A zonzo in ciaspole verso il monte Vivo

monte vivo

Quasi senza meta ma senza fatica, ciaspoliamo allegri sulla neve inaspettata del massiccio. Dalla cresta del Motola alla vetta del Monte Vivo, per poi scivolare fino alla sua cappella

Terra di briganti e di proverbi, di pastori e di migranti, i chiainari ci accolgono nel loro borgo per il caffè prima della partenza. Piaggine, da cui partiamo in direzione Sacco per raggiungere gli scenari del Monte Vivo, si è messa comoda dall’anno mille ai piedi del Cervati, al centro del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, da cui ha rubato leggende di lupi e scenari montani.

Siamo nella terra dei natali del Calore, che dà vita e vanto ai borghi di tutta la sua alta valle. L’arietta è persistente e piccante, come il pecorino piagginese stagionato nelle grotte del suo Cervati.

Riprendiamo con il pulmino alla volta del santuario: dalla Madonna della Neve dei piagginesi alla Madonna dell’Assunta del Monte Vivo.

Saliamo mano a mano di quota lungo le curve sinuose della Piana di Pesco, immersi tra rocce candide e praterie montane. Lo scenario che si presenta sulla nostra sinistra è un paesaggio “vivo” di pecore e mucche che si godono la giornata tra abbeveratoi panoramici e il suono dei loro stessi campanacci.

E dopo la salita tra le praterie, eccoci alla cappella. Un piccolissimo rifugio di pietre che si affaccia su una terrazza erbosa a 1.239 mt di altezza, cinta da folti pini con alle spalle le cime imbiancate.

Iniziamo finalmente la vera salita, quasi senza una meta precisa, ma semplicemente a zonzo alla scoperta degli scenari del Monte Vivo.

Alle nostre spalle, le radure ancora erbose che frastagliano i boschi lasciano il posto ad un paesaggio d’altura più invernale. E anche chi fa i capricci deve calzare le ciaspole.

Camminiamo in mezzo a faggi nudi, “senza radici”, nascoste sotto il bianco della neve di un gennaio gelido ma prodigo di bellezza. E se è vero che “Iennaro freddarulo, re grano è chinu lu lenzulo” aspetteremo il raccolto del grano per fare scorta del buon pane e del viccio cilentano.

Seguiamo le grosse impronte scavate ad arte nella neve. Il lupo continua indisturbato a lasciare tracce di sé sulle montagne del Cilento e a dare vita a racconti e a leggende di montagna.

Incontrare e ammirare un lupo su queste cime non è impossibile, ma nemmeno facile. Ma noi siamo come sempre dei privilegiati. Abbiamo nel gruppo un vero “lupo solitario” che scommette di aver visto i misteriosi lupi da vicino nelle notti in solitudine sotto il cielo stellato del Motola.

E verso il Monte Motola ci dirigiamo arrivati al bivio che ci divide tra la sua cresta e la cima del monte Vivo. L’uomo del monte ha scelto la direzione, ma noi non abbiamo pretese. Ciò che conta è la scoperta di questa giornata.

Siamo oggi alla ricerca di un percorso nuovo e lo facciamo in itinere. Sperimentiamo la natura senza un piano prestabilito, provando a trovare la giusta via attraverso i suggerimenti, visibili e invisibili, offerti dalla natura stessa.

È come andare incontro all’altro senza pregiudizi. Ci permette di osservarlo meglio e di conoscerlo profondamente.

Perdersi – ha rivelato un esploratore di montagna – o deviare rispetto a un percorso sperimentato, è la tecnica utilizzata dalla natura per evolversi”, perché ci si imbatte in qualcosa di nuovo che si rivela interessante.

L’imprevisto ci rinnova. Si esplora davvero solo quando non si conosce.

Novelli esploratori, gli Outdoorini hanno l’inclinazione a perdersi e insieme la capacità di saper leggere la natura, dalla quale impariamo ogni volta ad orientarci lungo il cammino e a gioire della bellezza di ciò che abbiamo vissuto.

Errando allegramente, alla fine giungiamo sulla bianca cima del Monte Motola a 1700 m di altezza, da cui siamo faccia a faccia con il monte Vivo.

Di fronte lo splendido massiccio del Cervati, la cima di Mèrcori dalla forma di un enorme panettone e in lontananza il sacro Gelbison con la sua visibile croce. A cavallo tra il Vallo di Diano e il montuoso Cilento interno con i suoi Alburni bianchi, anche oggi abbiamo conquistato una vista a 360 gradi sul tetto della nostra Campania felix.

Felici anche noi, non riusciamo a tacere nemmeno in vetta. L’adrenalina ci caratterizza e dobbiamo correre a suon di ciaspole sulla dirimpettaia cima del Vivo a 1538 m, come promesso dalla curiosità.

Tra agrifogli giganti e scivoloni tra i tronchi, dopo la vetta ci aspetta la refurtiva al rifugio da cui siamo partiti. Insieme nel piatto, fumanti, godremo del furto dei fagioli da Controne, la carne di maiale da Felitto e il pane biscottato da Ogliastro Cilento.

L’impronta del luogo è innanzitutto a tavola, perché “il banchetto è cultura”.

Poi vino rosso e balli popolari davanti al fuoco come da tradizione, aspettando il sole che esce di scena.

La giornata con Outdoor è scandita dai ritmi della Natura Madre e dalla scoperta ogni volta di prodotti a km 0. “Canta lu addo e tocola la cora, jammo a mangià ca è ‘bbenuta l’ora!”.

Da quassù il mondo degli uomini altro non sembra che follia, grigiore racchiuso dentro sé stesso.

E pensare che lo si reputa “vivo” soltanto perché è caotico e rumoroso

W. Bonatti