Giacomo Balla: “Un’onda di luce” in mostra a Roma



Giacomo Balla

Alla Galleria Nazionale di Roma la mostra di uno dei maggiori esponenti del Futurismo italiano: Giacomo Balla

Giacomo Balla è stato uno dei maggiori esponenti delle Avanguardie italiane del XX secolo. Studia all’Accademia di Belle Arti di Torino e si avvicina agli Artisti Divisionisti, per poi trasferirsi a Roma alla fine degli anni  ’80 dell’ 800. Qui il suo studio è frequentato da Umberto Boccioni, Gino Severini e Mario Sironi, che possono essere considerati suoi allievi. Intanto Balla  inizia a interessarsi al Futurismo, compiendo studi sul dinamismo e nel 1910 è tra i firmatari del Manifesto dei pittori futuristi e del Manifesto tecnico della pittura futurista. Venti  anni dopo aderisce al secondo futurismo di Filippo Tommaso Marinetti, anche se, successivamente, durante gli anni Trenta,  volgerà la propria attenzione alla pittura figurativa, ritornando al Realismo naturalistico.

La mostra “Giacomo Balla. Un’onda di luce” è in corso fino al 26 Marzo alla Galleria Nazionale di Roma. È curata da Stefania Frezzotti ed espone per la prima volta opere provenienti da due donazioni: una risale al 1984 da parte delle due figlie Luce e Elica (comprendente opere quali  le due tavolette delle Compenetrazioni iridescenti, 1912)  e la seconda del 1994, quando sempre la figlia Luce indicava la Galleria quale destinataria di un ulteriore gruppo di opere selezionate da  Maurizio Fagiolo dell’Arco (tra queste Ritmi di un violinista, 1912). La mostra offre una rilettura essenziale ma completa del suo percorso artistico, dalla fase pionieristica a quando aderisce al divisionismo, fino all’ultima fase di ritorno al suo personalissimo realismo.

Come titolo della mostra è stato scelto un dipinto del 1973, “Un’onda di luce” , nel quale l’artista gioca con le parole alludendo alla luce, naturale o artificiale, e al nome della sua figlia maggiore. Un artista incessantemente teso verso la sperimentazione, dominata dal tema della luce col suo scomporsi e ricomporsi nello spazio e nel movimento, consacrandola così a essenza della sua arte.

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