17 Ottobre 2020 - 08:00

Zeek Earl: il co-regista di Prospect si svela a ZON.it

Zeek Earl

Il co-regista di Prospect, film sci-fi del 2018 disponibile su Prime Video, Zeek Earl, si è raccontato a ZON.it. E ha svelato alcuni segreti

Il genere fantascientifico è sicuramente tra i più affascinanti e interessanti che il panorama cinematografico possa offrire al giorno d’oggi. Allo stesso tempo, però, è molto ostico da realizzare e mettere su schermo, in quanto solitamente richiede uno sforzo imponente sia mentale che materiale, dal punto di vista produttivo. In collaborazione con Ludovico Cantisani di MadMass.it, Antonio Orrico di ZON.it ha intervistato Zeek Earl, co-regista di Prospect insieme a Christopher Caldwell, film sci-fi del 2018 sbarcato su Prime Video da qualche mese. La pellicola rappresenta l’esordio da parte dei due registi.

Nel film, un’adolescente di nome Cee (interpretata dalla bravissima Sophie Thatcher) sbarca insieme a suo padre Damon (Jay Duplass) su un pianeta lontano anni luce dalla Terra. Il loro obiettivo è arricchirsi grazie a un prezioso minerale, nascosto all’interno di una tossica foresta. Ben presto, però, scoprono di non essere gli unici a trovarsi lì, nella folta vegetazione tropicale, e presto le cose degenerano. Cee sarà costretta a fare squadra con un cacciatore senza scrupoli, Ezra (Pedro Pascal), di cui non è affatto certa di potersi fidare. Nel frattempo i pericoli aumentano e la strada di casa si fa sempre più distante.

Zeek Earl ha raccontato a ZON.it tutti i retroscena e i segreti legati al suo esordio registico, nonché i piani e le sue aspettative future.

L’intervista

Ciao, Zeek. Potresti raccontarci le tue prime esperienze come regista? Come hai conosciuto Chris Caldwell e com’è nata la vostra collaborazione?

Zeek Earl: Mentre ero al liceo, ho filmato molti cortometraggi amatoriali. Poi sono andato alla Seattle Pacific University per studiare letteratura. Lì ho incontrato Chris (Caldwell, ndr). Con lui, dopo la laurea, ho girato il mio primo corto. Il suo titolo era In The Pines, potete trovarlo in rete. Era un corto a basso budget, un esperimento per fare il tipo di fantascienza che volevamo fare. Perciò abbiamo sfruttato l’ambiente dove vivevamo, il Nord-Est del Pacifico, che poi ci sarebbe stato utile anche per Prospect.

A proposito di Prospect, quali sono state le vostre principali ispirazioni dal punto di vista del design e della narrazione? Quali sono i vostri modelli principali che prendete come esempio per compiere i vostri lavori?

Zeek Earl: Per Prospect, abbiamo avuto un sacco di influenze diverse. La storia è collegabile al western, infatti noi ci siamo ispirati molto a Sergio Leone e al suo “uomo senza nome”. Siamo, però, grandi fan anche dei fratelli Coen e in particolare de Il Grinta, ammiriamo molto la loro capacità di creare personaggi riconoscibili e iconici nei loro western moderni. Il nostro design, invece, è molto retro-futurista, anni ’80. Richiama classici come Alien, Blade Runner, Moebius. Quando inizi una ricerca visiva di questo tipo ti ritrovi per le mani un autentico vaso di Pandora a cui attingere. Chris ed io abbiamo fondato un vero e proprio negozio a Washington per occuparci della scenografia, non ci siamo affidati ad altri. Avevamo il nostro “wall”, il nostro muro dove mettevamo insieme tutte le idee e le ispirazioni e così abbiamo creato la nostra visione. Un processo molto eccitante!

La realizzazione

Quanto tempo ha richiesto la raccolta dei fondi per realizzare Prospect? Come avete fatto a coinvolgere un attore così richiesto come Pedro Pascal?

