2 Agosto 2019 - 18:15

Da Marina di Camerota a Scario in kayak alla ricerca del vello d’oro

marina di camerota

A bordo dei kayaks percorriamo oggi uno dei tratti più belli e selvaggi della costa cilentana: da Marina di Camerota attraversiamo grotte azzurre, baie protette e calette segrete per approdare alla spiaggia di Scario, dopo un lungo e impegnativo viaggio marino di circa 13 miglia

Nel 1962 la costa di Marina di Camerota, insieme a quella di Palinuro, viene scelta come location del kolossal “Gli Argonauti”,  film tratto dal mitico viaggio nella terra “oltre i confini del mondo” di Giasone e del suo equipaggio bordo della nave Argos, alla ricerca del “vello d’oro”.

Oggi, un gruppo di impavidi Outdoorini intraprende un viaggio “oltre i confini della spiaggia” a bordo dei mitici kayaks, alla ricerca della baia degli Infreschi e di un “benessere prezioso”.

Non più Argonauti allora ma Outdoornauti, partiamo dalla spiaggia di Lentiscelle muniti di coraggio, voglia di godere autenticamente del mare e di lasciare le paure tra le onde.

Per riuscire nell’impresa, che si prospetta alquanto ardua per le circa 13 miglia da traversare fino al tramonto, bisogna avvalersi di un gruppo di “veri eroi”, che conquisteranno il benessere agognato al calar del sole, solo dopo aver superato le tre difficili prove.

outdoor campania

Prima prova è salire sul kayak fingendo di averlo già fatto senza destare preoccupazioni in chi ci guarda. “Salire da terra e poi spingersi con la pagaia”… e con fare molto disinvolto una volta scivolati in acqua il gioco è fatto!

Ci sentiamo subito presi dalla frescura del mare e già le prime paure si sciolgono tra le onde leggere di questa tersa giornata.

Destra e sinistra, in un gioco di spalle facendo peso sugli addominali”… e allora vale anche la pena pagaiare tutta la giornata, se dopo torniamo a casa con la pancia più soda e possiamo banchettare senza troppi sensi di colpa!

Ma ecco che dopo la prima mezz’ora di confidenza con il nostro kayak, in cui siamo concentrati a guardare sempre avanti e a tenere costante il ritmo della pagaiata, iniziamo a distrarci e a “guardarci seriamente attorno”.

Chi attraversa questo tratto di costa resta sopraffatto di fronte al fascino di queste rocce ora dorate ora rosse, che nascondono grotte bizzarre di varia forma e scendono a strapiombo su un mare che diventa sotto al cielo acquamarina.

 

Stiamo pagaiando lungo la costa del mito, entriamo nelle grotte e facciamo manovra da soli in mezzo alle onde. Presi da tanta bellezza, non abbiamo più paura di “non saper andare”.

È la tensione verso la bellezza ora a guidare le nostre azioni, non la paura. Non devono essere gli ostacoli del percorso verso il mare o verso la cima di una montagna a determinare l’esito, ma solo la forza che è dentro di noi che c’insegna a vivere all’altezza dei nostri desideri.

E noi desideriamo andare sempre avanti, fermarci sulle spiaggia dei francesi, intrufolarci nella grotta azzurra, immergere le mani come i bambini sotto i flussi delle acque sorgive, tuffarci nelle insenature color cobalto, quelle del Cilento improvvise e segrete.. e giungere per la pennica finalmente a Baia degli Infreschi.

Perché non c’è pisolino migliore che sotto gli alberi della spiaggia eletta come la più bella d’Italia.

Area marina protetta, grazie alla presenza dell’alga purificatrice “posidonia”, la baia è un’insenatura naturale, denominata anche Porto degli Infreschi, che veniva utilizzata un tempo come porto naturale dai pescatori, perché al riparo dalle correnti.

Protetti e coccolati oggi anche noi, grazie alle acque sorgive presenti nella baia, facciamo un bagno freddo nelle acque dolci in superficie e scopriamo il caldo dei fondali appena ci caliamo in profondità.

Quando sei sott’acqua senti ancora più forte il richiamo del mare.

Continuiamo il nostro viaggio, vegliati dall’alto dai ruderi delle antiche torri di avvistamento.

Ma, per raggiungere il nostro obiettivo, una seconda prova ci attende: essendo il nostro percorso attraverso un’aria marina protetta integrale, dobbiamo cambiare improvvisamente rotta e puntare la prua al di là della boa. Non possiamo più restare sotto queste rocce.

