Shrek: l’orco e l’Horcrux dell’animazione

Con la nascita dell’Oscar come “Migliore film d’animazione” si chiude e si apre un’era del cinema animato: il tutto grazie al film Shrek. Distribuito dalla Dreamworks nel 2001, il film per eccellenza per rispondere al dominio delle fiabe Disney

[ads1] Sembra un paradosso, ed invece è semplicemente una stramba e bizzarra coincidenza. Nel 2002 veniva istituito il primo Oscar alla categoria “Migliore film d’animazione”. A ricevere la prima statuetta nel mondo dei cartoni animati furono Spielberg e Katzenberg che con la loro DreamWorks si stavano imponendo come reale competitor della Disney nel cinema animato. Il bello è che il premio arriva con l’uscita di Shrek (diretto da Andrew Adamson) che, stranamente, è il film dissing ai danni della Disney.

Da cavalieri ad antieroi, da principi a mostri, da cavalli a ciuchi

Le favole Disney ci avevano abituato con un format continuo, stabile ed alla lunga, familiare. Storie semplici, col lieto fine, con personaggi coraggiosi che ottenevano la mano della principessa di turno. Se a qualcuno tutto ciò sapeva di antiquato e ripetitivo, sicuramente con l’avvento della DreamWorks trovava una valida alternativa col desiderio di gustarsi una pellicola ricca, tra intrattenimento e moralità. Fin qui la DreamWorks ci stava riuscendo benissimo, sia a livello della critica giornalistica che dell’incasso del grande schermo. Ma mai come con Shrek, il più grande successo della DreamWorks. Niente più principi dal leggiadro scudiero, ma avidi omuncoli col potere in mano ed un Campari & Martini sempre pronto. Non più l’eroe di turno che si fa amare, che mostra il coraggio, che compie un viaggio secondo i propri ideali, bensì un orco scorbutico e tutt’altro che simpatico che ama più d’ogni altra cosa la propria solitudine. Non più principesse perfette che sognano con gli occhi aperti, ma mutazioni genetiche sia fisiche che caratteriali, avete mai visto una principessa parodiare Matrix, Robin Hood e la figura della donna in una sola scena? Per poi finire con una delle spalle comiche più amate di tutti i tempi: Ciuchino. Un mulo parlante e petulante al posto di un cavallo fedele e maestoso, insomma, l’esatto contrario di Pegaso di Hercules, giusto per citarne uno. Detto così, Shrek sembrerebbe un’accozzaglia di personaggi buffi e contro il mainstream, ma in realtà questo è un film che prende letteralmente per i fondelli le fiabe Disney. E ci riesce benissimo: con risate, una trama coinvolgente, ed una morale sottile.

Perché Shrek è uno dei film d’animazione più importanti di sempre?

Se parlate con esperti del cinema d’animazione, sicuramente non potrà scappare una menzione sull’orcone verde. A prescindere dagli altri capitoli di quella che poi andrà a rappresentare una vera e propria saga, Shrek nel 2001 rappresentò una svolta. Il coraggio della DreamWorks concretizzato in 80′ di film che non fa altro che parodiare la Disney: narrare e far amare personaggi imperfetti, al posto di decantare eroi e principesse perfetti. Un film preso in esame persino da un comitato di avvocati per far sì che i riferimenti più o meno palesi presenti nella pellicola non fossero fonte di denuncia per plagio o diffamazione da parte della Disney. Basti osservare, dopo essersi fatti quattro risate, la scena dello specchio magico. Se in Biancaneve esso rappresentava la conoscenza, la saggezza e la lealtà, in Shrek non fa altro che spacciarsi per televenditore di scapolóne per Lord Farquaad. Così come lui, tanti altri personaggi delle fiabe si ritrovano in Shrek con una o più modifica caratteriale, ma il tutto resta, nonostante le assurdità, bilanciato ai fini narrativi. Basti guardare la loncadina: i tre protagonisti che fuggono dalle fiamme di un perfido drago. Il tutto però con un piccolo ed insolito particolare: sorridono! Una disinvoltura che ci lascia di stucco, come se ogni personaggio fosse realmente consapevole delle parodie e dei riferimenti alla Disney. Non più favole dal “…E vissero felici e contenti!” ma personaggi che si amano per quello che sono: così come Shrek e Fiona. Nulla di più banale ma al tempo stesso nulla di più sorprendente. Soprattutto per spodestare le morali – un po’ troppo sempliciotte – di alcuni classici Disney. Un colpo forte della DreamWorks che lanciò, con coraggio e competenza, uno dei personaggi dell’animazione più famosi ed influenti di sempre.

L’orco è un Horcrux dell’animazione

Un semplice quanto conciso gioco di parole, per dirvi semplicemente che questo film è una pietra miliare all’interno della storia dei film d’animazione. In esso muore la ripetitività Disney e nasce la favola moderna, un esperimento che la stessa Disney durante il proprio Rinascimento stava portando avanti. Un Horcrux, per chi non abbia mai visto Harry Potter, è un oggetto in cui viene custodita parte della propria anima. In Shrek è contenuto il passato dell’animazione, l’animazione classica. Quella favola che portava il lieto fine nelle famiglie, che con Shrek viene brillantemente spoetizzata e ironizzata. Un Horcrux non è un oggetto facile da riconoscere, ma non a caso Shrek rivela a Ciuchino: “Sai, a volte le cose non sono proprio come appaiono!”. Il tutto premiato dal primo Premio Oscar per un film d’animazione. Un premio ambito che diventa presente proprio nel momento in cui Katzenberg ha deciso di spodestare la sua ex-casa d’animazione. Un progetto che ci piace. Ostinata concorrenza ed investimento nelle proprie capacità vanno a braccetto nella produzione di questo film. Un successo per la critica ed un nuovo modo di fare un film d’animazione. La DreamWorks, scopriremo più avanti, anche grazie a Shrek inizierà ad affezionarsi alla tecnica CGI, abbandonando pian piano la tecnica tradizionale. Una scelta che avrà ripercussioni importanti nella storia dei film d’animazione. [ads2]
Redazione ZON

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