Barbie, la bambola divenuta un’icona



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Immagine da Pixabay

Barbie, la bambola che ha cambiato per sempre la cultura pop e che ispira le bambine a realizzare i propri sogni e a non porre limiti alle loro ambizioni

Solo una bambola è riuscita a entrare nell’immaginario collettivo, a diventare il simbolo di una rivolta culturale, e infine assumere lo status di icona: Barbie.

Bionda, occhi azzurri e pelle abbronzata, l’incarnazione della perfetta ragazza americana che vive il “California Dream”,così siamo abituati a pensare a Barbie. Ma lei non è solo questo.

Barbie nasce il 9 Marzo del 1959 (quest’anno ha spento le 61 candeline), grazie a un’intuizione di Ruth Handler mentre guardava sua figlia Barbara giocare. Ruth si accorse che la figlia, invece di utilizzare le comuni bambole di porcellana che andavano di moda all’epoca, preferiva giocare con immagini di attrici ritagliate dai giornali. Intravide perciò,la necessità di creare una bambola diversa, in cui le bambine riuscissero a identificarsi e a proiettare ambizioni e speranze per il proprio futuro.

L’ispirazione ulteriore venne durante un viaggio in Svizzera nel 1958, in cui la Handler  si imbatte in una bambola tedesca chiamata Bild Lilli, una bambola di plastica (E non più in porcellana), ispirata alla protagonista di un fumetto. Era un giocattolo nuovo,mai visto in precedenza negli USA, ma che assomigliava molto a ciò che Ruth aveva intenzione di realizzare. Decide di acquistarne un paio e di portarsele in America in modo da poterle studiare.

Fortuna volle che il marito di Ruth, Elliot Handler, era il cofondatore della Mattel, una società destinata a diventare un colosso del mondo dei giocattoli, creata insieme al suo amico Harold “Matt” Matson. Una volta tornati in America, gli Handler comprarono il brevetto e i diritti di produzione, lavorarono e modificarono le Bild Lilli comprate in Europa, in modo da creare una bambola originale, mai vista prima.

Ed ecco che all’American Toy Fair a New York nel 1959, debutta la prima bambola con fattezze da ragazza. E’ Barbara Millicent Robert (in onore della figlia che aveva ispirato la creazione),per poi diventare conosciuta in tutto il mondo semplicemente con il nome Barbie.

Inizialmente, nessuno dei venditori era interessato, ed ecco che quì la Mattel rivelò la propria originalità: decide di rivolgersi direttamente ai bambini e non più ai genitori,mandando in onda le pubblicità sul celebre programma “The Mickey Mouse Club”.Subito Barbie ottiene un successo straordinario, e a 61 anni di distanza la sua fama non accenna a diminuire.

A questo punto, è lecito domandarsi come una bambola sia riuscita a entrare nella storia.Ma Barbie non è un semplice giocattolo; Barbie è la prima fashion-doll americana.

“Ogni ragazza ha bisogno di una bambola attraverso la quale proiettare la sua visione del futuro”

ruth handeler

Nel 1959  Barbie, con un costume interno zebrato, lunghi capelli raccolti in una coda e occhiali da sole, arriva per insegnare alle bambine ad essere qualsiasi cosa volessero essere. Proiettano su di lei sogni e aspirazioni per il futuro, dimostrando che per le ragazze non esiste solo il matrimonio e la cura dei figli.

Ad oggi, Barbie ha svolto quasi 200 professioni passando da fashion editor, assistente di volo, cowboy,infermiera, astronauta (nel 1960 Barbie arriva sulla luna quattro anni prima di Neil Armstrong) chirurgo, istruttrice di aerobica,medico,giocatrice di basket,modella, ballerina, cantante, rockstar, insegnante, dottoressa, regista, pilota,tv reporter, agente segreto,atleta e la lista continua sempre di più. “Se Puoi Sognarlo, Puoi Diventarlo”– questo è il messaggio che da sempre Barbie cerca di diffondere.

Il suo curriculum riflette la sua ricchezza e indipendenza. Infatti, Barbie possiede una casa dei sogni,una piscina, un camper, diversi animali tra cavalli, cani e gatti, e un guardaroba ampissimo.A contribuire al suo successo è stata la possibilità sin dall’inizio di acquistare separatamente accessori, vestiti e gioielli.

