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Sanremo 2017: la sintesi e il commento sulla terza serata

La terza serata di Sanremo 2017 è stracolma di musica. 16 cover cantate, 4 nuove proposte e 6 brani nel torneo di eliminazione. Una scorpacciata di brani (forse anche troppo)

Fin dalle 20:30, quando Carlo Conti inizia a presentare la seconda semifinale delle Nuove Proposte di Sanremo 2017, si ha la sensazione di essere davanti a una lunghissima serata. Impressioni confermate quando si supera addirittura l’ 1:00 ed il colpo di sonno è dietro l’angolo. Forse la formula a 22 concorrenti è davvero troppo.

LE NUOVE PROPOSTE

Maldestro- “Canzone per Federica”. Classica canzone di Sanremo per il giovane napoletano. Niente di memorabile sebbene la sua voce calda risulti molto interessante. Si aggira comunque dentro la sua comfort-zone che gli fa evitare scivoloni pericolosi. In alcuni punti la voce è solo accennata. Passa il turno.

Tommaso Pini- “Cosa che danno ansia”. Punta molto sulla presenza scenica sia per quanto riguarda le movenze che per la mimica facciale. Risulta un brano simpatico, leggero, giovanile come è giusto che sia. Testo originale per un Sanremo e arrangiamento elettro-synth che accompagna la sua acuminata voce. Non passa il turno.

Valeria Farinacci- “Insieme”. Unica donna in gara ed unica a non portare un pezzo composto di sua mano. Una classica ballad con piano ed archi che sostengono una voce ovattata e forzatamente vibrata. Oggettivamente la proposta meno interessante della serata. Non passa il turno.

Lele-“Ora mai”. Nonostante il testo sia piuttosto nella norma con un utilizzo classico delle parole, il ragazzo mostra di possedere un buon talento. Senza dubbio la voce più interessante della serata che esplode bene nel ritornello. Passa il turno.

LE COVER DEI BIG

Chiara- Diamante. La vincitrice di X-Factor si cimenta con un brano di Zucchero scritto con De Gregori nel 1989. Accompagnata dal Maestro Mauro Pagani prima con la mandola poi col violino, Chiara esegue un pezzo decisamente nelle sue corde. Buona interpretazione vocale, forse meno nella gestualità. Rispettosa, genuina.

Ermal Meta- Amara terra mia. Una canzone, quella di Domenico Modugno, che sembra calzata a pennello per Ermal, albanese che lascia la sua terra su di un barcone. Realizza un’esecuzione spoglia (come è giusto che sia), sentita e dolce. Emozionante nella parte in falsetto dando uno schiaffo morale a quanti dubitavano delle sue capacità canore. Emozionante, suggestivo, commovente.

Lodovica Comello- Le mille bolle blu. Una performance sicuramente migliore di quella della prima serata (difficile fare peggio). Ma cara Lodovica, leggerezza del brano non vuol dire per forza facilità d’esecuzione. Forse questo brano di Mina è ancora troppa roba. Inadatta per Sanremo.

Albano- Pregherò. Arrangiamento con organo per questo brano di Adriano Celentano che a sua volta “coverizza” Stand By Me. Risulta un brano forse non adatto per una voce come quella di Al Bano che in certi punti fatica a stargli dietro ed ha un inizio piuttosto incerto. Rimane comunque un’esibizione degna di un grandissimo professionista. Senza infamia e senza lode.

Fiorella Mannoia- Sempre e per sempre. Un brano, quello di De Gregori, intenso ed azzeccato per una voce come la sua. L’accompagnamento al piano del maestro Danilo Rea e gli archi di tappeto, poi, fanno il resto. Fiorella riesce sempre a rendere ogni pezzo suo. Fa strano vederla in gara con tanti altri artisti nettamente inferiori a lei. Interprete di un’altra categoria.

Alessio Bernabei- Un giorno credi. Uno dei tasti dolenti della serata. Brano del ’73 del grande Edoardo Bennato che forse è troppa roba per lui. Un inizio con un registro basso mantenuto per niente bene ed un continuo che non fa altro che peggiorare le cose. Colpa di una voce che non si sposa affatto con il genere. Esecuzione in generale piuttosto piatta e senza parti memorabili. Osa troppo, mangiato dalla canzone.

Paola Turci- Un’emozione da poco. Una grande artista che sceglie il brano di un’altra grande artista quale è Anna Oxa. Scontro tra titani che la Turci supera indenne grazie alle armi a sua disposizione: eleganza, sguardo penetrante ed una capacità di tenere il palco come pochi. Il suo stile rock fatica a nascondersi. Poderosa, aggressive.

Gigi D’Alessio- L’immensità. Sceglie un pezzo di Don Backy del lontano ’67, anno in cui Gigi nasceva. L’accento neomelodico si sente tutto, ma non è questo il problema. La sua interpretazione è poco convinta e non emoziona. Guadagna la sufficienza grazie ad un bell’arrangiamento che lo aiuta e ad una buona esecuzione vocale. Sufficiente.

Francesco Gabbani- Susanna. Il buon Francesco entra con il solito maglioncino shock imbracciando una chitarra elettrica. Forse l’unico tra i concorrenti in gara a potersi cimentare con onore con un moSanremostro sacro quale Celentano. Canta con una naturalezza ed una spregiudicatezza insolita per essere al primo anno tra i Big. Convincente, stile molto personale.

