Phubbing, la malattia che distrugge le relazioni affettive

phubbing

Distogliere l’attenzione dal proprio interlocutore per dirottarla sullo smartphone sarà capitato a tutti almeno una volta. Ebbene, questo atteggiamento sarebbe una vera e propria malattia, e avrebbe anche un nome, phubbing

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Il suo nome deriva dalla fusione di due termini, “phone” (telefono) e “snubbing” (snobbare) e, secondo uno studio pubblicato su Computers in Human behavior, sarebbe la tendenza a trascurare il proprio interlocutore per controllare lo smartphone. Questo modo di fare, denominato phubbing, sarebbe una prassi consolidata per quasi la metà delle persone oggetto di questo studio che, nel 30% dei casi sottolineano la mancanza di attenzione da parte del proprio compagno e addirittura il 20% di loro avrebbe ammesso che sarebbe stato proprio questo atteggiamento ad incrinare la relazione.

Non è una questione di gelosia o sospetti in merito all’identità della persona con cui il partner sceglie di interagire in quel momento, quanto la sensazione di essere lasciati soli e il senso di inadeguatezza che deriverebbe dal fatto di non riuscire a catalizzare su di se l’attenzione dell’altro. I maniaci del phubbing, del resto, si comportano in questo modo perchè si illudono che le innumerevoli relazioni virtuali stabilite con i propri followers, siano più gratificanti di quelle reali.

Lo studio

I risultati frutto di quello studio, pubblicato un paio di anni fa, hanno evidenziato come il 36,6% dei volontari non si vedesse riconosciuta la giusta attenzione dal proprio partner e che il 22,6% aveva avuto dei problemi nella propria relazione proprio a causa di questo atteggiamento. A due anni di distanza, però, gli autori di quella ricerca sono tornati sull’argomento e hanno pubblicato un nuovo studio, questa volta sul Journal of the Association for consume research.

Meredith David e James A. Roberts, della Baylor University’s Hankamer School of Business, nel Texas, affermano che chi subisce questo tipo di atteggiamento per reazione si rifugia, a sua volta, nello smartphone e nel social network, alla ricerca di quel tipo di attenzione in cui il partner è carente.  Quest’ultimo studio, denominato Phubbed and Alone: Phone Snubbing, Social Exclusion, and Attachment to Social Media, afferma che “Quando un individuo subisce phubbing si sente socialmente escluso, e questo conduce ad un bisogno molto forte di attenzione. Ma invece di recuperare l’interazione faccia a faccia, e così ricostruire un senso di inclusione, i partecipanti alla nostra indagine si sono rivolti ai social network per riguadagnare quel senso di appartenenza”.

E ancora “Subire l’esclusione da phubbing è anche collegato a un indebolimento del proprio benessere psicologico. Infatti chi viene escluso più spesso per questi atteggiamenti ha fatto registrare più elevati livelli di stress e depressione”.

I dati

Le persone coinvolte nello studio, suddiviso in due fasi, sono state più di 330. Dai dati è emerso che quasi la metà di chi subisce phubbing ha dedicato al proprio spartphone più di un’ora e mezza al giorno, e il 25% di questi ha ammesso di aver trascorso questo tempo sui social. Inoltre, oltre un terzo di chi è stato sottoposto a questo trattamento di “esclusione sociale” ha indicato nella ricerca di interazione con persone nuove la ragione di questa fuga verso le piattaforme virtuali.

Insomma, che si trascuri o che si venga trascurati, la conclusione è sempre la stessa: i social network ci allontanano dalla realtà, e alimentano un irreale senso di sicurezza che viene dato dai commenti e dai consensi che gli altri esprimono su di noi. Per liberarvi da questa dipendenza e tornare ad avere delle relazioni sociali soddisfacenti esistono delle app che riescono a monitorare l’uso del cellulare durante il giorno. Fra le tante c’è Break Free, Moment, il cui slogan è “Posa il tuo telefono e torna alla tua vita”…più chiaro di così!

 

 

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