Verso la Madonna di Sito Alto sulle tracce del Frassati



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Camminando sulle tracce del beato Frassati partiamo da Sala Consilina e puntiamo lontano: alla madonna di Sito Alto. Gaudenti tra i colori d’autunno dell’antica Lucania questa settimana gli Outdoorini vanno alla scoperta del Divino nella natura

Ogni giorno m’innamoro sempre più delle montagne e vorrei, se i miei studi me lo permettessero, passare intere giornate sui monti a contemplare in quell’aria pura la Grandezza del Creatore”. Così scriveva a un amico Pier Giorgio Frassati, all’epoca un giovane torinese poi diventato beato, che da entusiasta alpinista, cercava il suo Dio dietro i volti della Natura.

“Sempre desidero scalare i monti, guadagnare le punte più ardite, provare quella gioia che solo in montagna si ha”. Nelle sue parole, che scriveva all’inizio del secolo scorso, troviamo qualcosa di familiare, una eco di principi che accompagnano anche noi nelle nostre passeggiate nel ventre della natura.

Che sia in mezzo al foliage autunnale o al manto innevato, che sia pagaiando al largo di un mare d’estate o sulle due ruote di una bici che corre tra le campagne, la contemplazione di ciò che ci sta intorno, il raggiungimento di un obiettivo e la gioia della condivisione sono per Frassati come per ogni autentico outdoorino valori che ispirano e massime che ci guidano.

Ma più di tutto l’outdoor è per noi una pratica profana che ci avvicina al cielo.

Nella quotidiana ricerca di Dio nel creato in cui ha vissuto il nostro giovane, noi scorgiamo la nostra opera laica ed edonistica di amore e di rispetto per Madre Natura. Camminare è per noi un piacere del corpo e dello spirito in cui ritroviamo noi stessi e in cui si esplicano tutti i veri principi religiosi “senza ricorrere al nome di alcun Dio”.

Montagne montagne io vi amo!”: questo Pier Giorgio ci è piaciuto subito e abbiamo deciso di ripercorrere le sue tracce.

Partiamo così da Sala Consilina percorrendo, nell’ultimo tratto del nostro cammino lungo 10 km, una parte del sentiero dedicato a lui, il primo percorso naturalistico-religioso in Italia che dal 96’ porta il suo nome, a cui hanno fatto seguito altri 22 percorsi Frassati nelle varie regioni del Paese.

Siamo nel promontorio cilentano dei monti della Maddalena, al confine tra Campania e Basilicata, tra il vallo di Diano e la val d’Agri.

Con un dislivello di 400 m. oggi per noi sarà una passeggiata, un tragitto allegro, tra i colori dei faggi autunnali e dei tappeti di foglie morbide, che ci porterà fino al monte di sito Alto, dove ci aspetta una Madonna che non si muove dalla sua cappella.

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Si, perché sembra che la “Marònna ri la Sit’Auta” sia da secoli custodita su quella rupe e da lì non è mai stata spostata. Nascosta ai nostri occhi perché all’interno della cappella, la statua in pietra non potendo “svernare” in paese, nel mese di ottobre durante la terza salita al monte, viene avvolta nella lana dal “popolo della fede”.

Ebbiva Maria del Monte sacrato”, intonano gli inni dei fedeli durante l’ascesa al monte dopo la Pentecoste, “e ggiràmu nduòrnu nduòrnu, fànni ghràzzia o Marònna” continuano a cantare una volta giunti alla cappella, mentre vi girano tre volte intorno.

Organetti e zampogne accompagnano questa esperienza del sacro, quello che ha bisogno di percepire il “reale come profano” e realizza l’idea del divino nello spazio di un santuario, un’immagine votiva e un popolo che applaude. Uno spettacolo però che unisce, ravviva, dona speranza al cuore e sollievo allo spirito, mentre realizza il miracolo della condivisione.

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La storia della Madonna è la storia di un luogo, perché ci dice dei bisogni di una terra e delle speranze di un popolo che si affida al potere della fede. Un sacro invisibile, incarnato nei volti umani della religiosità, che da sempre ha sostituito una natura visibile.

E ci accoglie, nel divino di quest’altra bella giornata, la cima della montagna di Sito Alto, dai suoi 1.467 m di altezza che ci dona un panorama che spazia tra le due regioni, dove riconosciamo i monti Alburni con attorno i borghi dell’alto Cilento, le alte vette del Sirino e del Cervati quasi innevato, il complesso montuoso del Vulture verso la Lucania e laggiù le sfocate vette del Pollino calabro.

È la Natura visibile per noi quella “palestra che allena, scuola che educa, tempio che eleva” di cui parlava Frassati, laddove iniziare un cammino è una sorta di approccio al divino.

il sole non è mai così bello quanto nel giorno che ci si mette in cammino.
(Jean Giono)

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Laurea in Filosofia con lode, Master universitario in Risorse Umane, Corso di specializzazione in Turismo Sociale e un libro di poesie inedite pubblicato nel 2005. Ma in fondo ciò che volevo fare “da grande” era il Cabaret. Innamorata della mia “divina” terra e dei poteri catartici della natura, mi destreggio nel quotidiano tra sports fuoriporta, danze popolari e laboratori di tipicità nostrane rigorosamente hand made. Vagabonda per vocazione, nel cassetto di casa ho lasciato come sogno un romanzo a 4 mani. E tra un’esperienza e l’altra di questo veloce evolversi del nostro tempo, dal primo giorno del 2015 sono sbarcata in ZON.. new writers generation piena di fermento, di talento e di entusiasmo.