21 Settembre 2022 - 12:46

Ius scholae nelle scuole italiane: tra difficoltà e bullismo

Ius Scholae nelle scuole italiane: cittadinanza italiana per i bambini stranieri che hanno completato uno o più cicli scolastici nel nostro paese

IUS SCHOLAE NELLE SCUOLE ITALIANE

IUS SCHOLAE NELLE SCUOLE ITALIANE-La proposta di legge sullo Ius Scholae darebbe la possibilità ai bambini nati da famiglie straniere, che hanno completato uno o più cicli scolastici, senza interruzioni, nel nostro paese, di ottenere la cittadinanza italiana. Un tema che riguarda quasi 900 studenti, che, nati da famiglie straniere, frequentano le nostre scuole e che hanno meno diritti degli altri studenti. Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione – Miur di questi 900 mila circa, il 64,5% è nato proprio in Italia ed ha iniziato qui il suo percorso formativo. Non avere la cittadinanza italiana per un ragazzino che ha svolto il suo percorso scolastico qui, significa privarlo degli stessi diritti che hanno i suoi compagni banco. Significa partire con un handicap per tutto quello che vorranno fare nella loro vita. Abbiamo chiesto a 4 ragazzini di loro cosa ne pensano dello Ius Scholae e cosa significa per loro non avere la cittadinanza italiana. 

Ius scholae e bullismo: Le testimonianze


Anas, Nilema, Sofia e Nicole hanno tra i 16 e i 20 anni. Hanno frequentano le scuole italiane, Nilema si è diplomata ed ha iniziato la carriera universitaria. “Non capisco chi si oppone allo ius scholae” ci spiega Nicole che ha 16 anni e frequenta il liceo linguistico. “Dicono che ci sarà più potere agli stranieri, ma non è così. Semplicemente lo straniero diventa italiano, è come avere un cittadino italiano in più non in meno”. “Se un bambino che fa le scuole in Italia, vive la sua vita qui, poi non ha la cittadinanza allora mi chiedo cosa possa mai fare?” sottolinea Nilema. Lei è nata a Vicenza ed ha iniziato le scuole in Veneto per poi trasferirsi a Napoli. “Non ho mai capito cosa vuol dire essere italiana, cos’è che ti rende italiana? Io penso in italiano, parlo italiano. Ho la cultura italiana, ho lo stile di vita italiano, poi quando vado a fare i documenti sicuramente non mi sento italiana”.

“Io volevo fare il magistrato da piccolo – ci dice Anas, 16 anni, studente di scienze umane. ”Poi ho scoperto che per fare il concorso avrei bisogno della cittadinanza ed ora non ci penso più. Credo che chi si oppone a questa legge non capisca davvero cosa significhi la scuola per un ragazzo straniero in Italia”. Già perché se la tua classe fa un viaggio d’istruzione fuori dall’Europa tu non puoi andarci. E così devi rinunciare subito ai tuoi progetti, a cosa vorresti fare da grande.

“Io ho tantissime difficoltà, non posso nemmeno prendere la patente” ci spiega Sofia, 16 anni che studia al liceo scientifico di scienze applicate. La sua famiglia viene da El Salvador e lei ha svolto i cicli scolastici qui in Italia. “Io mi sento italiana perché vivo a Napoli, vivo a Napoli da tanti anni e ci vivrò per molti anni. Mi sento italiana per questo e non ho bisogno di nessun documento per confermarlo” ci sottolinea fiera. La cittadinanza scava un solco tra ragazzini che hanno tanto in comune. Ma c’è chi è cittadino di serie A e chi lo è di serie B. Una differenza che apre le porte ai fenomeni di bullismo. “Non ho mai capito cosa significa sentirsi italiano. Io ho avuto compagni di scuola razzisti alle medie, che mi hanno insultato, bullizzato,” commenta Anas.

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