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“L’uomo nero” di Brunori Sas. Il manuale del perfetto razzista

“L’uomo nero” come un grido di denuncia. Ecco il crudo identikit del populista fascista moderno disegnato dalla matita dolce-amara di Brunori Sas

Sono anni di tensioni, scontri, paure, guerre, colpi di stato, diaspore, fughe. Un tempo perfetto per l’insorgere di nuovi e vecchi populismi contornati di xenofobia e razzismo che credevamo morti e sepolti. Gli sviluppi della politica internazionale sono solo il risultato di un crescente odio indiscriminato che maschera una profonda ignoranza. Un’ignoranza fatta di pregiudizi, disinformazione, luoghi comuni del “sentito dire”. Allora come fare per arginare questa ondata “nera”? Come trovare le forze per debellare un mostro che, in barba agli ottimisti, ritorna ogni volta sempre più forte? Brunori Sas un’arma ce l’ha ed è anche carica e ben puntata.

Si tratta di una penna “bianca”, usata per sbiadire l’oscuro razzismo che dilaga anche nella sua Italia, nella nostra Italia. Lui che alla sua  terra è molto legato. Quella Calabria che è linfa vitale di ogni suo disco e che, da questo punto di vista quindi, non poteva essere altrimenti anche per il suo quarto lavoro. “A casa tutto bene” è il disco della consacrazione definitiva di uno dei più talentuosi cantautori del paese, e “L’uomo nero” è forse uno dei brani più onesti, crudi, diretti che si siano mai sentiti negli ultimi anni.

“E tu che pensavi che fosse tutta acqua passata…”

Così inizia il ritornello tinto di rammarico, dispiacere, delusione per un mondo che non va certo migliorando. Alla faccia dei “sorrisi di Mandela” e a chi pensava che “dopo l’inverno sarebbe arrivata la primavera“. Un sospiro di rassegnazione che Brunori Sas esala dopo aver tracciato l’identikit dell “uomo nero medio”.

Quello che dice che “noi siamo troppo buoni. E che a esser tolleranti poi si passa per cogliobrunori sasni“.  Quello che sempre i medesimi argomenti: “rubano, sporcano, puzzano e allora olio di ricino e manganelli“. Quello che “a casa nostra, a casa loro“. Ma è lui il frutto di una società ormai marcia. Una società in cui su un bus si  debba temere per la propria vita “solo perché un ragazzino arabo si è messo a pregare dicendo il corano“.

E di fronte alla forza di questo mostro incredibilmente forte anche il “potente” Brunori Sas si arrende. Una resa amara senza possibilità di rivincita che viene espressa tramite l’ultima strofa cruenta e realistica al contempo.

E invece no

E invece no, caro lettore. Tutto questo esiste davvero ed è intorno a noi. Spesso scorre davanti ai nostri occhi, sibila nelle nostre orecchie e noi non ce ne accorgiamo neanche. Siamo assopiti, arresi, sedati da un mondo in cui il razzismo è diventata la normalità. Un mondo “nero” dove non c’è spazio per sfumature di solidarietà, comprensione, amore, compassione. Siamo l’opera d’arte di un’artista che sulla sua tavolozza ha un solo colore. Il nero, appunto.

Caro Brunori, grazie per averci fatto riflettere e per aver stoppato, almeno per 4:27 minuti, la nostra anestesia. Sperando che, in un futuro non troppo lontano, quell “uomo nero” diventi grigio, poi bianco,ed infine si tinga del colore verde. Un bellissimo verde speranza.

Di seguito il testo completo del brano:

 

Hai notato l’uomo nero
Spesso ha un debole per i cani
Pubblica foto coi suoi bambini
Vestito in abiti militari
Hai notato che spesso dice
Che noi siamo troppo buoni
E che a esser tolleranti poi
Si passa per coglioni.

Hai notato che gli argomenti
Sono sempre piu o meno quelli
Rubano, sporcano, puzzano e allora
Olio di ricino e manganelli.
Hai notato che parla ancora
Di razza pura, di razza ariana
Ma poi spesso è un po’ meno ortodosso
Quando si tratta di una puttana.

E tu, tu che pensavi
Che fosse tutta acqua passata
Che questa tragica misera storia
Non si sarebbe più ripetuta
Tu che credevi nel progresso
E nei sorrisi di Mandela
Tu che pensavi che dopo l’inverno sarebbe arrivata una primavera
E invece no

Hai notato che l’uomo nero spesso ha un debole per la casa
A casa nostra, a casa loro
Tutta una vita casa e lavoro
Ed è un maniaco della famiglia
Soprattutto quella cristiana
Per cui ama il prossimo tuo
Solo carne di razza italiana.

Ed hai notato che l’uomo nero
Semina anche nel mio cervello
Quando piuttosto che aprire la porta
La chiudo a chiave col chiavistello
Quando ho temuto per la mia vita
Seduto su un autobus di Milano
Solo perché un ragazzino arabo
Si è messo a pregare dicendo il corano.

E io, io che pensavo
Che fosse tutto una passeggiata
Che bastasse cantare canzoni
Per dare al mondo una sistemata
Io che sorseggio l’ennesimo amaro
seduto a un tavolo sui Navigli
Pensando infondo va tutto bene
Mi basta solo non fare figli
E invece no

 

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