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Renzi, il sistema partitico italiano e la coalizione anti-Grillo

Renzi illustra il suo nuovo piano post elettorale. La possibile alleanza con il nemico di sempre Berlusconi, però, mette in dubbio tutte le “regole” di un sistema partitico degno di questo nome

Nell’epoca della maggiore volatilità elettorale, determinata anche da una serie di cambiamenti epocali a livello istituzionale, il sistema dei partiti è riuscito ad adattarsi talmente bene ai cambiamenti presenti nella società da ipotizzare una sorta di “quarta via” che vada bene per tutte le stagioni.

Infatti, nel pieno della campagna elettorale per le primarie del PD, l’ex Presidente del Consiglio Renzi si è lasciato andare a dichiarazioni tanto particolari quanto paradossali.

Illustrando il suo piano per la prossima legislatura, in cui Renzi ipotizza (con un occhio alla legge elettorale da approvare) delle alleanze post tornata, il massimo rappresentante dem non ha escluso un’alleanza con il nemico di sempre, Berlusconi, in chiave anti-M5S.

assemblea nazionale pd Renzi

La nascita del nuovo contenitore, da cui verrebbero esclusi – anche con una certa forza – gli ex alleati di Mdp, oltre a far emergere la consueta “solidarietà nazionale” tipica degli ultimi anni, ha permesso di individuare due elementi che mettono in completa discussione sia l’intero sistema partitico attuale che la differenza tra l’uno e l’altro schieramento.

Entrambi i punti, logicamente legati fra loro, avrebbero il merito di evidenziare le diversità dell’offerta politica e, allo stesso tempo, far emergere dei forti dubbi sulla bontà, o meno, di quanto proposto per il “bene del Paese”.

Partendo dal primo punto, si può dire che la mossa a sorpresa di Renzi riesce a scardinare in un colpo solo tutte le premesse dei sistemi teorizzati dai politologi italiani.

Facendo leva sulla necessità di governare senza “controcanti” e sulla forte matrice centrista di, ormai, tutte le formazioni presenti nello spettro italiano, la proposta del futuro segretario dem si basa sulla sostanziale voglia di vincere ed imporre le proprie idee a tutti i costi.

In questa particolare situazione, la differenza fra l’una e l’altra organizzazione partitica non solo verrebbe meno ma impedirebbe, all’elettore medio, di comprendere realmente la necessità di rimanere divisi con, sostanzialmente, una stessa visione della realtà (quasi del tutto non corrispondente a ciò che accade nella Penisola).

Questo ultimo punto, inoltre, si riccolega anche alla seconda problematica posta.

Difatti, data l’estrema ratio paventata dal “lider maximo” dem, la domanda che sorge spontanea è: se fino a questo momento le due forze hanno seguito un proprio percorso, quale sarebbe la garanzia dell’uniformità di intenti illustrata nel periodo pre-elettorale?

E ancora, perchè solo ora che il “pericolo”di sconfitta è molto alto, ci si pone il problema di mettersi insieme anche se non si condivide nulla dal punto di vista storico, ideologico e politico?

A tutte queste domande, chiaramente, non è possibile dare una risposta e, in atttesa di chiarire le reali volontà dei protagonisti, sarà possibile solamente ipotizzare quale sarà la prossima mossa delle alte sfere della nostra “cara” Italia.

 

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