L’ultimo discorso dell’Obama presidente. Invito alla partecipazione ideologica al motto di “Yes we can”

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Chicago stay alive. Obama si congeda ai suoi elettori e ringrazia Michelle

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L’ultimo discorso di Barack Obama da presidente della Repubblica federale statunitense si è tenuto a Chicago, città che lo ha visto trionfatore nel 2008, incoronandolo 43esimo presidente degli Stati Uniti, e nel 2012, in occasione della vittoria per il suo secondo mandato.

La notte di Chicago ha avuto i toni solenni con cui Barack Obama ha abituato il mondo e i suoi elettori, detrattori compresi; ma molto diversa è la situazione del Paese che il capo di Stato americano consegna al suo successore e ai suoi elettori. Ventimila le persone giunte al McCormick Place per  accoglierlo con sonori applausi.

Obama ha espresso il suo orgoglio nell’aver servito il Paese e nell’aver difeso alcune battaglie civili, i matrimoni gay, e politici, l’eliminazione di Osama Bin Laden, ammettendo poi la gravità della situazione economica del paese e il timore di una recrudescenza del pregiudizio razziale.

Non nominando mai il suo successore, Donald Trump, Obama lancia però avvertimenti sul rispetto della Costituzione e sulle discusse e diverse opinioni in materia di immigrazione, fisco e cambiamenti climatici.

Obama non ha inteso fare un discorso fondato su allarmismi, ma porsi al servizio degli Stati Uniti da cittadino ed invitando gli elettori a fare altrettanto, ridando l’antico smalto al suo motto “Ye, we can”, consegnando alla storia democratica statunitense il suo testamento politico, costituito dall‘impegno di tutti i cittadini americani, di qualsiasi razza, fede ,classe sociale e istruzione.

“YES, WE CAN”. IMPEGNO DI TUTTI PER UNA DEMOCRAZIA MINACCIATA

“E’ stato l’onore della mia vita servirvi, ma non mi fermerò qui. Sarò al vostro fianco, da cittadino. Vi chiedo di credere in voi stessi, nella vostra capacità, perché il vero cambiamento siete voi. La nostra democrazia è minacciata quando la consideriamo garantita. Quando stiamo seduti a criticare chi è stato eletto, e non ci chiediamo che ruolo abbiamo avuto nel lasciarlo eleggere. Il più importante incarico in una democrazia è il vostro- dice- è il mestiere del cittadino. Non solo quando ci sono le elezioni, non solo quando i vostri interessi sono in gioco.

E se siete stanchi di discutere con degli estranei su Internet – ironizza – provate a incontrarne qualcuno in carne e ossa. Candidatevi per un incarico pubblico. Mettetevi in gioco, scendete in campo”.

LA VITTORIA DI CHICAGO COME MONITO ALL’IMPEGNO. IL PASSAGGIO DI CONSEGNE ALL’INSEGNA DELLA PACE E DELLA COLLABORAZIONE

“In questa città ho imparato che il cambiamento avviene solo se le persone s’impegnano e lo conquistano. I diritti non si realizzano da soli.

Fra dieci giorni si compia il pacifico passaggio dei poteri, un punto alto della nostra democrazia.

L’illusione di un’America in una nuova era post-razziale non è mai stato realistico, gli effetti dello schiavismo non sono svaniti negli anni Sessanta. Respingo le discriminazioni contro i nostri connazionali musulmani, che amano l’America quanto voi”.

IL RINGRAZIAMENTO ALLA MOGLIE MICHELLE

Infine il ringraziamento a sua moglie, la madre dei suoi figli e amica, Michelle, che gli riga il volto di lacrime di commozione. “Non solo mia moglie e la madre delle mie figlie, sei stata anche la mia migliore amica. Sono fiero di te, l’America è fiera di te.L’America che non dovrà mai ritirarsi dalle battaglie globali per allargare i diritti, contro l’estremismo, e contro il totalitarismo”.

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