Zeek Earl: Sono serviti più di tre anni per ottenere i finanziamenti per Prospect. Realizzare un film di fantascienza, per gli esordienti, è molto difficile, soprattutto alla luce delle scenografie, piuttosto complicate da realizzare. Nel processo di fundraising abbiamo riscritto la sceneggiatura tre volte, per cui paradossalmente siamo felici del fatto che trovare il budget ci abbia preso tutto questo tempo. Mentre cercavamo soldi, abbiamo migliorato di volta in volta la sceneggiatura. Abbiamo sicuramente avuto grande fortuna con i nostri produttori. A Pedro Pascal abbiamo semplicemente mandato la sceneggiatura, gli è piaciuto molto il linguaggio del personaggio perché gli ha ricordato Shakespeare. Ha funzionato ed è stato fantastico.

Essendo una coppia stabile di sceneggiatori e registi, come lavorate nel processo di scrittura e come vi dividete i compiti?

Z.E.: Questa è una domanda che ci fanno spesso. Per noi è complicato rispondere perché lavoriamo insieme da così tanto tempo che ormai siamo abituati a dividerci. Io sono più attento ai grandi concetti, alle linee generali della storia e ai dettagli visivi, Chris è un maestro nello scrivere i dialoghi e i personaggi. Però allo stesso tempo, vediamo e rivediamo lo script insieme. Quindi poi sul set andiamo spediti, senza nessun disaccordo e abbiamo già chiaro in mente il film che vogliamo fare. Se arrivi a quel livello d’intesa, è perfetto perché hai sempre qualcuno al tuo fianco che ti copre le spalle. E questo mi permette anche di essere il direttore della fotografia dei film senza dovermi occupare di tutto.

Riflessioni americane

Come tu stesso hai suggerito Prospect può essere avvicinato al retrofuturismo, un genere relativamente nuovo della fantascienza che sembra rappresentare il futuro in un modo antico, polveroso, sporco. Come se il futuro fosse già visto da una prospettiva passata. Cosa vi ha condotti a questo stile? Pensate che il futuro adesso sembri più oscuro che nei giorni della fantascienza classica?

Z.E.: Con Prospect noi non abbiamo mai provato a rappresentare realisticamente il futuro, e credo che ciò sia inevitabile perché viaggiare in pianeti lontani è qualcosa di ancora impensabile. Scegliendo le nostre ispirazioni, ci siamo ritrovati in una situazione molto simile allo stile del western, atmosfere molto vintage. Per questo la nostra attitudine è molto “vecchia“. Ma io credo che molti film di fantascienza cercano di sembrare futuristici, ma finiscono per diventare la rappresentazione un po’ edulcorata di una qualche sottocultura contemporanea. Ora il nostro futuro sembra più oscuro. Viaggiare nello spazio è incredibilmente pericoloso e i pianeti vicini non sono neanche lontanamente abitabili. Quella degli anni sessanta-settanta era una visione estremamente ottimista dei viaggi nello spazio che poi semplicemente non è avvenuta. Credo che quell’era non esista più.

Prospect è anche una sorta di romanzo di formazione della protagonista Cee. Cee è interpretata dalla debuttante Sophie Thatcher, una grande sorpresa. Come l’avete scelta? In che modo avete impostato con lei, come registi, la sua prima esperienza di recitazione?

Z.E.: Abbiamo speso la maggior parte di tempo e denaro sul casting e sulle sue audizioni. Siamo andati a Los Angeles per fare nuove prove, abbiamo ricevuto anche audizioni video da Stati Uniti e Canada. Il video di Sophie ci ha mostrato le sue qualità, che sono una vera eccezione al giorno d’oggi, e ci ha subito dimostrato che potevamo fare pieno affidamento su di lei. Ci ha posto in una condizione di rispetto reciproco e il suo talento è saltato subito fuori, perché ha dimostrato una versatilità fuori dal comune. Non abbiamo dovuto istruirla molto perché, sebbene non sia apparsa in tantissimi film o serie TV, lei ha fatto un sacco di teatro. Ha interpretato Anna Frank in tre grandi spettacoli a Chicago. Quindi lei è stata, in qualche modo, molto più matura e molto più professionale anche rispetto a noi.