Ci sono i soldatini-marinai in divisa e non riusciamo ad avvalerci di nessun aiuto dalla maga Medea.

La grande boa verso cui ci direzioniamo è però a largo, molto a largo, e ci costringe ad allungare il nostro cammino, dare un ritmo più incalzante alle nostre bracciate e ad allontanarci troppo dalla costa per ritrovarci in mare aperto.

Siamo quando si dice “miezz’ o’ mare”, sotto il sole cocente del Cilento e vediamo la costa da lontano mente siamo dondolati dalle onde ma protetti dalla nostra imbarcazione.

Così superiamo la boa e varchiamo il limite imposto, approdando nel silenzio del “mare aperto” di cui diventiamo parte integrante.

Ci abbandoniamo solo ai pensieri belli e naufraghiamo dolcemente.

I piccoli limiti che si superano durante un’escursione – a largo o sulla terraferma – sono confini da valicare e insieme soglia, che diventano per un outdoorino il passaggio verso un nuovo modo di stare bene.

I nostri cammini sono sempre “passaggi” e rappresentano la voglia di chi vi partecipa a vivere l’avventura e a esplorare lo sconosciuto, nella natura e nel proprio animo.

Ma le prove non sono finite. Ancora tante mancano da fare sotto il sole e bisogna fronteggiare il mare anche quando il vento non è a favore.

Cala Fortuna, grotta degli innamorati, cascata del marchese; cala Monte di Luna, cala Bianca, grotta del Pozzallo, sorgente Santa Caterina; cala Falconara, grotta delle Noglie, spiaggia del Marcellino. Superiamo una a una tutte queste tappe e anche oggi ci riempiamo gli occhi e il cuore di bellezza.

Ogni tappa è una fase per noi nuova, un momento di gioia, un grado di scoperta, uno stadio in cui si fa convivere il fascino della solitudine che il mare impone con la bellezza della socialità che un’escursione in gruppo dona.

Fare esperienza del mare a bordo di un kayak interagendo con un gruppo di nuovi amici, avendo come obiettivo un arrivo fisico e insieme un ritorno in noi stessi, è un’esperienza semplice, accessibile e straordinaria.

Ogni esperienza è un piccolo viaggio – nella natura e nella nostra testa – che ci farà arrivare diversi da come siamo partiti, più ricchi dentro, più coraggiosi, più irriverenti nei confronti della vita, più felici.

Il nostro vello d’oro allora da conquistare alla fine del viaggio sarà quel benessere prezioso che vale molto più del manto d’ariete dorato a cui anelava Giasone, e che ci porteremo a casa anche quando l’escursione sarà finita.

Il benessere è una conquista che viene fatta dopo una giornata in cui ci coinvolgiamo mentalmente ed emotivamente. Una giornata in cui le nostre emozioni saranno amplificate mentre le voci interiori delle tristezze quotidiane che hanno voce in ciascuno di noi verranno silenziate.

E la conquista arriva dopo 13 miglia, dopo che avremo superato anche la terza prova, l’ultimo tratto sotto il sole che ora sta calando, che ci farà portare a termine la traversata al tramonto.

Ecco Scario, sotto i nostri piedi la sua spiaggia. Scendiamo dal nostro kayak e ci guardiamo indietro quasi increduli e soddisfatti: “questa è tutta la strada che siamo riusciti a fare”, in una esplorazione che ha reso i suoi eroi stanchi ma felici.

Ma la nostra meta, il nostro traguardo, il nostro vello non è mai solo un punto di arrivo, se non anche un “punto di svolta”.

Il senso di ogni escursione e di qualunque scelta è sì il luogo dove si arriva ma anche il perché si parte, è insieme cosa si lascia e cosa si conquista.

E se il progetto del viaggio antico per il recupero del vello d’oro non apparteneva propriamente agli Argonauti, essendo stato loro imposto da un tiranno, l’avventuroso itinerario degli Outdoornauti nel mare cilentano è la voglia, attesa e non priva di fatica, di chi vuole mettersi ogni volta alla prova e pertanto “sempre in viaggio”.

“…e il naufragar oggi ci è dolce in questo mar..”.

“Anche noi, come l’acqua che scorre, siamo viandanti in cerca di un mare.”
(Juan Baladan Gadea)