Soglie sì, soglie no: il falso in bilancio impunito

falso in bilancio

La vicenda riguardante il ddl anticorruzione, con riferimento specifico al falso in bilancio, sta mettendo in mostra un amaro teatro che sembra non portare a una specifica direzione il nostro Paese

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Il tutto è cominciato con il citato disegno di legge, presentato da Piero Grasso prima della sua elezione a Presidente del Senato, in cui, con l’obiettivo di porre fine alle “leggi ad personam” in materia finanziaria, si puntava a eliminare le cosiddette “soglie di impunibilità” (introdotte dal Governo Berlusconi nel 2003) per il reato di falso in bilancio.

La strada intrapresa, che effettivamente segna la discontinuità con le legislazioni precedenti, traccia un preciso solco all’interno del quale stanare tutte le possibili violazioni.

La materia, però, è stata tralasciata per molto tempo ed è ritornata in auge solamente il 24 dicembre 2014, con il famoso “blitz” dell’attuale maggioranza di governo, attraverso l’ introduzione dell’art. 19 – bis all’interno della delega fiscale.

Questo articolo introduce ufficialmente il tema delle tanto discusse soglie in quanto si stabilisce, chiaramente, che non si viene più puniti se Iva o imposte sui redditi evase non sono superiori al 3%.falso in bilancio

La mossa, che ha generato numerose polemiche tanto nelle opposizioni (escludendo FI che vedrebbe uno sconto sulla pena del suo leader nel processo sulla compravendita dei diritti Mediaset) quanto nella maggioranza, ha portato a una situazione di stallo legislativo in cui la disciplina sul tema ha avuto evoluzioni di giorno in giorno.

Infatti, dopo aver accantonato inizialmente la discussione (con annesso “mea – culpa” del premier Renzi), si è arrivati a un “batti e ribatti” di dichiarazioni in difesa della nuova delega fiscale.

Il primo a prendere parola è stato il guardasigilli Andrea Orlando che, respingendo l’accusa di essere a favore del falso in bilancio (“Non siamo amici dei criminali, abbiamo ascoltato le preoccupazioni degli imprenditori”), ha difeso il provvedimento facendo riferimento a un “presunto aiuto” in favore delle imprese di fronte a eventuali errori.

A fare eco al Ministro della Giustizia è intervenuta, inoltre, anche la maggioranza dem che, oltre ad avallare la tesi presentata da Orlando, ha rilevato il punto di forza della riforma: la presenza di un impianto simile negli altri Stati Europei (affermazione poi smentita dalle varie testate).

Si arriva finalmente ai giorni nostri, quando (ieri, 16/2/2015) la maggioranza di governo, dopo aspre polemiche e dibattiti su diversi fronti, cambia totalmente rotta (almeno secondo fonti ANSA).

Infatti, si decide di eliminare la famosa “soglia” (giunta nel frattempo al 5%) e d’introdurre una differenziazione legata al fatturato con una punibilità da 2 a 6 anni al di sopra di un certo volume e da 1 a 3 anni al di sotto.

Anche in questo caso, però, sembra di essere di fronte a un palliativo rispetto a un incisivo intervento sull’evasione, tanto utile al nostro Paese in questo momento.

Nonostante la scomparsa delle soglie sembra rimanere quella zona d’impunibilità che garantirebbe una facile via d’uscita ai “furbetti” di turno.

Barriere o meno, la soluzione al problema appare ancora lontana e le “cure” che s’intendono adottare sembrano garantire tutto fuorché la punibilità del reato stesso.

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