Università: se i commenti fanno più male del reato

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L’Università italiana dopo i fatti di Firenze viene sommersa dall’ennesimo scandalo. Ciò che turba ancor di più, però, sono le indegne giustificazioni di alcuni dei personaggi coinvolti in casi simili

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L’Università è sempre stato un luogo particolare in cui baronie e giochi di potere hanno oscurato le eccellenze che si celano al suo interno.

Il caso del concorso per dottorandi denunciato a Firenze, ennesimo di una serie infinita di scandali legati a questo mondo, è riuscito in un solo colpo a distruggere ancor di più quello che una volta era il luogo di condivisione dei saperi e contemporaneamente imbrigliare il sistema Italia ad un modello in cui la meritocrazia è, a dir poco, un optional.

In questa situazione, però, a destare maggiore sconforto è stato non tanto il reato in sè, divenuto purtroppo un’abitudine, ma le dichiarazioni che sono girate attorno allo stesso e che hanno cercato in ogni modo di giustificare l’accaduto.

Fra le tante, che andavano praticamente ad avallare un sistema di reclutamento mai del tutto limpido, quella che ha destato maggiore stupore è dell’ex Ministro per le riforme e l’innovazione per la pubblica amministrazione Luigi Nicolais, indagato a sua volta per un caso simile a quello toscano.

“La magistratura vede dappertutto ingerenze contrarie alle leggi, non tenendo conto della peculiarità del lavoro di professore universitario. Il problema, casomai, è che con le leggi attuali la selezione universitaria viene trattata con un concorso analogo a quello che si farebbe alle poste. Non credo che  ci siano reati io stesso sono stato vittima di un caso simile. Sono stato accusato di aver raccomandato un mio allievo per una borsa di studio, quando ho semplicemente indicato un giovane ricercatore molto brillante a un altro mio ex allievo che aveva bandito un concorso. Devo dire che in America mi avrebbero ringraziato, scritto una lettera per dirmi ‘grazie professore per averci indicato le capacità di questo candidato’. Invece ci ho guadagnato un avviso di garanzia”.

In queste poche battute, per di più lapidarie nei confronti di chi negli anni si è realmente dedicato al bene degli Atenei, l’ex Ministro cerca di far passare come un’inezia qualcosa di talmente grave da essere ingiustificabile.

Partendo dal classico attacco alle toghe, che guarda caso vengono prese di mira quando si mettono in discussione i propri interessi, l’ex Ministro tenta il tutto e per tutto facendo un paragone con il sistema statunitense.

E’ vero che negli USA esiste una sorta di lettera di raccomandazioni ma c’è anche da dire che, oltre a essere una nota di presentazione da parte di un docente (simile a quella che si richiede nei concorsi per dottorato in Italia), è una spegazione sul perchè ingaggiare quel candidato ed un’assunzione di responsabilità – con annessi bonus e malus, quindi –  nei confronti dello stesso in caso di errori gravi.

In Italia, invece, la letterina, o la parolina detta all’uomo giusto al momento giusto, serve per avvantaggiare chi non ha i requisiti o chi non mette mai in discussione la parola del professore, anche attraverso aiuti nei diversi organi di rappresentanza, e non per mettere in condizioni tutti di partire dallo stesso punto.

Inoltre, più che un grazie ci vorrebbe un’altra locuzione – non del tutto politicamente corretta – a chi compie questi gesti meschini, in quanto oltre a rovinare la reputazione di chi ci ha sempre messo l’anima nella ricerca si sminuisce ancor di più la valenza di un luogo che dovrebbe rappresentare lo zenit del sapere nazionale e non il luogo di spartizione delle cattedre in nome di un favore futuro.

A tutto ciò, infine, si aggiunge l’ennesimo smacco a tutta la popolazione universitaria italiana perchè, continuando a giustificare giochetti e giochettini – fin troppo evidenti già vivendoli all’interno delle singole strutture – con toni spudorati, non si fa altro che colpire in maniera diretta l’insegnamento, a causa dell’inserimento di individui non del tutto degni della carica, e allo stesso tempo sminuire sempre più gli studenti grazie alla scarsa, se non nulla, considerazione della propria visione dell’Università dello stivale.

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