Decadentismo della sessualità ne La grande bellezza



decadentismo

Il corpo non è più strumento di coesione, né luogo dell’intimità. Ne La grande bellezza il decadentismo è culturale, umano, sociale e della sessualità 

Corpi senza eros, deformati, privati del potere di attrazione. Corpi “postmoderni, anonimi e stanchi. Appesantiti dal ritmo sfrenato della mondanità, sono corpi senza anima, “trash” e decadenti. Il decadentismo interpretato da Paolo Sorrentino in La grande bellezza, investe anche il valore sociale e intimo del corpo: la sessualità.

Le luci colorate e artificiose sulla terrazza di un illustre palazzo della borghesia romana introduce il personaggio portante del film, Jep Gambardella, che si struscia con una classe sociale amorfa, che si muove senza ritmo, sfiorando il ridicolo.

Il culmine del decadentismo del corpo è l’apparizione, da una torta gigante, di Serena Grandi: una delle icone della bellezza femminile italiana, che ha occupato lo schermo cinematografico e televisivo con il suo fascino, si esprime nella sua perdita di carica della sessualità.

I rapporti sessuali assumono un alone di tristezza, si consumano per forza d’inerzia, come un “dovere” per riempire uno spazio di tempo: fare l’amore è diventato un’azione ripetitiva, conformista, inutile.

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Decadentismo della sessualità ne La grande bellezza

Al cinema la sessualità si esprime attraverso l’attrazione, è svelamento, immaginazione, attesa. Il desiderio dell’uno cerca quello dell’altro, l’eros si scatena, i corpi si legano, indissolubilmente.

La prima testimonianza del disinteresse verso l’approccio sessuale è l’incontro tra Jep e Orietta (Isabella Ferrari), alla quale come unico elemento legato alla sessualità è rimasto solo l’abito rosso. Una tra le tante, per Jep è solo la conferma di essere stufo di fare cose verso cui non prova nessun interesse, momento in cui comincia a comprendere che la sua anima sta cercando altro, qualcosa che è rimasto fuori da quel mondo in cui è il re.

Un velo di nostalgia sul volto di Toni Servillo allontana anche lo spettatore dalle presenze reali nel film, per invece lasciarlo affezionare alle figure spirituali, ai silenzi della città, al movimento lento del fiume oltre quel “chiacchiericcio sedimentato“, agli echi di esperienze che sono passate in fretta, ma che ritornano spesso per mettere in discussione tutto ciò che si ha e che si è costruito (se si può parlare di costruzione) finora.

decadentismoL’incontro con Ramona, interpretata da Sabrina Ferilli, un’altra donna simbolo del modello italiano di sessualità, va contro l’attesa del pubblico. La Ferilli infatti non è il personaggio che tutti ci aspettiamo, non rappresenta la donna dei desideri, ma anzi diventa un personaggio iperrealistico. La sua celebrità è vittima dello stesso decadentismo; “sfruttata” e “consumata” dalla sua stessa immagine, Ramona strumentalizza il suo corpo in una casa d’appuntamento per curare la malattia di cui è infetta.

Per la prima volta Jep guarda una figura femminile con cui crea una sinergia. La porta con sé per vivere con lei i suoi ultimi giorni. Un rapporto innocente, puro, tenero. Nonostante il corpo seminudo della Ferilli sia spesso in primo piano, perde la sessualità per essere scultura: Ramona è ormai suggestione, idea di ciò che ha rappresentato, materializzazione di un ruolo non più condiviso. Una forma superata, monumentalità da celebrare, ma atemporale.

decadentismo Il decadentismo della sessualità, legato alla morte del corpo come oggetto del desiderio, luogo dello sguardo maschile, viene completamente ribaltato con una delle scene, a mio avviso, più riuscita del film: l’artista di Bodyart che provoca violenza a se stessa, si fa del male fisico, trasmettendo l’evoluzione dell’arte contemporanea che nega i canali del museo per incontrare la comunità al di fuori dell’Istituzione. L’artista di Bodyart va oltre la materialità dell’esistenza, ormai solo veicolo comunicativo che perde i suoi connotati “tribali”. All’interno di una cornice storica, fortemente riconoscibile come l’acquedotto Appio Claudio romano, si verifica uno scontro temporale e culturale tra ciò che è oggettivamente bello e universalmente condiviso, e la modernità, vittima e artefice delle dinamiche sociali, politiche ed economiche del Paese.

Decadentismo della bellezza, dell’umanità, dell’esistenza, del linguaggio, della mente. L’accentuazione e la centralità del corpo, dal cinema alla televisione e dalla pubblicità ai social, ha eliminato tutto quel fascino e quel ruolo che ha ricoperto nella bellezza di un tempo passato.

La nostalgia del valore, della spiritualità e dell’amore coincide con il decadentismo della borghesia, involucro e prigione di una sessualità che è stata trasformata in baratto, in momento di trapasso da uno stato sociale ad un altro.

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