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Cyberbullismo e social: un’emergenza tra i giovani. Il caso di Davide e l’urgenza dell’educazione digitale

Un grido d’aiuto inascoltato: la storia di Davide Garufi

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I social fanno male, fanno tanto male…“. Così iniziava lo sfogo pubblicato su TikTok da Davide Garufi, 21enne di Sesto San Giovanni, pochi giorni prima di togliersi la vita con un colpo di pistola. Il giovane raccontava il proprio percorso di scoperta dell’identità di genere, ma anche il peso insopportabile del giudizio online. Un dramma che ha scosso l’opinione pubblica e riportato l’attenzione sull’emergenza cyberbullismo.


Cyberbullismo: un fenomeno in crescita tra gli adolescenti italiani

Secondo i dati ESPAD®Italia 2024 (CNR-IFC), quasi 1 studente su 2 tra i 15 e i 19 anni ha subito episodi di cyberbullismo. Le forme vanno dagli insulti online alla diffusione di immagini private, dall’esclusione sociale digitale fino alle minacce dirette.


Dalla morte di Amanda Todd a Carolina Picchio: storie che fanno riflettere

Il legame tra social media e bullismo è ormai noto. Già nel 2012 la morte della canadese Amanda Todd mostrò al mondo quanto pericoloso potesse diventare l’uso distorto dei social. In Italia, la tragedia di Carolina Picchio a Novara segnò un punto di svolta: la 14enne si suicidò dopo la diffusione di un video che documentava molestie subite. “Le parole fanno più male delle botte” scrisse nel suo ultimo messaggio.

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La causa principale: mancanza di empatia e competenze emotive

Il digitale ha cancellato il linguaggio emotivo non verbale e ridotto l’empatia” spiega Gregorio Ceccone, pedagogista e attivista dell’associazione Social Warning. L’interazione dietro uno schermo, infatti, riduce la consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni.

Nel 2024, oltre 800.000 studenti italiani sono stati autori di atti di cyberbullismo. A pesare, secondo Ceccone, sono anche modelli negativi offerti da adulti, influencer e personaggi pubblici.


Segnali da non sottovalutare: come riconoscere una vittima

Il primo campanello d’allarme è l’isolamento. Altri segnali:

  • scuse frequenti per evitare luoghi sociali (scuola, palestra);
  • ansia crescente;
  • disturbi del sonno;
  • irritabilità costante.

Riconoscerli richiede tempo e dialogo costante con i ragazzi.


Il ruolo dei genitori: controllo, dialogo e prevenzione

Fino ai 14 anni, i genitori hanno l’obbligo legale di monitorare l’uso dei dispositivi digitali dei figli. Secondo Ceccone, è fondamentale creare un rapporto di fiducia e stabilire regole condivise sull’utilizzo dei social.

L’associazione Social Warning propone un vademecum per i genitori:

  • Impostare la privacy dei profili insieme ai figli;
  • Insegnare a bloccare e segnalare contenuti dannosi;
  • Stabilire regole chiare sull’uso dei dispositivi;
  • Mostrare interesse per il mondo digitale dei ragazzi;
  • Parlare apertamente di affettività, rispetto e consenso.

Educazione digitale e affettiva: una necessità urgente nelle scuole

Ogni scuola ha oggi un referente per il bullismo e il cyberbullismo, ma serve di più: è tempo di introdurre una vera educazione socio-affettiva nei programmi scolastici.

Il futuro digitale passa dall’educazione: è l’unico modo per non lasciare soli i nostri ragazzi di fronte all’odio in rete.

Fonte: Today.it

Angela De Angelis

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