I temi

Nello sviluppo della storiaCee ed Ezra incontrano una setta religiosa formata da ex-minatori che rifiutano le armi, ma desiderano acquistare la ragazzaIn molti film sci-fi del passato, come Alien3 o Sunshine, i protagonisti incontrano gruppi bigotti in pianeti lontani o astronavi nello spazioCredi chea causa dell’isolamento nello spaziogli astronauti del futuro potranno mai sviluppare forme di estremismi religiosi?

Z.E.: Gran bella domanda. Penso che la propria ideologia venga formata dalla propria comunità in cui si vive. La nostra ispirazione, per Prospect, è stata presa soprattutto dalle comunità del West dell’America, quelle più radicali. Io immagino che gli esseri umani, quando viaggeranno attraverso infinite galassie e nello spazio infinito, sicuramente avranno opportunità di evolversi e di sviluppare anche qualcosa di simile a degli estremismi religiosi. Ora come ora, però, non ho la più pallida idea di cosa succederà, ma è molto interessante immaginare un futuro simile.

Prime Video e il futuro

Prospect ha trovato il proprio successo grazie al suo caricamento su Prime Video, che ha contribuito alla sua diffusione in tutto il mondo. A volte, questo capita anche per altri film indipendenti. Secondo te, i servizi streaming stanno diventando più importanti rispetto alle sale cinematografiche?

Z.E.: Sì, assolutamente. Inizialmente eravamo felici che Prospect sarebbe arrivato in sala negli USA. Ma quando è uscito, a causa del basso marketing, non ha avuto una grande diffusione. Quando però è stato caricato su siti di torrent, da dove le persone potevano scaricarlo illegalmente, paradossalmente è stato un bene per noi, perché abbiamo iniziato a vedere più persone parlandone su Internet. Man mano, è stato distribuito sui vari server di streaming legale ha finalmente trovato il suo pubblico. Qui negli USA arriverà a Novembre su Netflix e siamo molto entusiasti, perché sarà come una vera e propria seconda uscita e la gente avrà l’opportunità per recuperarlo.

Quali sono i tuoi futuri progetti? Continuerai a collaborare con Chris Caldwell?

Z.E.: Chris ed io stiamo attualmente sviluppando svariati progetti, tutti di matrice sci-fi. Stiamo scrivendo la sceneggiatura di un lungometraggio ambientato sulla Terra in un futuro prossimo con delle fattorie artificiali. Stiamo anche lavorando su due diversi franchise di cui non possiamo parlare. In più, siamo in procinto di sviluppare anche una serie TV basata proprio su Prospect.

La pandemia

Credi che l’epidemia di COVID darà nuovi spunti alla fantascienzasoprattutto a quella apocalittica? Come credi che si evolverà il genere?

Z.E.: Ottima domanda. La mia prospettiva è quella di vivere negli USA, dove non penso che il problema del Coronavirus sia stato affrontato così bene come in Europa. Forse il motivo di tutto ciò è che la gente si è trovata completamente impreparata. Sono abituati a guardare cose del genere solamente nei film apocalittici. Quando poi si sono trovati faccia a faccia con una realtà simile, hanno capito l’importanza del genere, secondo me. Non gli è sembrato vero. Sembra duro da dire, ma è stato molto interessante vedere molte nazioni messe a dura prova per combattere il tutto dal punto di vista psicologico e in alcuni casi fallire. Da questo periodo, son sicuro che tantissimi progetti interessanti verranno fuori. Ma chi lavora in ambito sci-fi deve anche proiettarsi nel futuro, accantonando il presente.