Come racconta la mostra dedicata alla più famosa delle bambole,Barbie: The Icon, sin dal 1959 Barbie si è fatta interprete delle trasformazioni estetiche, culturali e sociali; ha vissuto e ha saputo raccontare tutti i cambiamenti della società e del costume,ma che a differenza di altri miti contemporanei, ha saputo resistere allo scorrere del tempo, attraversare epoche e luoghi lontani, rappresentando ben 50 nazionalità e rafforzando il suo statuto di icona.

Tutti i più grandi stilisti dell’alta moda hanno creati abiti appositamente pensati per la più famosa fashion-doll al mondo: da Giorgio Armani Louboutin, Givenchy, Vera Wang, Carolina Herrera,  fino a Donatella Versace, Gucci, Balenciaga, ,  Moschino e Karl Lagerfeld; questi sono solo alcuni dei nomi illustri della moda che  hanno fatto a gara per vestirla o che si sono ispirati a lei per le nuove collezioni.

Ma a un certo punto, qualcosa è andato storto. Qualcuno ha iniziato a odiarla e l’immagine di Barbie si è incrinata; forse è stata la linea “Barbie Malibù” del 1970, quando la Mattel propone una bambola abbronzata, dai capelli biondissimi e lo stile di vita sportivo e dinamico nella sua lussuosa villa con piscina. Da lì in poi diventa il simbolo della bionda frivola,amante del lusso, superficiale e svampita, conseguenza del cliché sul suo aspetto – cliché che è stato ampiamente sfruttato dalla moda, dalla letteratura e dal cinema ( Come dimenticare il film- cult del 2004 “Mean Girls”, dove le antagoniste della storia vengono soprannominate “Le Barbie”?)

Barbie diventa odiata da tutti. Cosa è successo? Gambe troppo lunghe? Troppo magra? Troppo Bionda? E’ colpa degli occhi azzurri? O perchè è troppo di successo? Il corpo delle bambola più famosa al mondo viene criticato aspramente, si sospetta che il giocattolo di punta dell’azienda inciti all’anoressia,la Mattel viene accusata di lanciare un’immagine stereotipata e di promuovere un’unico canone di bellezza inarrivabile, alimentando un senso di inferiorità nelle bambine. Barbie non è più solo un personaggio, ma finisce per diventare una tela su cui la società può proiettare le sue ansie sull’immagine corporea. Forse una critica troppo dura, visto che nonostante tutto, Barbie rimane solo una bambola e la sua perfezione non si può raggiungere proprio perchè non è reale.

Ma la Mattel decide di rispondere, e nel 2016 il marchio si prepara al più grande cambiamento di sempre. Barbie ha un corpo nuovo. Tre nuove versioni: minuta, alta e sinuosa; tutte acquistabili in diversi lineamenti, colore degli occhi e della pelle e in varie texture di capelli. E’ il primo passo per una rivoluzione.  Nel 2019 viene lanciata una serie di bambole inedite, tra cui una sulla sedia a rotelle, un’altra con una protesi alla gamba, una con la testa rasata, e anche una con vitiligine. Con questo il brand spera che le bambine possano raccontare storie nuove e farsi un’idea della diversità del mondo.

Ma non è finita quì. Sono state create anche riproduzioni di famosi personaggi del mondo dello spettacolo, da Marilyn Monroe e Audrey Hapburn fino ad arrivare a Gigi Hadid, e famose personalità storiche ( la collana chiamata Inspiring Women) come Frida Kahlo, Amelia Earhart o Florence Nightingale.

Musa di Andy Warhol, comparsa ben due volte sulla rivista americana Time e cover-girl per il magazine “Sport Illustrated” e Vogue . Nel frattempo che aspettiamo di vedere il primo live-action a lei ispirato, è diventata anche un’ influencer con oltre due milioni di followers, nonchè  youtuber e vlogger. Il mondo cambia e Barbie anche. Di quante bambole possiamo dire lo stesso?

Barbie ha mostrato che si possono amare la moda e i glitter senza mai smettere di essere indipendente e di raggiungere nuovi traguardi. La sua fama non accenna a diminuire, si reinventa sempre. Dal primo giorno ci ha accolto nel suo mondo glamour e rigorosamente rosa e ci ha insegnato a non porre limiti alle nostre ambizioni, tant’è che dopo tutti questi anni si parla ancora della bambola che ha cambiato per sempre la cultura pop.

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