Politica

Caso Battisti, Torregiani commenta l’arresto del terrorista

Il figlio del gioielliere Torregiani perse l’uso delle gambe nella sparatoria del ’79. E ha ringraziato Salvini per l’arresto di Cesare Battisti

Alberto Torregiani ha sentito particolarmente suo l’arresto di Cesare Battisti. Un atto di giustizia, lo definirebbe. Il figlio del gioielliere ucciso nella sparatoria del ’79 è andato nella sede della Lega per ringraziare il ministro Matteo Salvini, per la sua tenacia nelle operazioni di polizia.

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Appena diventò ministro, mi chiamò. Era una sua battaglia, ci conosciamo dai tempi di Bruxelles. Mi diceva: vedrai che a tuo padre daremo giustizia… L’ha fatto.” ha detto Torregiani.

Questi assassini comunisti andiamo a beccarli uno per uno. Ce ne sono decine. Il 2019 è il quarantennale dell’uccisione di Torregiani, ma anche d’un carabiniere a Bergamo, l’appuntato Giuseppe Gurrieri. Il prossimo arrestato vorrei tanto che fosse Narciso Manenti. Questo signore deve pagare. Ecco, lui. Il prossimo arrestato, vorrei tanto fosse questo signore.” ha dichiarato Matteo Salvini.

Il figlio del gioielliere ha poi proseguito nel racconto della giornata: “Volevo venire a questo convegno per chiedere a che punto fossimo, la fuga dal Brasile significava qualcosa. Io speravo fosse scappato proprio in Bolivia: tecnicamente, lui lì è solo un fuggiasco e non ha status, è impossibile non venga estradato. Una volta m’han domandato se l’incontrerei. Ma per dirsi cosa? Lui ha avuto tutto il tempo per chiedere perdono, e non l’ha mai fatto. M’aspetto il suo silenzio, però non è il tipo. Scrive libri. Ama le prime pagine. Magari aprisse il vaso di Pandora! E ci dicesse chi lo fece fuggire, chi l’ha protetto. Adesso che si sente abbandonato, potrebbe vendicarsi. E credo che qualcuno stia tremando.

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Mi toccava leggere gli appelli pro Battisti firmati da Saviano, che poi ha ritrattato. Ci ho sofferto. Io mi sono candidato otto volte… Macché, nulla. Dimenticato.” ha poi concluso.

Terrorismo rosso e terrorismo nero

Ben venga la cattura di Cesare Battisti. Ben venga il suo processo e la sua carcerazione a vita, chi ha sbagliato è giusto che paghi. Ma, ancora una volta, il Governo perde la sua possibilità di essere oggettivo e di staccarsi dagli ambienti di destra che lo stanno caratterizzando ripetutamente. La matrice della Lega risulta fondamentale, e la sua affiliazione con gli ambienti di destra è molto più prepotente rispetto a qualsiasi altro partito. La vicenda di Torregiani è arrivata in maniera puntuale e precisa.

Questo è un aspetto fondamentale per capire cosa succederà in futuro. Se davvero ci fosse un’obiettività equa e giusta, si proverebbe a ribaltare anche la sentenza che ha implicato il signor Delfo Zorzi. A molti, questo nome risulterà semi-sconosciuto, perché legato ad un fatto di cronaca che non ha avuto chissà quale risonanza mediatica, all’epoca, ma che invece ha avuto un’importanza cruciale anche a livello politico. Stiamo parlando della strage di Piazza Fontana.

Insieme a lui, assolti in appello furono anche Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, tutti non più processabili. Nulla, però, vieta alla giustizia italiana di operare lo stesso stratagemma già attuato per Cesare Battisti. Nel 1989 Zorzi è diventato cittadino giapponese con il nome di Roi Hagen bloccando così i tentativi di estradizione.

Sappiamo, però, che anche Cesare Battisti ha fatto la stessa identica cosa. Nulla vieterebbe al Governo di contattare le autorità giapponesi e applicare la stessa procedura già adoperata per la cattura del terrorista rosso. E allora, come mai non viene presa in considerazione l’idea di farlo? Semplice: perché il nome non è così altisonante come quello di Battisti.

Salvini opera una strategia di marketing anche in questo caso. Si punta su nomi conosciuti, dall’effetto sicuro, sfruttando anche l’ostracismo dettato nei confronti delle “zecche rosse” da sempre avverse agli italiani.

Così facendo, però, si trascura la vera giustizia. Che è quella che non ha colori, ma è equa e coinvolge tutti, non solo Torregiani.

 

Antonio Jr. Orrico

Studente al terzo anno di Scienze della Comunicazione, con una passione innata per il giornalismo, per la scrittura, per la lettura e per la musica.

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