Presidenziali francesi: la fine della partitocrazia classica e l’emergere dell’incertezza

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Presidenziali francesi

Presidenziali francesi e nuovo scenario politico/partitico. Quale sarà il futuro transalpino e dell’Europa?

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Dopo le snervanti attese, seguite da catastrofiche previsioni per influenzare il voto, si è arrivati finalmente ad un primo verdetto nelle Elezioni Presidenziali francesi.

La giornata di ieri, che ha premiato al primo turno il centrista Macron e la leader del FN Le Pen, oltre a tenere con il fiato sospeso gli “analisti” di mezza europa, ha fatto emergere una serie di dati che non solo mettono al centro l’intera europa ma anche il modus operandi della partitocrazia europea degli ultimi anni.

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Infatti, ciò che balza maggiormente agli occhi non è di certo la cavalcata dei candidati ma due elementi, inseriti tanto l’ambito partitico quanto quello politico interno, che hanno praticamente generato una nuova fase immersa nella storia dell’intero globo da circa due anni a questa parte.

Il primo elemento, di natura politica, è determinato dalla scomparsa del quadro politico nazionale di punta dei partiti storici di destra e di sinistra.

Al contrario di Fillon, che comunque ha sfiorato il secondo turno ponendosi in una posizione di opposizione (almeno apparente) a tutte le politiche dell’ultimo governo, il PS si è accreditato al suo minimo storico (6%) in virtù della trasformazione avuta negli ultimo periodo di mandato Hollande.

Questo punto, che ha investito la quasi totalità della “sinistra” mondiale, si è reso protagonista in quanto l’ambito socialista/socialdemocratico negli anni ha mutato totalmente la sua natura, spostandosi sempre più al centro e andando a rappresentare sempre più quell’establishment tanto criticato quanto seguito.

Il secondo elemento, invece, riprende decisamente la politica interna francese.

Le due alternative rimaste, difatti, rappresentano, in rapida sequenza, due bombe ad orologeria che prima o poi metteranno in dubbio diverse certezze nazionali e sovranazionali.

Se da un lato Macron rappresenta quanto di “ordinario” fatto durante il periodo Hollande, data la sua appartenenza al governo del Paese come Ministro dell’Economia e il suo programma fortemente promotore dello status quo, dall’altro Le Pen rappresenta sia la rabbia per lo condizioni interne allo Stato che tutta la politica che la stessa Francia non vuole.

La vittoria di uno dei due alle Presidenziali francesi garantirebbe, con tempi e modalità diverse, lo scoppio di ulteriori situazioni difficilmente controllabili e ampiamente fuori dalla portata del futuro Presidente.

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