Cresce la tensione tra Usa e Nord Corea dopo il missile sul Giappone

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Un missile lanciato dalla Corea del Nord ha sorvolato il Giappone prima di cadere nelle acque dell’oceano Pacifico, aumentando la tensione con gli USA e il Giappone

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Il missile lanciato martedì dalla Corea del Nord ha scatenato reazioni allarmanti da ogni parte, aumentando i rischi di un conflitto (almeno a quanto pare delle dichiarazioni dei capi di stato coinvolti).

Il missile, lanciato alle 5 e 58 di martedì, ha sorvolato il Giappone per circa quattordici minuti prima di cadere nel Pacifico in acque internazionali. Cresce così la tensione con gli USA, principale bersaglio polemico (e non solo) della Corea di Kim Jong-un.

Trump ha infatti affermato che nella situazione attuale “tutte le opzioni sono sul tavolo“. Anche l’eventualità di un conflitto sembra quindi accrescersi; “le azioni di minaccia” tuttavia, a detta del presidente americano, “aumentano solo l’isolamento del regime nordcoreano”.

“Il mondo ha ricevuto l’ennesimo messaggio forte e chiaro: questo regime ha segnalato il suo disprezzo per i Paesi vicini, per tutti i membri delle Nazioni Unite e per gli standard minimi di comportamento accettabile a livello internazionale, ha poi proseguito il Presidente statunitense.

Per il governo giapponese “il lancio è un atto di un’estrema gravità e costituisce una seria minaccia per la sicurezza dell’intera regione”, secondo le parole del primo ministro Shinzo Abe. La provocazione ai danni del Giappone è infatti chiarissima, e in un colloquio telefonico Abe e Trump sembrano aver ribadito come non si possa allentare in nessun modo la pressione sul regime di Pyongyang.

La Cina si è limitata invece a chiedere moderazione e autocontrollo a tutte le parti coinvolte, tramite il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying, lanciando un appello per l’apertura di trattative di pace, dal momento che le sanzioni “non sono in grado di risolvere la questione alla radice”.

Sull’inutilità delle sanzioni sembra d’accordo anche la Russia, il cui vice ministro degli Esteri Sergei Riabkov ha dichiarato come “è chiaro a tutti che l’opzione delle sanzioni si è ormai esaurita” e che pertanto “maggiori sanzioni non risolveranno il problema”. “C’è una tendenza all’escalation delle tensioni e siamo estremamente preoccupati”, ha ribadito Riabkov.

Parole di ferma condanna sono arrivate anche da Emmanuel Macron e da Theresa May. L’Italia ha dichiarato tramite il ministro degli esteri Angelino Alfano che “la frequenza dei test missilistici di Pyongyang e il continuo sviluppo delle relative tecnologie rappresentano fonte di grande e crescente preoccupazione, oltre a destabilizzare l’equilibrio regionale”.

Continuano inoltre da parte Pyongyang le minacce alla base americana sull’isola di Guam. Le tensioni non sembrano pertanto destinate ad allentarsi.

 

 

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