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VAR, l’innovazione tecnologica che non piace al calcio

VAR e calcio italiano. Perchè lo sport più popolare del Paese ancora non accetta la rivoluzione tecnologica di questa stagione? Misteri di uno sport ancora troppo vecchio per essere all’avanguardia

La stagione calcistica appena cominciata può essere ricordata come quella della rivoluzione tecnologica nello sport più amato del mondo.

Infatti, dopo anni di curiose battaglie a colpi di moviola, è giunta finalmente la cosiddetta Video Assistant Refree o semplicemente VAR, il sistema di video che aiuta i fischietti a prendere decisioni in caso di dubbi su una determinata scelta.

Dopo solo due giornate, però, il tanto atteso congegno elettronico è stato accolto non del tutto benevolmente nella nostra Penisola a causa di quell’insana voglia di polemica che ancora attanaglia lo sportivo medio italiano.

Il popolo dei se e dei ma, fortemente plasmato dal moviolone di stampa biscardiano, nonostante l’ingresso della VAR nel nostro campionato riesce tuttora a storcere il naso ogniqualvolta la stessa viene utilizzata o meno.

In sostanza, si può dire che un’innovazione necessaria come quella apportata recentemente sembra quasi bistrattata se non, addirittura, non voluta ora che sembra dare alcuni dei sui frutti.

In questa paradossale situazione, tipica del nostro Paese in cui si tende a dar la colpa all’altro pur di non assumersi le responsabilità, si evincono due dati specifici che fanno capire perchè la VAR in Italia non avrà mai successo.

Il primo, più che significativo, è quello relativo alla sperimentazione: entrata effettivamente in vigore questa stagione, la video assistenza è soggetta ad errori, umani, che derivano per lo più dalla totale novità apportata dallo strumento.

Questo elemento, fin troppo evidente dopo le esternazioni di giocatori e tifosi, mostra la prima grande pecca del sport più popolare della Penisola: la sindrome della persecuzione.

Difatti, ricollegandosi direttamente ad un secondo asapetto, il popolo di tifosi/giocatori dei se e dei ma non si è per nulla posto il problema della novità – e di conseguenza dei possibili errori derivanti dalla sperimentazione iniziale –  ma ha preteso, sempre e comunque, l’infallibilità del mezzo.

Considerando sempre che la VAR è richiesta dall’arbitro, e quindi soggetta a sviste di qualsiasi tipo, anche in questo caso emergono le contraddizioni di una disciplina tanto diffusa quanto retrograda.

Pur avendo ottenuto ottimi risultati in altri sport al suo primo anno – come lo scudetto assegnato alla Fortitudo Bologna nella stagione 2004/2005 grazie all’instant replay – la VAR nel calcio richiede diversi periodi di prova, data anche la particolarità dell’ambito, con una piena maturazione solamente durante la stagione successiva dove potrà finalmente essere considerata una consuetudine rispetto alla triste routine degli scorsi anni.

Fino a quando non si arriverà a quella maturazione tale da permettere il salto di qualità, il calcio italiano – ed internazionale –  sarà condannato alle beghe da bar, fondate sull’esito della partita a causa di un rigore dato o meno.

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