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Prince, un anno fa moriva la rockstar di “Purple Rain”

Il 21 aprile 2016, a soli 57 anni, moriva Prince, colonna portante della musica rock funk anni ’80

Esattamente un anno fa, a soli 57 anni, veniva a mancare Prince, colpendo duramente il mondo della musica con una delle perdite più profonde degli ultimi anni. Per omaggiarlo, dopo un anno dalla sua scomparsa, vogliamo riattraversare le tappe principali sua vita e la sua intensa carriera musicale

Prince, pseudonimo di Prince Rogers Nelson, nacque nel 1958 a Minneapolis, in Minnesota. I suoi genitori Mattie Della e John Lewis Nelson, entrambi afroamericani, erano inseriti nel mondo della musica jazz (non è un caso che fossero originari della Louisiana). Lei cantante jazz e lui pianista e compositore, con il nome d’arte Prince Rogers suonava nella band Prince Rogers Trio, da cui poi il figlio attinse lo stesso nome artistico. Dunque fu naturale l’interesse che Prince maturò fin da bambino verso la musica ed, infatti, ad appena sette anni scrisse il suo primo brano “Funk Machine”.

Grazie ad una serie di incontri fortunati durante l’adolescenza con quelli che sarebbero poi diventati importanti produttori musicali, come Adrè Cymone e Jimmy Jam, appena ventenne la Warner Bros, nel 1978 lo rese il più giovane produttore discografico. Con un budget di 180.000 dollari, inizialmente destinato alla produzione di tre album, Prince ne realizzò solo uno, For you, quello che poi è diventato il primo di una a dir poco prolifica discografia, che si chiuderà con un totale di 39 album da studio e svariate raccolte. Questa prima incisione, dalle sonorità disco-dance tipiche degli anni ’70, ottenne un buon successo e fu la prima dimostrazione al grande pubblico del suo grande talento, non solo come cantante, ma anche come polistrumentista, al punto tale da essere definito come il “nuovo” Stevie Wonder.

A partire da questo momento inciderà uno o addirittura due album all’anno fino al 1996, anno in cui finalmente si riuscirà a liberare dal suo contratto con la Warner Bros. . Ciò nonostante, anche negli anni successivi, quando rimase indipendente da qualunque etichetta discografica, il suo processo di elaborazione musicale si manterrà sempre molto abbondante.

Il successo mondiale arriva però con la pubblicazione del suo sesto album nel 1984, il celeberrimo Purple Rain, di cui sono state vendute oltre 20 milioni di copie in tutto il mondo e che rientra praticamente in tutte le classifiche dei 100 Migliori Dischi di Sempre stilate da qualunque rivista.

“Purple Rain”  fu anche la colonna sonora dell’omonimo film, di cui Prince stesso fu protagonista, e a cui fece vincere l’oscar come migliore colonna sonora. Per di più giunse contemporaneamente in cima alle classifiche dei singoli, degli album e film (battendo così un record che fino ad allora era stato raggiunto solo dai Beatles).

L’album contiene i brani di Prince più famosi universalmente, quali Purple Rain”, “When Doves Cry” e Let’s Go Crazy. Tuttavia fu la canzone “Darling Nikki” a creare grande scalpore, infatti nel suo testo recita “I knew a girl named Nikki – I guess u could say she was a sex fiend – I met her in a hotel lobby – Masturbating with a magazine” (“Ho conosciuto una ragazza di nome Nikki – si potrebbe definirla una maniaca sessuale – l’ho incontrata nella hall di un albergo – mentre si masturbava con una rivista“). A causa de testo ritenuto osceno, fu introdotto l’obbligo di inserire l’adesivo Parental Advisory sulle copertine degli album che contenessero canzoni giudicate troppo audaci.

