7 Agosto 2018 - 09:00

7° Arte #25 Otto e Mezzo (8½) – Il Vero Cinema d’Autore

8½

è un film del 1963 co-scritto e diretto dal miglior regista italiano di tutti i tempi: Federico Fellini. Con questo film abbiamo una netta definizione di quello che è il Cinema d’Autore, un genere cinematografico che rispecchia l’identità e la personalità del proprio regista

Nella storia della 7° Arte non può mancare qualche perla della nostra penisola.

Se con Vittorio De Sica avevamo analizzato il neorealismo con il bellissimo Ladri di Biciclette, raggiungiamo picchi onirici e magici con Federico Fellini, regista che ha portato film italiani per ben 4 volte al Premio Oscar come Miglior Film Straniero.

Ladri di Biciclette – LEGGI LA RECENSIONE DI ZON.IT

“Che confusione, sarà perché ti amo”

Potremmo definire la trama di attraverso una canzone, anch’essa italiana, che inonderà le radio circa venti anni dopo l’uscita del film di cui sopra. Una gran confusione.

Una miscela tra la realtà e la fantasia, ingabbiata tra ciò che è successo e ciò che potrebbe ancora succedere. è una storia in cui è impossibile elencare la lista dei simboli e delle allegorie che, come una grande entropia, rendono reale e tangibile un successo ai limiti dell’impossibile.

Il protagonista della storia è Guido (Marcello Mastroianni), un regista di fama internazionale con più di 40 candeline soffiate sull’ultima torta di compleanno. Guido è all’opera per il suo ultimo film, una pellicola assai attesa dai suoi produttori, dalle persone che lo circondano, e dalla stampa mondiale.
C’è solo un piccolo grande problema: Guido non ha la minima idea di come realizzare il suo film. Né la trama, né il genere, né tanto meno il messaggio che vuole inviare ai suoi spettatori. Guido è ingabbiato, e lo sarà per tutti i 139’ di pellicola, nelle sue memorie, nei suoi tormenti, nei suoi rimorsi.

Una grande confusione che eppure, porterà Guido ad amare la vita. Una vita che merita di essere felice, e merita di ricominciare quando necessario.

Il cinema è la fontana di milioni di anime

Ma ciò che più di tutto rende un film che rasenta l’eccezionalità è il fatto che sia un cinema d’autore. La storia di Guido, infatti, non è altri che quella del suo stesso regista: Federico Fellini.

Partiamo dal titolo, perché ? Una domanda spontanea che stuzzica non solo i più curiosi.

Fellini aveva già diretto ben 9 pellicole, ma 3 di queste il regista aveva coaudiuvato con altri colleghi. Per lui i film realizzati dalla sua persona erano “7 e mezzo” (i 6 da solo più una metà per ciascuno degli altri 3), dunque quest’altra pellicola sarebbe stata la sua ottava, e mezzo.

Il regista aveva deciso di portare sul grande schermo un altro illustre progetto, questa volta destinato a rappresentare l’irrappresentabile e l’astratto. Fellini voleva inscenare l’immaginazione, i sogni, le ambizioni dell’essere umano.

Concepito attraverso vaghe idee, Fellini non riuscì ad articolarne la sceneggiatura. Fin quando, ormai in preda alla desolazione e vicino all’abbandono del progetto, fu colpito da un’idea geniale. Il suo film avrebbe parlato proprio di questa sua reale esperienza: un blocco artistico per un regista, ingabbiato nella sua mente mal-creativa.

Un’idea geniale che portò Fellini sul tetto del mondo, vinse 2 premi Oscar, quelli per i Miglior Costumi e quello per il Miglior Film Straniero.

L’unica certezza creativa che aveva Fellini fu anche col tempo tradita, riguardo il viraggio. Il viraggio è una tecnica fotografica utilizzata nel cinema per variare la colorazione delle scene. Fellini voleva usare questa tecnica per differenziare le sue scene per far capire meglio al pubblico quando le scene erano di fantasia e quando invece erano reali. Con la restaurazione però è stato effettuato un passaggio col bianco e nero classico che ha di fatto reso la fotografia di tutte le scene uguali.

In ogni caso, Fellini dà l’inizio al Cinema d’Autore, un cinema che mixa la realtà con la fantasia, intento primordiale della storia del cinema. Lo fa attraverso un genio nostrano, ispirando il futuro della 7° Arte.

“Voi registi con i vostri film potete educare o corrompere milioni di anime”.