere fan. Da bambino io andavo al cinema quando ero in vacanza in un paesino di montagna con la mia famiglia, non era un’abitudine della mia vita torinese. A undici anni ho avuto l’indipendenza di andare al cinema da solo e ho cominciato ad andarci tutte le sere”

A proposito del rapporto fra cinema e letteratura, Giordano ha spiegato la sua idea di rappresentazione su pellicola di una storia nata su carta. “Sono dell’idea che se un libro esiste, dovrebbe bastare a se stesso. Il film è un superfluo, anche se oggi c’è la tendenza soprattutto da parte dell’industria editoriale di cercare la vita di una storia anche fuori dalla pagina. Credo che sia essenziale che ci sia un’esigenza specifica diversa da parte del regista nel rappresentare una storia già esistente. Nel caso de “La solitudine dei Numeri Primi”, se io avessi voluto fare il paladino della mia storia, il film sarebbe stato inutile. Il patto era che la storia portata al cinema fosse una versione diversa, con altre esigenze creative, della mia storia”

Sulla costruzione dei suoi romanzi, lo scrittore si è soffermato a lungo, rispondendo a domande riguardanti la caratterizzazione dei suoi personaggi e il suo rapporto con carta e penna. “Non baso mai i miei personaggi su una conoscenza vera e propria in materia di psicologia. Credo sia sbagliato partire dalla volontà di rappresentare una patologia o un tipo psicologico: i libri sono scadenti quando si basano su stereotipi, anche se nella letteratura di consumo trovano grande successo. Per me scrivere è un’esigenza, c’è qualcosa che non mi rende sempre completamente felice e questo mi influenza in maniera diversa da come potrebbe sentirsi influenzato qualcun altro. Non studio i miei personaggi, però cerco di umanizzarli, di farli respirare. Per un romanzo ci vuole tempo che nella vita di tutti i giorni non impieghiamo quasi più per nulla. Se è destinato ad essere, cresce con noi ed è solo dandogli tempo che possiamo vedere veramente dove la nostra storia vuole andare”

 

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