Marco Masini- Signor tenente. Un grande artista che rende omaggio ad un altro grande, Giorgio Faletti. Sceglie un capolavoro della musica forse poco conosciuto ai più. Ne viene fuori una versione meno recitata ma più cantata, resa incalzante dal sottofondo col piano. Nel finale un’interpretazione personale di Masini fa commuovere il pubblico che gli rende omaggio con un fragoroso applauso. Omaggiante, rispettoso, commovente.

Michele Zarrillo- Se tu non torni. La canzone del buon Miguel Bosé è tra le più inflazionate della storia della musica. Una scelta a botta sicura per il cantante romano che però emoziona poco. Un finale che mette in mostra una bella voce spaccatimpani non risolleva certo la situazione. Facile.

Elodie- Quando finisce un amore. Scelta pericolosa, invece, per la seconda classificata di Amici. Il brano di Riccardo Cocciante del 1974 nascondeva molte insidie ma Elodie mette in mostra eccezionali doti di interpretazione aiutata anche da un bell’arrangiamento avvolgente. Matura, bella.

Samuel- Ho difeso il mio amore. L’ex frontman dei Subsonica sceglie il suo brano preferito, scritto dai Nomadi nel lontano 1968. Nell’ esecuzione si avvale anche dell’accompagnamento di Christian Montanarella, batterista dei Linea 77. Un’interpretazione vocale della strofa fa ricordare vagamente “Coriandoli a Natale” e risulta efficace. Un pò meno, invece, nel ritornello. Soddisfacente, da apprezzare, sopra la media.

Sergio Sylvestre- Vorrei la pelle nera. I presupposti per un’esecuzione che faccia saltare l’ Ariston di Sanremo ci sono tutti. Voce poderosa, arrangiamento Funk, brano autoironico e collaborazione con i Soul System, vincitori di X-Factor 2016. Peccato che un problema tecnico (stando a Carlo Conti) rovini tutto e renda l’esecuzione una lenta agonia fuori tempo destinata a finire male. Non classificato, ingiudicabile.

Fabrizio Moro- La leva calcistica della classe ’68. Ancora De Gregori. Una dedica al figlioletto, un’esecuzione come al solito penetrante e graffiante, un’abilità nel tenere un pezzo ritmicamente complesso. Tutti ingredienti che alla fine compongono un piatto buono ed apprezzabile. Efficace, profondo.

Michele Bravi- La stagione dell’amore. Un inizio di accompagnamento flebile che poi si irrobustisce subito. Una scelta, quella di Battiato, forse un pò troppo pericolosa per il buon Michele che comunque esce con le ossa parzialmente rotte. Bel finaleCon tantissimi margini di miglioramento.

Alla fine la classifica premia Ermal Meta. Sul podio anche Paola Turci (2° posto) e Marco Masini (3° posto). Classifica più che giusta che premia un ragazzo pieno di talento che è esploso fin troppo tardi.

TORNEO DI ELIMINAZIONE

I  sei “bocciati” delle prime due serate (Ron, Raige e Giulia Luzi, Bianca Atzei, Clementino, Giusy Ferreri, Nesli e Alice Paba) ripresentano i loro brani inediti per guadagnarsi l’accesso alla finale.

Le due coppie vengono eliminate definitivamente (come è giusto che sia) e gli altri 4 vengono ripescati.

GLI OSPITI

Apre la serata il Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna (mai invitato in 57 anni fi Festival) che celebra i 60 anni dello Zecchino d’Oro cantando tanti brani appartenuti all’infanzia di ciascuno.

Primo ospite della serata è la signora Maria Pollaci di 92 anni, un’ostetrica a domicilio che ha fatto partorire oltre 7000 bambini.

Commovente l’esibizione dell’orchestra Reciclados de Cateura del maestro Fabio Chavez, testimonial dell’Unicef. Un’orchestra di 60 elementi composta da ragazzini rubati alla povertà più assoluta che utilizzano strumenti ricavati dalla spazzatura. Eseguono “Libertango” e ricevono l’applauso dei maestri d’orchestra.

Intorno alle 10 compare il tanto atteso Crozza con la sua amata copertina. Imita anche Papa Francesco.

Il primo ospite internazionale della terza serata di Sanremo è Mika, sempre più italianizzato. Inizia con un bel siparietto-dialogo con l’orchestra ed un monologo sul potere della musica. Poi esegue alcuni dei suoi pezzi di maggior successo (“Grace Kelly”, “Team World” e “Boum Boum Boum”). Conclude la sua comparsata con un omaggio a George Michael cantando la sua “Jesus to a child”.

Breve apparizione di Alessandro Gassman e Marco Giallini (che presentano il loro nuovo film “Beata ignoranza”) e di Anouchka Delon e Annabelle Belmondo.

Dopo la mezzanotte, prima del torneo di eliminazione, entrano in scena Luca e Paolo. Dopo un bel siparietto con Carlo Conti recitano un dialogo sulla paura. Sopraggiunge Maria de Filippi a dar manforte al duo comico.

Conclude la terza serata di Sanremo LP, cantautrice di origini italiane dal successo mondiale. Canta “Lost on You” e “Other People” non dopo essersi cimentata in una gara di fischi con il buon Conti, questa sera più sciolto che mai.

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