Numerose furono le collaborazioni con altri artisti, come quella con il trombettista jazz Miles Davis, con il quale ci fu una contaminazione artistica reciproca che si protrasse per lungo tempo, o quella con Madonna, per la quale scrive “Love Song” e suona la chitarra elettrica in diversi altri pezzi contenuti nel disco Like a Prayer (1989). Con Madonna c’erano molti progetti in porto, che non vennero mai realizzati a causa della rottura del loro rapporto. I due infatti intrattennero anche un breve flirt, terminato in malo modo, che portò i due cantanti, anche e soprattutto per ragioni professionali, a non rivolgersi la parola per vent’anni. A seguito della loro riconciliazione nel 2011, Price dichiarò in un’intervista che fu proprio la presenza di Madonna, anche lei sotto contratto con la Warner Bros., uno dei motivi del suo crescente contrasto con la casa discografica.

Nel corso degli anni ’90 il rapporto tra la Warner e l’artista si inasprisce sempre di più, al punto tale che, non essendo proprietario delle sue registrazioni a causa di un cavillo contrattuale, tra il 1993 e il 2000 decise di utilizzare un nuovo nome d’arte per marcare con forza la sua autonomia artistica. Il nuovo nome consisteva nell’acronimo TAFKAP, cioè The Artist Formerly Knows As Prince (L’Artista Precedentemente Conosciuto Come Prince).  In questo periodo vengono pubblicati Come (1994), un disco incentrato sul sesso in tutte le sue sfumature nel quale ha inserito delle registrazioni contenti i gemiti di una donna durante un orgasmo, e Emancipation (1996), l’incisione che segna il divorzio dalla storica etichetta discografica.

La baraonda di sfacciata sensualità, che aveva determinato lo stile musicale di Prince dagli albori della sua carriera, subisce un’improvvisa sferzata ai principi del terzo millennio. Il musicista diventa, vegetariano (e successivamente vegano estremo), si converte ai Testimoni di Geova e inizia un digiuno musicale, quale probabile conseguenza di un ventennio di continue incisioni spesso frutto di pressioni contrattuali.

Nel 2004 ritorna il successo con Musicology, ventisettesimo album in studio e che lo fa entrare nella Rock and Roll Hall of Fame. Durante la cerimonia di premiazione Alicia Keys, nel presentarlo, dice “Ci sono molti re. Re Enrico VIII, Re Salomone, Re Tut, Re James, King Kong e i three kings. Ma c’è solo un ‘Prince’.

Durante gli anni di autonomia musicale si dedica a quello che vuole e quando vuole: realizza album registrati durante le esibizioni vivo, produce diverse incisioni puramente strumentali, distribuisce gratuitamente al pubblico i propri CD durante i concerti (addirittura nel 2007  Planet Earth viene regalato con ogni copia del giornale britannico The Mail), organizza e cancella concerti all’ultimo minuto.

Anche le due ultime pubblicazioni, vale a dire gli album HITNRUN phase I e HITNRUN phase II, rappresentano lo stile imprevedibile del cantante, uscendo a sorpresa entrambi nel 2015 sulla sua piattaforma online Tidal.

Prince riesce a spiazzare il mondo intero ancora una volta il 21 aprile 2016, ma stavolta non per il suo talento musicale. Viene ritrovato esanime in un ascensore all’interno del Paisley Park, il complesso di studi di registrazioni e luogo di residenza del cantante, a Chanhassen, una località nei pressi di Minneapolis. In base al referto medico ufficiale, il decesso è stato causato da una “overdose accidentale da Fetanyl”, un forte antidolorifico. Secondo alcune testate americane di gossip, alcuni giorni prima della morte sarebbe stato sottoposto ad un trattamento di urgenza dovuto ad una precedente overdose da oppiacei.

La scomparsa di Prince ha addolorato il mondo della musica e dello spettacolo, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore dei fan. La sua musica ha lasciato un’impronta indelebile che ha segnato la strada della musica del XX secolo. Il suo stile musicale, unico ed irrepetibile, è frutto del mix di black music, rock, funk , strizzando spesso l’occhio anche a rap, dance e pop. Irrequieto, talentuoso, ribelle e soprattutto imprevedibile, Prince è stato l’autore di una musica che rappresenta un’eredità dal valore inestimabile della sua e delle future generazioni.

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