Tanjevic e la rivoluzione nel basket italiano

Tanjevic

Tanjevic avvia la rivoluzione nel movimento cestistico italiano. Le idee dell’ex coach della nazionale alla Fip

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Il basket italiano, dopo anni di insuccessi dovuti ad una mancata programmazione, cerca di rilanciarsi nella palla a spicchi che conta.

La sfida, di per sè ardua – trattandosi di una condizione al limite del gestibile – , è stata affidata al tenace Bodgan Tanjevic, campione europeo con l’ItalBasket nel 1999, e da buon visionario il caro Boscia ha messa in tavola sin da subito i suoi progetti.

Bogdan Boscia Tanjevic

Nel Consiglio Fip svoltosi qualche giorno fa, l’ex coach del Montenegro ha tracciato le linee programmatiche che dovrebbero portare ad una svolta nel nostro movimento cestistico, partendo da una visione generale della palla a spicchi odierna.

In sostanza, escludendo la provocazione dei due stranieri in campo – ostacolata sin da subito, e non poco, da LegaBasket – , Tanjevic è intervenuto su ciò che da più di un decennio impedisce al basket nostrano di emergere fra le altre potenze: i giovani.

Questa intuizione, per nulla rivoluzionaria ma da sempre scartata dalle alte sfere di Fip e FIBA – in grado solamente di esaltare le nazionali (fallimentari) più forti degli ultimi venti anni – , si lega tanto al settore azzurro, riformato totalmente, quanto a quello culturale cestistico, al fine di dare una sterzata nei prossimi dieci anni.

QUESTIONE NAZIONALE

Per quanto riguarda il settore azzuro, la maggiore novità è dettata dalla nascita della nazionale under 14.

Affidata a Gregor Fucka, ora consulente di Trapani in A2, l’under 14 avrà il doppio compito di restringere i tempi in termini di ripresa – in pratica lo staff si adopererà immediatamente per scovare i nuovi talenti nascosti – e lavorare su atletismo e fisico, punti deboli proprio dai tempi di Fucka e Tanjevic in nazionale.

Il dato negativo di questo intervento, però, è riscontrabile negli altri settori che vedendo una sostituzione totale delle guide tecniche – con tanto di rispetto per personalità come Dalmasson – impone una nuova ricostruzione, stralciando totalmente il lavoro fatto da Sacripanti e Buscaglia negli ultimi due anni.

QUESTIONE CESTISTICO/CULTURALE

E’ forse la parte più importante della proposta che conduce verso un ragionamento semplice ma ignorato troppo a favore delle inezie che hanno causato il disastro attuale.

Ricominciare dai giovani e dalla base atletica – Tanjevic lamentava, in maniera anche provocatoria, una mancanza addirittura nel terzo tempo e nel tiro – è la cosa più naturale che si possa fare in un movimento ormai ai minimi termini.

L’apparire più che il fare, infatti, è stata la nota dolente di tutta la gestione Petrucci, che ha preso la prima decisione saggia richiamando l’italo-montenegrino a dirigere i lavori, a scapito di un basket nazionale in affanno e sempre meno competitivo in Europa, per non parlare dell’ambito internazionale.

Data questa situazione, quindi, la decisione più ovvia era puntare su una nuova cultura della palla a spicchi più che su altro, trasformando i vivai – almeno quelli nazionali – in una fucina di future stelle a disposizione di tutto il territorio.

 

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