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Renzi e i rappresentanti della minoranza dem

Renzi e la nuova pace universale del Pd

Renzi inaugura il nuovo periodo della pace universale. In realtà, la strategia del segretario investe questioni tanto politiche quanto partitiche che potrebbero far saltare il banco da un momento all’altro

L’estate italiana 2017, oltre a registrare il caldo record in molte zone della Penisola, è riuscita a far emerge un quadro politico talmente confusionario da far girar la testa con l’afa giornaliera.

Fra vecchie e nuove defezioni e rinvii di comodo per la tenuta della maggioranza, sta andando in scena un atipico intreccio fra la sfera politica e partitica.

Le dichiarazioni del segretario nazionale Renzi, spesso di indirizzo dell’azione politica pur non essendo più al Governo, hanno reso nota una strategia che da un lato tende a distendere gli animi interni in vista di appuntamenti cruciali e dall’altro tenere ben salda l’area di Governo dall’esterno.

Questi due elementi si sono resi visibili grazie alla nuova pace universale del Pd, in cui lo stesso Renzi ha riaperto la porta alla minoranza pur dettando, in maniera ferrea, la linea partitica.

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Renzi e i rappresentanti della minoranza dem

Considerando l’ambito prettamente politico, si può dire che questo aspetto è visibile proprio nella pax che risuona come più come un richiamo all’ordine che come una distensione degli animi.

Da questo punto di vista, il segretario dem ci ha visto lungo dato il momento cruciale per la propria credibilità politica, e del partito, identificabile nella legge elettorale.

Dopo aver fatto saltare il banco per un’inezia, gestendo la questione anche in malo modo, il Pd non può assolutamente venir meno ai dettami di Corte Costituzionale e Presidente della Repubblica, in quanto si rischierebbe un autogoal elettorale – tanto a livello di immagine quanto a livello di possibili “regole” penalizzanti –  a pochi mesi dalle politiche.

Il fattore, che comunque non andrebbe ad incidere sull’esperienza Gentiloni, è strettamente legato alla questione partitica e fa riferimento all’appuntamento elettorale in Sicilia.

Sull’isola, al netto delle questioni extra-regionali che hanno colpito Presidente e Giunta, Renzi si gioca praticamente tutto, con una debacle che potrebbe aggravare la salute interna.

Difatti, in caso di mancata conferma del governatore, il rischio è quello di un nuovo fuggi fuggi generale, cominciato ufficialmente dopo le amministrative, che obbligherebbe, sempre più, ad un maggiore centralismo nella gestione del partito ed un’ulteriore corsa alla contrattazione mese per mese.

 

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