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Renzi, Verdini e il nuovo asse politico italiano

Il nuovo asse Renzi – Verdini anticipa gli scenari del futuro sistema partitico italiano. L’entrata ufficiale nella maggioranza di Ala rende l’ingenua minoranza dem sempre più marginale nello scenario politico nazionale

Per il filosofo greco Aristotele la politica è la scienza che studia la vita degli uomini in collettività, in cui il  compito dello Stato è promuovere la felicità e il benessere dei suoi cittadini.

Analizzando le principali forme di governo, Aristotele afferma che la base su cui si fonda una forma di governo comprende l’obbligo di chi amministra di tenere conto della volontà dei cittadini.

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Renzi – Verdini

Quando ciò non avviene si hanno le tre forme degenerate che il filosofo individua nella  tirannide (la monarchia degenerata), nell’oligarchia (l’aristocrazia degenerata) e nella democrazia.

Una tale concezione della democrazia (intesa come demagogia, cioè degenerazione della democrazia stessa), in cui l’errore principale è quello di accompagnare la popolazione verso una “omologazione collettiva”, è possibile ritrovarlo ai giorni nostri osservando l’attuale campagna elettorale per le amministrative del 5 giugno.

In questa è possibile scovare una serie di novità assolute del panorama politico/partitico italiano che stanno “modellando” in maniera del tutto peculiare la nostra penisola.

Considerando la nuova tattica adottata dal partito di maggioranza relavita, si possono evidenziare due elementi specifici: il primo dato dal nuovo asse portante Renzi – Verdini ed il secondo dalla recente forma di “apatia politica” della minoranza dem.

Andando per ordine e considerando il primo fattore, si può constatare come il via libera dato da Renzi&co a Verdini nella gestione della campagna elettorale apre uno scenario totalmente nuovo in Italia.

In primo luogo, attraverso il tuor elettorale partito dalla Calabria ed arrivato a Napoli, il sostegno esplicito ai candidati Pd rivela sia l’effettiva entrata in maggioranza del movimento creato dall’ex braccio destro di Berlusconi, che la trasformazione di questo in “partito rilevante”.

L’adesione, seppur in punta di piedi (almeno in apparenza e senza effettive cariche nell’esecutivo), di Ala nella maggioranza di governo, rende i verdiniani da un lato una componente “più che importante”, in grado cioè di creare e distruggere coalizioni di governo, e dall’altro  “bastone politico” della maggioranza e, allo stesso tempo, vera “alternativa” alla minoranza interna (considerata il più delle volte fastidiosa ed inopportuna).

Continuando sul tema della minoranza interna è possibile considerare il secondo elemento evidenziato che riprende il particolare atteggiamento della “sinistra dem” (che tanto “sinistra” non si è rivelata) all’interno del Pd.

In una situazione come quella attuale, ignorando totalmente il pericolo isolamento (ricordate il “Fassini chi?“) e la conseguente scomparsa, la minoranza dem sta, praticamente, facendo di tutto per “perire” (politicamente si intende).

Infatti, mentre da un lato porta avanti la personale “battaglia interna” contro il dispotico segretario/premier Renzi, dall’altro non mette in atto nulla di concreto per far valere le proprie ragioni (rendendosi, addirittura, a tratti comica).

Inoltre, sottovalutando la “forza” dei verdiniani nell’attuale composizione renziana, si limita a “sterili battute” (una su tutte è la celebre dichiarazione “Sconsiglio di fare fotografie con Verdini”) senza capire in alcun modo che il ruolo di “stampella” del governo, a cui erano stati relegati dopo l’elezione a segretario dello stesso Renzi, gli è stato definitivamente “scippato” da Ala rendendoli praticamente inutili sia dal punto di vista politico che decisionale.

All'”alba” del grande panorama partitico italiano le “grandi manovre” sono già iniziate e le novità (ahimè non del tutto positive) sono una realtà in piena evoluzione.

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